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A Vallepietra, piccolo comune laziale, dopo sei anni si festeggia una nuova nascita

I numeri del bilancio demografico in Italia sono però impietosi
| 2 Aprile 2021 | ATTUALITÀ

Nell’incessante turbinio di notizie spesso angoscianti, stavolta una nota lieta giunge da Vallepietra, un paese laziale di poche anime, ove nei giorni scorsi si è celebrato l’arrivo di una bimba. Evento eccezionale questo, se si considera che sono passati circa sei anni dall’ultimo fiocco.

Lo spopolamento dei piccoli centri in queste zone è ormai una triste realtà; lo sanno bene gli Amministratori locali che devono combattere quotidianamente per cercare di fornire ai cittadini servizi essenziali lottando contro una logica e una politica nazionale di tipo aziendalista che vede questi piccoli centri non più “convenienti”. A Vallepietra, comune che si affaccia sulla valle del Simbrivio, famoso per il visitatissimo santuario dedicato alla SS. Trinità che sorge ai piedi di una grande rupe rocciosa, al primo gennaio scorso sono stati censiti 358 cittadini.

Non nasconde la sua soddisfazione il sindaco Flavio De Santis: di coppie che resistono alla tentazione di spostarsi nei grandi centri ce ne sono davvero poche, ha commentato il Primo Cittadino, anche se ultimamente stiamo notando un’inversione di tendenza. Se una cosa ci ha insegnato questa pandemia, è la possibilità di lavorare anche da casa, rompendo così il vincolo territoriale con il posto di lavoro.

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Nel frattempo, dopo tanti anni, finalmente si può togliere lo zero dalla casella dei nati, e questo è sicuramente motivo di grande giubilo per la piccola comunità montana che, insieme alla famiglia, festeggia la nascita della piccola Nicole. In effetti, se a Vallepietra hanno sicuramente di che gioire (cosa purtroppo rara in questo complicato periodo), sono impietosi i dati demografici nazionali di quest’ultimo anno.

Nelle anticipazioni fornite dall’Istat si conferma quanto purtroppo si temeva: complice sicuramente la pandemia in corso, nel 2020 si sono registrati circa settecentomila deceduti a fronte di quattrocentomila nascite. Per capire quanto siano impietosi questi dati, basti pensare che, per trovarne di simili in fatto di decessi bisogna tornare indietro di cento anni, mentre mai negli oltre 150 anni dall’unità d’Italia si era scesi così in basso con le nascite.

Quanto il calo demografico possa creare profonde incongruenze, non solo di carattere economico, è fin troppo evidente. Si calcola che nel 2050 gli ultrasessantacinquenni rappresenteranno un terzo della popolazione italiana: una notizia non certo da prendere sottogamba in un Paese, come il nostro, che già riesce a fatica a fornire i servizi necessari e che ad oggi ha la spesa pensionistica più gravosa d’Europa, senza sottovalutare che si troverà con una percentuale di popolazione attiva sempre più esigua.

La speranza è che la fine della pandemia porti con sé anche la voglia delle giovani coppie di tornare a fare figli. Ce lo auguriamo tutti, e chissà allora se questo primo barlume di speranza, foriero di un’auspicabile e necessaria inversione di tendenza, non sia partito proprio da questo piccolo comune laziale.

TAG: Lazio, rinascita, Vallepietra
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