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Il Dossier Taiwan

| 29 Luglio 2022 | ESTERI

Dopo l’Ucraina anche Taiwan?

Per quanto in mezza Europa numerose crisi politiche hanno messo in difficoltà alcune delle principali Cancellerie ed i loro Premier, viene meno, o non più come i primi giorni, il problema della guerra in Ucraina.

Quotidianamente ci si aggiorna sulle condizioni dei belligeranti, un triste report su vittime e avanzamenti, dislocazioni o ritirate di entrambe le truppe coinvolte.

Una cronaca che non lascia spazio a spiragli possibili per una pace condivisa, almeno per una tregua umanitaria.

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Eppure, questi cinque mesi di conflitto, hanno fatto acuire scenari futuribili che si trovano dall’altra parte del mondo.

Essi costituiscono, una sorta di “copia conforme” o, per chi scrive, “di carta carbone” di quello che stiamo vivendo.

Un esempio, e molto sentito è “l’affaire” o il nodo, se si preferisce, riguardante Taiwan e la pretesa della Cina a controllare questa porzione di territorio.

Da secoli rivendicata dalla Madre patria, da decenni fieramente opposta al dominio cinese.

Una storia mai dimenticata

Un crogiolo di razze, presenze, culture, ma soprattutto dominazioni, europee (Olandesi e Portoghesi) e asiatiche (Cinesi).

La vittoria nella Seconda guerra delle potenze alleate, vede Taiwan o “Formosa”, come un tempo veniva chiamata per gli sfarzi e le opulenze di chi vi risiedeva, conquistarsi una sua sia pur vacillante autonomia.

Ceduta dai giapponesi, divenne la base per il Kuomintang, di Chiang Kai – shek.

Un partito filo americano e da esso appoggiato che istituì la Repubblica nazionalista cinese.

Quest’atto in manifesto spregio dell’allora costituito Partito popolare cinese guidato da Mao.

I rapporti diplomatici

Rapporti diplomatici che si sono intensificati durante la guerra fredda e che hanno il consueto motto “due sistemi, uno Stato”, come ad Hong Kong, colonia britannica fino al 1997.

L’ isola stato, se così si può definire, a causa di una spaccatura nella residente popolazione locale, avverte i primi segni di pericolo.

I residenti, infatti, nel corso degli anni, hanno cominciato, almeno parte di essi, ad appoggiare la Cina.

E le sue richieste di formale annessione.

Altri, invece, ancora sentono battere nei loro cuori quello spirito “revanchista” fatto proprio dalle loro famiglie, dal loro convincimento ideologico.

Si badi bene, spirito “revanchista” che pervade entrambe le fazioni.

La rottura

Nel 2004 formalmente il vecchio Kuomintang si impone ancora come partito conservatore, latore dei vecchi valori indipendentistici voluti dal suo fondatore.

Per contro la Cina ha emanato una legge “ad Statum”, antisecessione che proibisce qualsiasi forma di dimostrazione o dissenso.

Un provvedimento che, a distanza di vent’anni, colpisce in maniera significativa le ex colonie.

Se la Cina si troverà ad essere la prima economia globale del mondo tra qualche anno, sarà l’unica potenza simil socialista, simil liberale e simil neutrale nello scacchiere internazionale.

Gli scenari possibili

Non si fa nulla per nulla. E lo sanno anche gli americani.

La visita nella prossima settimana del Segretario di Stato americano a Taiwan, con l’intento di tranquillizzare l’alleato prezioso, ha già infastidito il governo di Pechino.

Il quale per bocca del rappresentante del Ministero degli esteri ha fatto capire espressamente che l’attività diplomatico – militare statunitense verrà “attentamente” vagliata.

Si diceva prima: “non si fa niente per niente”.

Orbene gli Stati Uniti temono un allargamento dell’influenza cinese nelle regioni indo –pacifiche (Vedasi Australia e Nuova Zelanda).

La Cina già presente nel mondo in ogni dove ed appoggiando “silenziosamente” la Russia nel conflitto con l’Ucraina, attende.

E come recita un antico adagio cinese:” Siediti lungo la riva del fiume e aspetta, prima o poi vedrai passare il cadavere del tuo nemico.”

TAG: dossier, Mao, Partito popolare cinese, Repubblica Popolare Cinese, Stati Uniti d'America, Taiwan
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