Normalità e Coronavirus, cos’è cambiato?

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Normalità e Coronavirus, cos'è cambiato?

Com’è noto lunedì 4 maggio scatta la tanto discussa fase 2.

Una fase, è stato più volte detto, di convivenza forzata con il virus, all’insegna di lente e graduali riaperture.

Prudenza, accessi contingentati, divieto assoluto di assembramenti, distanza sociale, lavoro agile, sanificazione e costante utilizzo dei presidi di protezione.

Col passare delle settimane il vocabolario dell’epidemia, che abbiamo imparato a conoscere bene, si arricchisce di nuovi termini e regole.

La natura dei provvedimenti presi è stata spiegata dal premier Conte nella serata di domenica 26 aprile.

Una settimana prima dell’effettiva entrata in vigore degli stessi.

L’anticipo, ha spiegato il premier, serve per fare in modo che le aziende ed i cittadini possano familiarizzare con le misure adottate.

Durante il discorso viene sottolineato che non si tratta affatto di “un tana libera tutti” e che qualora la percentuale dei contagi dovesse risalire si sarà pronti a chiudere nuovamente “i rubinetti delle riaperture”.

Seppur corredato da buffe metafore il discorso di Conte va dritto al nodo della questione.

Normalità e Coronavirus, 

Normalità e Coronavirus, un accostamento che fa sorridere, quasi un ossimoro.

Al di là del complesso schema legato alla progressiva riapertura delle attività, ciò su cui vorrei soffermarmi è il significativo cambiamento che ci attende.

Almeno per un periodo, che auspichiamo il più breve possibile, dovremo dire addio alle feste, alle cene con tanti invitati, ai sovraffollamenti dei litorali e dei mezzi di trasporto (quelli non ci mancheranno) ed ovviamente addio anche ai viaggi.

Per quel che riguarda quest’ultimo aspetto pur non essendoci ancora nulla di ufficiale e definitivo, è verosimile ritenere che la possibilità di spostarsi sarà drasticamente ridotta.

Insomma il tanto desiderato ritorno alla normalità si farà attendere.

Dopo circa due mesi di lockdown e quarantena cos’è cambiato?

Abbiamo riscoperto il valore della famiglia, dello stare insieme, della condivisione, dell’organizzazione degli spazi e ci siamo ritrovati faccia a faccia con le nostre umanissime fragilità.

prima e dopo l’epidemia.

Il Coronavirus è diventato anche una linea di demarcazione temporale. 

Descriviamo gli eventi in base a quando si sono verificati, avanti o dopo l’epidemia.

Fino a poco prima del Covid i ritmi frenetici del nostro vivere quotidiano ci impedivano di prenderci davvero cura delle persone a noi vicine.

Il tempo sembrava non essere mai sufficiente e procrastinare era la parola d’ordine.

Si era sotto le stesso tetto ma un po’ come degli sconosciuti.

Ad un certo punto però siamo stati costretti a prenderci una pausa, iniziando a guardare le cose da una prospettiva diversa.

Innanzitutto il tempo trascorso con i nostri familiari è aumentato considerevolmente ed in secondo luogo tutto fuori dalle nostre finestre ci sembrava più bello.

Dopo due mesi di lockdown la maestosità della natura trionfa gloriosa.

Noi eravamo fermi mentre lei non ha mai smesso di vivere e di fiorire.

In terzo luogo un inaspettato dialogo con noi stessi ha dettato i lenti ritmi delle ultime settimane.

Come usciremo da questa quarantena? 

L’impossibilità di tessere rapporti con l’altro ci ha resi maggiormente sospettosi e guardinghi, instillando in noi persino una sorta di paura.

Ne danno prova i supermercati dove le parole lasciano il posto ad occhiate inquiete tra gli scaffali o durante la coda alla cassa, sempre opportunamente distanziati.

In un clima così incerto e sospeso anche il ritorno alla normalità desta preoccupazioni.

Pur nell’impossibilità di fare previsioni è indubbio che ritornare alle abitudini di sempre non sarà né semplice né immediato.

Un sano realismo deve accompagnare la delicatezza di questo momento.

E’ vero che occorrerà del tempo per ritrovare una completa fiducia nell’altro ma questo non deve far perdere di vista l’incommensurabile ricchezza delle relazioni umane.

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