È il 17 ottobre dell’anno di grazia 2023. La Nazionale Italiana, già scossa dalle dimissioni di Mancini e dagli ultimi risultati non proprio brillanti, si gioca la qualificazione ad Euro2024 sul campo di Wembley. Gli Azzurri sono decimati. Un po’ per via degli infortuni (Chiesa, Immobile, Zaccagni) e un po’ per via dell’ennesimo scandalo che ha già coinvolto alcuni big del nostro calcio (Tonali, Zaniolo, Fagioli). Con il rischio che tanti altri possano essere coinvolti.
Ma d’altronde il calcio italiano si è assuefatto a scandali che ciclicamente lo travolgono. L’unica nota positiva, se si vuole trovare, è che da questi scandali la Nazionale Italiana ha tratto sempre il meglio. Basti pensare al Mondiale ’82 vinto in Spagna dopo il Totonero. O, senza voler andare troppo lontano nel tempo, si può pensare alla spedizione vittoriosa di Germania 2006 dopo Calciopoli. Anche se, e questo deve essere chiarito, gli scandali appena citati sono strutturalmente diversi rispetto a quello che ha travolto i calciatori della Nazionale nei giorni scorsi.
La verità – amara – è un’altra: ieri si aspettava anche la partita dell’Italia. Il corpo, visto l’attaccamento viscerale con la maglia azzurra, aspettava desideroso la Nazionale. Come fosse in astinenza da zuccheri. Desiderava poter esprimere un giudizio già più sensato verso la nuova selezione di Spalletti, che fino ad allora ora non aveva incontrato nessun avversario temibile. La mente, invece, no. La mente era concentrata sull’ennesima rivelazione di Fabrizio Corona, il quale aveva già detto di voler fare tutti i nomi coinvolti dopo la partita di Wembley. Un clima di attesa, se concesso, paragonabile alle dirette dell’ex premier Conte a reti unificate durante la pandemia. Perché, in fondo, all’italiano il gossip piace molto.
Fabrizio Corona, che sembrava scomparso dai radar, ha trovato un nuovo modo di tornare alla ribalta. Ormai ci siamo abituati ad avere la sua figura intorno, un po’ come la zanzara che ti ronza vicino all’orecchio in una calda sera d’estate. Tutto ciò che all’apparenza sembra limpido, quando c’è di mezzo Corona diventa un acquitrino. Parliamo chiaro: di personaggi come Fabrizio Corona l’Italia non ne ha bisogno, ma i motivi per cui è sempre al centro della scena non dipendono da lui. O, meglio, non dipendono esclusivamente da lui. Focalizzarsi su Corona, in questo marasma, vuol dire però guardare il dito e non la luna.
Corona, ovviamente, non si può ergere a censore morale, ma ha accelerato (forse addirittura scoperchiato) la venuta a galla di un sistema marcio. Un sistema in cui a farne le spese sono dei calciatori, ma pur sempre ragazzi poco più che ventenni. E allora, tra una considerazione qualunquista e l’altra in cui puntiamo il dito subito sui calciatori definendoli come borghesotti annoiati, forse vale la pena fare una riflessione più ampia. A partire dalle pubblicità di siti di betting online che ormai infestano ogni trasmissione sportiva. O, ancora, sui tipster che nascono come i funghi.
Di Fabrizio Corona non ne abbiamo mai avuto bisogno, ma, ancora una volta, ha permesso di focalizzare l’attenzione su un problema che esiste e che non può essere trascurato.