Dall’emergenza alimentare all’occupazione: un complicato mosaico

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Mosaico.

Le prime ripercussioni dell’epidemia di Covid-19 si fanno sentire soprattutto sul fronte dell’occupazione. Per quanto ancora le realtà produttive italiane, attualmente ferme, potranno resistere al lockdown?

A pagare, si fa per dire, il prezzo più alto sono i ceti meno abbienti: fascia di popolazione maggiormente esposta e vulnerabile, al suo interno sono già visibili i primi segni di cedimento psicologico e materiale.

In altre parole la drammaticità della situazione è direttamente proporzionale al reddito: ad esigue possibilità economiche corrispondono dure strette allo stomaco.

Un concreto contributo a riguardo è partito dalla Caritas che, da sempre impegnata nella lotta contro la povertà, nelle ultime settimane ha registrato un forte incremento delle richieste di aiuto; alle quali ha risposto in modo rapido ed efficace.

Degno di nota il prezioso lavoro svolto dal centro “Claudio Massa” di Cuneo dove la fruizione dei pasti è stata sapientemente rivista secondo le attuali disposizioni governative; nel turno serale i volontari, muniti di guanti e mascherine, consegnano agli utenti un sacchetto contenente la cena, il pranzo del giorno successivo ed un foglio dove sono scritte, in ben 5 lingue diverse, le regole igieniche da seguire per evitare il diffondersi del contagio.

Così facendo il tempo di permanenza nei locali è notevolmente ridotto.

La tensione sociale che campeggia dietro l’emergenza è tuttavia innegabile.

A darcene testimonianza la cronaca cittadina: il 27 marzo una Lidl di Palermo è stata presa d’assalto da una ventina di persone che, con i carrelli pieni ed il portafoglio vuoto, speravano di lasciare l’edificio forzando le casse; va da sé la decisione di far sorvegliare i supermercati della città da polizia e carabinieri, onde evitare pericolosi disordini sociali.

Per arginare l’emergenza alimentare ed al contempo alleggerire il fardello dei sindaci, che ultimamente si vedono sommersi da innumerevoli istanze, le ultime misure adottate dal governo prevedono lo stanziamento anticipato di 4 miliardi e 300 milioni di euro al Fondo di solidarietà Comunale. 

Ad essi vanno poi aggiunti altri 400 milioni che, grazie ad un’ordinanza della Protezione civile, permetteranno ai primi cittadini di fornire a persone e famiglie in difficoltà buoni spesa per l’acquisto di alimenti ed altri generi di prima necessità; per velocizzare i tempi è stata inoltre predisposta la distribuzione diretta di questi beni attraverso la rete della solidarietà nazionale.

Quanto descritto è solamente un piccolo tassello di un complicato mosaico.

Infatti ampi interrogativi accomunano disparati attori sociali: dai possessori di un mutuo ai pensionati; proviamo a fare un po’ chiarezza.

Il punto di vista delle imprese

Presente in prima linea la globalità delle imprese e delle attività commerciali italiane, per le quali la chiusura forzata è stata davvero un duro colpo da incassare.

L’impossibilità di pagare le tasse rischia di mettere in ginocchio moltissimi esercizi commerciali che nei casi peggiori si vedranno costretti a lasciare a casa parte del loro personale.

Inoltre non sono poche le neo attività che, forti dell’entusiasmo iniziale, si sono viste sfumare, da un momento all’altro, il sogno di una vita.
Nei casi più virtuosi e fortunati invece alcune di queste piccole e preziose realtà sono riuscite a cambiare veste rafforzando la propria presenza online ed effettuando consegne a domicilio.

Bonus di 600 € per lavoratori autonomi e partite Iva

L’agevolazione economica riguarderà 5 milioni di lavoratori quali artigiani e commercianti autonomi, co.co.co, titolari di partita Iva, lavoratori dello spettacolo e lavoratori stagionali del settore agricolo e turistico; ne sono invece esclusi tutti gli appartenenti agli ordini professionali, circa due milioni, che hanno enti previdenziali diversi dall’Inps.

Per accedere al bonus, fornito una tantum, sarà necessario collegarsi al portale online e compilare l’apposita domanda mediante l’utilizzo di un pin semplificato; il contributo non farà reddito, non è cumulabile ed al momento può essere richiesto solo per il mese di marzo.

Le domande potranno invece essere inoltrate a partire dal primo di aprile.

Questione casa

Un po’ di respiro arriva anche per tutte quelle famiglie con alle spalle un mutuo da pagare.

In ottemperanza con quanto previsto dal decreto Cura Italia ed in presenza di specifici criteri, è possibile richiedere il congelamento delle rate; possono usufruire della sospensione, per un massimo di 18 mesi, tutti gli intestatari di un contratto di mutuo che a causa dell’epidemia hanno subito la riduzione dell’orario o la sospensione del lavoro per almeno 30 giorni.

Destinata in primis ai lavoratori dipendenti e parasubordinati, con quest’ultimo decreto la suddetta sospensione viene invece estesa anche ai lavoratori autonomi ed ai liberi professionisti.

Uno sguardo sulle pensioni

“Abbiamo i soldi per pagare le pensioni fino al momento in cui è stato sospeso il pagamento dei contributi. Fino a maggio non c’è un problema di liquidità.”

Questo quanto affermato dal presidente dell’Inps Pasquale Tridico che di fronte alle numerose perplessità generate dalle sue parole ha subito corretto il tiro precisando che “l’Inps ha tutta la liquidità necessaria per rispondere alle misure del decreto Cura Italia e che, in ogni caso, il pagamento delle pensioni non verrà in alcun modo compromesso.”

Nuova anche la modalità di riscossione delle somme le quali, per il mese di aprile, saranno anticipate di qualche giorno e gradualmente ritirate seguendo l’ordine del proprio cognome; evitando così incaute e lunghe attese all’interno degli uffici postali.

E’ evidente che la questione dell’occupazione è tanto ampia quanto complessa.

Al momento non è infatti possibile fornire risposte rapide ed univoche all’eterogeneità della platea in attesa di sapere quando e se potrà finalmente riaprire la propria attività.

La rapidità di questi tremendi interrogativi si scontra di fatto con la lentezza strutturale del processo risolutivo: infatti i risultati degli sforzi che gli italiani stanno compiendo in queste settimane si vedranno solamente sul lungo periodo.

Non resta altro che attendere, auspicandosi davvero che nessuna realtà produttiva venga lasciata morire.