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Una serata fra storie e tecnica nel segno dell’Isotta Fraschini

| 29 Maggio 2026 | CULTURA, LIBRI

Una storia di famiglia: “Il Cavallo e l’Isotta”

Una memoria ritrovata in una cassetta abbandonata, sette anni di ricerche e stesura per ricostruire la storia della propria famiglia.
Questa potrebbe essere l’estrema sintesi dell’ultima opera di Luisa Puttini Hall presentata lo scorso Mercoledì 27 Maggio presso la Fondazione ATM di Milano, nell’ambito della “Serata Isotta Fraschini”

Un racconto intimo che si rifà per l’80% ai documenti rinvenuti dall’autrice dopo la scomparsa della madre, abbandonati in un mobiletto nella cantina della casa di famiglia. In quel mobiletto giaceva questa cassetta di metallo contenente documenti e lettere del nonno, ex dipendente divenuto poi dirigente e direttore commerciale della Isotta Fraschini. Fra le varie lettere rinviene anche la corrispondenza intrattenuta con la moglie durante i viaggi di lavoro, dove sovente racconta degli eventi cui si trovava a prender parte, come il Salone di Parigi del 1906 o la Targa Florio del 1907.

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Il libro tuttavia intraprende il suo racconto dalla generazione precedente, quella dei bisnonni, per terminare alla nascita della madre dell’autrice, narrando le origini della famiglia originaria di San Martino Siccomario, comune della provincia pavese, ma con radici estese anche alla bergamasca che si diramano fino alla Svizzera, a Lugano, dove la sua bisnonna ancora giovincella consegnava il pane del forno di famiglia all’esiliato Mazzini.

Sullo sfondo diversi eventi importanti, che vengono narrati nel libro: da momenti spensierati come la Targa Florio a situazioni più infelici, come l’avvento dell’influenza Spagnola e della Prima Guerra Mondiale. Una grande testimonianza della storia del nostro paese.

Le auto di lusso milanesi: genesi e attualità della Isotta Fraschini

Al termine della presentazione de “Il Cavallo e l’Isotta” ad opera dell’autrice la parola è passata a Gianni Pola, presidente del Gruppo Storico della Fondazione ATM. Nel suo intervento si è ripercorsa la storia della Isotta Fraschini, marchio profondamente legato alla città di Milano e all’Azienda Trasporti Milanesi.

Fondata nel 1900 a Milano da Cesare Isotta in società con i fratelli Fraschini, tramite una raccolta fondi e la vendita di azioni riusciranno ad aprire il primo stabilimento in via Monte Rosa angolo Via Tempesta, oggi sede di uno dei tanti distaccamenti di ATM.
Ricordata per le sue auto di altissimo livello, nel periodo di massimo splendore il marchio era in grado di rivaleggiare con la britannica Rolls Royce per finiture e cura dei dettagli. Perfino Rodolfo Valentino e Gabriele D’Annunzio subirono l’irresistibile fascino delle auto Isotta Fraschini, commissionando entrambi un modello realizzato su proprie specifiche.

Non solo automobili: durante la guerra Isotta Fraschini convertì la sua produzione per contribuire allo sforzo bellico producendo, fra le altre cose, mezzi per il trasporto delle truppe.

Oggi il marchio è di proprietà di Finmecccanica e fece la sua ultima apparizione nel mondo delle corse alla 24h di LeMans del 2024, con due macchine iscritte in classe Hypercar.

ATM e Isotta Fraschini, il sodalizio per la Circolare Esterna

La parola è poi passata a Roberto Costa che ha illustrato nel dettaglio il rapporto intercorso negli anni fra ATM e Isotta Fraschini.

Dalla fabbrica milanese, infatti, uscirono i primi modelli di filobus destinati alla neonata CE, la linea Circolare Esterna, oggi nota come la linea 90/91 e 92. Il prototipo, numerato 501, era riconoscibile per lo snodo collocato esattamente al di sopra dell’asse centrale del mezzo.
Nel biennio 1941/1942 furono realizzate altre 20 vetture, distinguibili dal prototipo per l’asse centrale avanzato rispetto alla 501 e disallineato dallo snodo: queste vetture furono numerate in serie da 502 a 521.

Diversi furono i destini di questi mezzi: nel 1942 la 520 fu data in prestito al comune di Hannover dove rimase allo scoppio della guerra e dove fu poi demolita nel 1954.
Altre sei furono sequestrate assieme al prototipo 501 dai tedeschi nel 1944: cinque di queste furono poi mandate a Pilsen e ricostruite da Skoda, per essere anch’esse dismesse e demolite nel 1954.

Le tredici autovetture rimaste a Milano rientrarono in servizio nel dopoguerra, impegnando la Circolare Esterna, poi le linee CE1 e CE2 ed infine la 90/91 e 92. Accorciate di 30 cm nel 1958 per rientrare nei limiti imposti dal nuovo Codice della Strada, saranno poi definitivamente rimpiazzate dai Vivertoni nel 1965.
Dopo la dismissione la numero 504 fu donata al Museo delle Scienze e della Tecnica di Milano che, non trovandole una collocazione, la lasciò letteralmente a marcire in un cortile.

“Uno Svedese a Milano” di Marco Negri

Infine, in chiusura, Marco Negri ha presentato brevemente la sua opera “Uno Svedese a Milano” dove ripercorre la storia dell’innovativo telaio Volvo B59 per filobus, adottato da ATM dopo la dismissione dei telai di altri produttori nazionali.

TAG: ANLA Lombardia, Fondazione ATM, Fondazione ATM Milano, Gruppo Storico ATM, Il cavallo e l'Isotta, Isotta Fraschini, Luisa Puttini Hall
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