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Joe Biden ha vinto un passo alla volta. Ma quanto costano le elezioni americane?

| 19 Novembre 2020 | ATTUALITÀ

Joe Biden ha vinto e la sua è stata una vittoria conquistata un passo alla volta. Va detto subito che, con il barocco e complicato sistema elettorale americano, alle elezioni del 2016 Trump aveva vinto con quasi 63 milioni di voti e 304 elettori. Oggi, nel novembre 2020, Biden viene eletto presidente con 78,5 milioni di voti e ben 306 grandi elettori, superando nettamente il risultato ottenuto 4 anni fa dal suo antagonista.

Le elezioni del 2020 vantano due primati. A partire dalle prime elezioni presidenziali, che nel 1788 – 89 elessero presidente George Washington, queste del 2020 sono state le più partecipate e le più costose.

Le più partecipate perché quest’ anno alle presidenziali hanno votato oltre 151 milioni di persone, e di questi 78,5 milioni hanno votato per Biden e oltre 73 milioni per Trump. E’ vero che i due candidati hanno avuto una altissima capacità di mobilitazione ed è innegabile che il voto “contro” questa volta ha giocato un ruolo importantissimo, portando alle urne un gran numero di elettori.

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Già alla fine di ottobre Michael McDonald, professore della University of Florida e direttore di United States Election Project, un sito molto importante di statistiche elettorali, riteneva plausibile un’affluenza del 65% degli aventi diritto. In sostanza erano attesi 150 milioni di elettori, e la previsione è stata sia pur di poco superata. Oggi possiamo dire che si tratta del dato più alto dal lontano 1908.

Queste elezioni americane del 2020 ( presidenziali e senato) sono state anche le più costose della storia americana. Per quanto le stime divergano secondo alcuni il loro costo complessivo si aggirerebbe sugli 11 miliardi di dollari. La notizia è apparsa anche su autorevoli quotidiani italiani ma si tratta di una stima al ribasso, perché le proiezioni del Center for responsive politcs arrivano a quasi 14 miliardi (dicasi 14) di dollari, una somma veramente astronomica.

In particolare il costo delle sole elezioni presidenziali avrebbe superato i 6,5 miliardi di dollari, quasi il triplo dei 2,4 spesi nel 2016.

Il costo della corsa alla Casa Bianca è aumentata tantissimo per almeno due ragioni. Innanzitutto alle primarie democratiche hanno partecipato due candidati miliardari, Michael Bloomberg e Tom Stayer, che si sono autofinanziati senza badare a spese.

Poi c’ è anche il fund raising ( la raccolta fondi) di Joe Biden, che con il suo sprint finale ha polverizzato ogni record. Il totale dei fondi per Biden ammonta a 1.122.394,546 dollari, e lui è il primo candidato della storia a superare la soglia del miliardo. Di questa enorme somma almeno 237 milioni provengono dall’ area californiana, la più generosa, seguita da New York con 169,137,180 dollari.

Dal lato di Trump il fund raising è andato abbastanza bene, con un totale di 667.746,34 milioni di dollari. Niente di paragonabile a Biden, siamo nell’ ordine della metà. Qui gli stati più generosi sono stati la Florida ( 85,471,453 dollari) staccata di due milioni dal Nevada con 83,160,556 dollari. Il terzo, con cifre ben inferiori, è stato il Texas.

A questo vanno aggiunti i costi, crescenti e molto alti, delle elezioni per Camera e Senato. Oltre alla presidenziali del 2020, infatti, erano in palio anche 35 seggi senatoriali e per conquistarli si sono svolti alcuni delle battaglie più costose mai avvenute, come quella vinta in North Carolina con circa 100 mila voti di vantaggio dal repubblicano Thom Tillis contro il democratico Cal Cunningham.

E’ stata la campagna più costosa della storia del Senato e il conto si aggira sui 280 milioni di dollari.

Non si tratta di un caso unico perché le campagne senatoriali costate oltre 200 milioni quest’ anno sono altre tre, e i vincitori ( oltre a una perdente) sono tutti ex militari. In Iowa ha vinto la repubblicana conservatrice Ioni Ernst, una ex militare in carica dal 2015, in South Carolina il repubblicano Lindsey Graham, un altro militare nonché avvocato in carica dal 2003, e infine in Arizona l’ex astronauta democratico Mark Kelly ha sconfitto la senatrice repubblicana Martha McSally, colonnello pilota congedata. Va ricordato che in California, Nevada e Florida non si votava per il Senato.

L’analisi – Due stati a testa per i contendenti

ARIZONA

Biden ha vinto in Arizona, che conta 11 grandi elettori , per circa 11 mila voti (40,40% a 40,06%) . Nonostante il modesto margine qui i democratici hanno dato una buona prova per tutta una serie di motivi, innanzitutto perchè l’ ultimo candidato presidente democratico ad espugnare il Grand Canyon State fu Bill Clinton nel 1996.

L’Arizona è anche lo stato di John Mc Cain, eroe della guerra del Vietnam e storico senatore repubblicano che ha sempre osteggiato Trump, considerandolo un imboscato sfuggito alla leva per via di un certificato medico sospetto. Ha colpito la presa di posizione della vedova McCain, che ha sostenuto Joe Biden entrando dopo la vittoria nel suo transition team. Anche Jeff Flake, ex senatore repubblicano, ha sostenuto Biden.

Per chi se ne fosse dimenticato l’ Arizona è la patria di Barry Goldwater, un personaggio particolarissimo già pilota di aerei durante la II GM e poi senatore repubblicano dal 1952. Goldwater fu un conservatore e un deciso anticomunista sostenitore di una politica intransigente contro l’Urss, poi candidato repubblicano alle presidenziali del 1964 quando fu duramente sconfitto da Lyndon Johnson che ottenne quasi il 90 % dei grandi elettori.

Goldwater era un conservatore laico, senatore fino al 1987, che nella fase finale della sua vita politica si spostò su posizioni libertarie ed avverse alla destra religiosa che si stava impadronendo del Grand Old Party. Nell’ ultimo periodo Goldwater si dichiarò anche favorevole all’aborto, ai diritti degli omosessuali ed alla liberalizzazione della marjiuana a fini terapeutici, interessandosi tra l’altro anche di Ufo. Sosteneva l’ esistenza degli alieni e poco prima di morire accusò il governo americano di nascondere dei segreti in proposito, ben custoditi dall’ Air Force ( di cui era stato un alto ufficiale).

CALIFORNIA

La California non è solo lo stato americano più popoloso ma di gran lunga quello più ricco producendo circa il 20 % del PIL totale degli Usa. Tra tutti gli stati la ricca California ha dato il più importante sostegno economico alla campagna di Biden, con oltre 237 milioni di dollari. Risultati senza sorprese, alle presidenziali Biden non vince ma stravince con il 63,7 % e oltre 10 milioni di voti ( contro il 34 di Trump) migliorando anche il risultato di Hillary Clinton che nel 2016 aveva ottenuto il 61.6 % Qui oltre il 28 % dei cittadini parla spagnolo ed i repubblicani non vincono i 55 grandi elettori dello stato dal 1988. Oggi entrambi i senatori californiani sono democratici, una è Dianne Feinstein e l’ altra è Kamala Harris, la vicepresidente.

The Golden State oggi è la settima potenza industriale a livello mondiale, con un PIL vicino a quello italiano, e la prima per produzione agricola in tutto il mondo occidentale. Non è tutto rose e fiori, infatti le differenze sociali sono enormi ed i poveri si aggirano sul 19 – 20 % della popolazione anche perché lo stato accoglie e sovvenziona molti senzatetto provenienti da altri stati. Per combattere la povertà, che affligge anche i lavoratori a basso reddito (i working poors) lo stato ha deciso di alzare il salario minimo da 10 a 15 dollari l’ora.

FLORIDA

The sunshine state non ha deluso Donald Trump che ha vinto con il 51,2 % e 5.668.731 voti. Biden qui si è fermato al 47,9 % ed ha ricevuto 370 mila voti in meno del suo antagonista. La Florida, come abbiamo detto, è stata molto generosa con l’ esponente repubblicano donando alla sua campagna ben 85,471,453 di dollari.

Lo stato è controllato dai repubblicani da decenni, l’ ultimo governatore democratico è stato “Buddy” MacKay Jr., che fu a capo della Florida per sole tre settimane dopo la morte – il 12 dicembre 1998 – del suo predecessore Lawton Chiles ,del quale egli era stato vice.
Lo stato ha una composizione etnica molto variegata e i successi repubblicani si spiegano anche con la presenza di una alta percentuale di ispanici, circa il 25,6% . Tra di loro – il punto è questo – sono molto numerosi i cubani anticomunisti fuggiti dall’ isola ed i loro discendenti, con chiare preferenze politiche.

Va ricordato che Cuba è molto vicina alle coste della Florida, distando solo 90 miglia marine. Oltre agli ispanici c’ è un 16,9% di afroamericani, una delle più grandi comunità degli Usa, e circa un 3% di asiatici. I nativi americani ( gli indiani, un tempo numerosissimi, che hanno abitato l’ attuale Florida per millenni prima della colonizzazione ) sono stati sterminati e sono oggi ridotti a percentuali bassissime, circa lo 0,5 della popolazione.

La Florida è affollata invece da pensionati ricchi, spesso di orientamento conservatore, che dagli stati del nord vanno a trascorrere la loro vecchiaia in questo paese, dove il clima è dolce. Per questo il paese è anche setto lo “Stato dei pensionati”.

NEVADA

Il Nevada ha contribuito alla campagna di Trump con 83,160,556 dollari, secondo solo alla Florida. Qui Joe Biden ha vinto le presidenziali con il 50,1 % ed oltre 700 mila voti, con un bel distacco su Trump che è arrivato solo al 47,7. L’attuale governatore, Steve Sisolak, è democratico come prima di lui Bob Miller ( 1989 – 1999) anche se in mezzo ci sono stati due repubblicani.

Il Nevada è diverso dagli altri per varie ragioni. Per iniziare oggi ha poco più di tre milioni di abitanti, ma agli inizi del 900 ne aveva solo 40 mila ed era uno stato nato da poco nonché il meno popolato dell’ Unione. Il numero degli abitanti crebbe rapidamente grazie a leggi molto liberali per la legalizzazione del gioco d’azzardo, poi diventato una delle attività principali del paese, e con l’introduzione del divorzio veloce (e veloce matrimonio) che attrasse molti coniugi ed ex coniugi i quali intendevano “regolarizzare” il loro status.

Oltre al turismo ed alle attività minerarie in Nevada esiste anche un’altra fiorente industria. Nello stato infatti la prostituzione è legale in ben 12 contee, escluse quelle di Clark (dove sorge Las Vegas), Douglas, Eureka County, Lincoln, Pershing County e Washoe (dove si trova Reno). La prostituzione è illegale anche in Carson City, capitale dello stato.

I gestori delle case di appuntamento sono riuniti in una associazione sostenuta da Bob Coffin, già senatore e deputato democratico nelle assemblee dello Stato, che qualche anno fa ha insistito per tassare di 5 dollari ogni prestazione al fine di legittimare in qualche modo tali attività, perché pecunia non olet.

Una parte dei proventi sarebbero stati destinati alla creazione di un’agenzia di consulenza per le lavoratrici del sesso, ma non se ne è fatto nulla e la proposta è stata respinta dal comitato fiscale nell’aprile 2009. Nel febbraio 2011 il senatore federale Harry Reid, anch’ egli esponente del partito democratico, si era mosso in direzione opposta proponendo di rendere illegali i bordelli, ma l’ idea non ha avuto alcun seguito e tutto continua come prima.

TAG: Donald Trump, Elezioni americane, Joe biden, USA, voto
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