Turismo, l’Italia apre le frontiere. Quale risposta dall’Europa?

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Turismo, l'Italia apre le frontiere. Quale risposta dall'Europa?

Ormai è ufficiale: mercoledì 3 giugno l’Italia riapre le frontiere all’Europa. 

Via libera ai turisti senza obbligo di quarantena e di autocertificazione.

L’incoraggiante trend sanitario delle ultime settimane se da un lato fa ben sperare, dall’altro lascia il posto a serie preoccupazioni economiche.

Si calcola che circa il 30% delle attività commerciali italiane non riaprirà, mentre la restante parte di esse ha ripreso a lavorare seppur nella lucida consapevolezza di non riuscire a sostenere le spese.

Le persone sono ancora abbastanza restie nel lasciare la propria abitazione, si sta infatti verificando l’insorgere della cosiddetta “sindrome della capanna”, e la mancanza di disponibilità economica induce a rivedere la lista delle priorità.

Un altro grande interrogativo si apre sul fronte del turismo.

Settore tra i più colpiti dalla pandemia, rappresenta un’ampia fetta di fatturato per la penisola.

La decisione di riaprire le frontiere si inserisce pertanto nel solco aperto da questi avvenimenti.

L’Italia dice si al turismo, quale risposta da parte dell’Europa?

Il quadro è alquanto variegato:

c’è chi preferisce tenere le frontiere chiuse, chi applica ai turisti delle regole universalmente valide e chi infine studia delle misure ad hoc per l’Italia.

Vediamo in dettaglio alcune singole situazioni.

La Grecia apre a 29 paesi, Italia esclusa.

Queste le prime indiscrezioni, in seguito un parziale dietro front vede le restrizioni permanere solo per le 4 regioni maggiormente colpite dall’epidemia, ovvero: Piemonte, Veneto, Lombardia ed Emilia Romagna.

I turisti che provengono da questi territori non potranno infatti accedere agli aeroporti internazionali di Atene e di Salonicco.

Resta in vigore la regola dell’autocertificazione e della quarantena per coloro che, per motivi esclusivamente lavorativi, debbano obbligatoriamente recarsi in territorio ellenico.

La Croazia pone invece delle condizioni specifiche per gli italiani.

Quest’ultimi potranno recarsi nello stato croato solo per motivi lavorativi o turistici ma sempre previo l’obbligo di prenotazione alberghiera.

Ancora, l’Austria e la Svizzera dal 15 giugno riaprono le frontiere ma non agli italiani.

Condizioni maggiormente generiche e valide per tutti i turisti si riscontrano invece in Spagna e Regno Unito.

Entrambi i paesi segnalano l’obbligo di quarantena per 14 giorni, regola che in Spagna resterà in vigore fino all’1 luglio mentre nel Regno Unito fino all’8 giugno.

Da ultimo la Francia, i cui confini non sono mai stati chiusi, non prevede particolari restrizioni al turismo se non il possesso dell’autocertificazione.

L’immagine derivante da questa veloce panoramica è quella di una mobilitazione asincrona, dove ogni stato fa da sé.

Manca una strategia condivisa.

“Paese che vai protocollo che trovi”, sembra esser questa la risposta dell’Europa.

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