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Le abitudini da salvare ai tempi del coronavirus

| 14 Marzo 2020 | ATTUALITÀ, IL FORMAT

Si svegliava ogni mattina alle 5 in punto e andava a letto alle 22, senza eccezioni. E gli abitanti di Königsberg regolavano gli orologi al passaggio del professor Immanuel Kant, all’andata o al ritorno della passeggiata quotidiana.

In tempi di “arresti domiciliari” collettivi causa coronavirus, cosa ha da insegnarci  il grande filosofo tedesco? Una cosa sopra tutte: l’importanza della regolarità dello stile di vita e delle abitudini in un momento altamente “irregolare” e anomalo.

Rispettare scrupolosamente delle abitudini deve aver fatto un gran bene a Kant, che ha campato ben 80 anni (1724-1804) in un periodo storico in cui si era fortunati se si arrivava a 40 anni.

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La permanenza forzata nelle nostre case ci sorprende, ci confonde e ci abbatte. Fa venire il dubbio che tutto quello che facevamo prima sia diventato inutile. Che non serva a niente svegliarci, “tanto, non abbiamo niente da fare..”  Errore!

Questa situazione nuova ci insegnerà abitudini nuove, e forse a declinare diversamente quelle vecchie.  Ma attenzione a buttare alle ortiche le “sane, vecchie abitudini” che aiutano a sopportare la nuova quotidianità, e a dare un senso alle nostre giornate di immobilismo forzato. 

Ecco un piccolo decalogo di cinque buone abitudini da salvare nell’arco delle interminabili 24 ore che trascorriamo dentro casa.

1. La sveglia. Non va assolutamente deprogrammata. Troverai la chiave del successo obbedendo alla sveglia, diceva  Benjamin Franklin. Svegliatevi forse un’ora più tardi, ma imponetevi un tempo certo per uscire dal letto e andare a fare colazione.

2. Il caffè. Ogni mattina, per tutta la vita, Ludwig van Beethoven si preparava con precisione maniacale una tazza di caffè usando esattamente 60 chicchi. Per Beethoven 60 era sinonimo di quantità perfetta e si rifiutava di bere tazze che non fossero preparate secondo questo preciso standard. Non rinunciate neanche voi al vostro caffè preferito, nè al potere rassicurante del suo aroma diffuso in cucina. È il “vostro” caffè!

3. La doccia. Ci dicono di lavarci le mani in continuazione, e noi obbedienti lo facciamo. Giusto, anzi giustissimo. Ma non dimentichiamo di lavare anche il resto! C’è chi la doccia la fa la sera prima di andare a dormire, chi la fa la mattina. In ogni caso, fatela. Anche se vi muovete poco, o se non ne sentite il bisogno. Prendersi cura della propria igiene è un gesto d’amore verso se stessi, oltre che una buona abitudine. L’acqua tiepida conforterà le nostre membra intorpidite per l’assenza di movimento più che per la stanchezza, e ci farà sentire meglio.

4. Gli abiti. Sono assolutamente banditi il pigiama o il vestaglione tutto il giorno! Tollerato il jogging domestico, purché pulito oltre che comodo. Ma non lasciamoci andare all’inedia estetica: manteniamo un minimo sindacale di decoro personale. Il buon gusto nel vestire è qualcosa di innato, come la sensibilità del palato, diceva Coco Chanel. Ma un buon gusto semplice è alla portata di tutti. E se un certo modo di vestirsi è una preoccupazione sciocca, è molto sciocco per un essere umano non essere ben vestito. E per questo, bastano un paio di jeans e una maglietta. La vita va avanti, anche reclusi. E torneremo a vivere fuori dalle nostre case!

5. Gli altri. Sono i coinquilini di casa vostra, che imparerete a conoscere come mai prima di oggi! Marito, moglie, figli, perfino il cane o il gatto…. Se i primi giorni di convivenza h24 li guardavate con sospetto, temendo un’invasione dei vostri spazi vitali, o provavate un senso di panico da controllo  (il loro su di voi e il vostro su di loro), fatevene una ragione: è proprio così.  Vi invadono, li invadete.  Vi controllano, li controllate. È possibile che la contiguità forzata o il controllo coatto vi vadano a volte un po’ stretti. Allora spiegate le vostre ali e volate, rispolverando quella che è probabilmente stata una bella abitudine dell’adolescenza: sognare. Spaziare con la fantasia per universi e mondi che voi umani… una sana, cara, vecchia buona abitudine che potrebbe restituirvi anche una buona dose di creatività.

Una nuova abitudine: scrivete!

Se Emilio Salgari ha scritto Sandokan e il Corsaro Nero senza muoversi da casa, voi potrete sicuramente almeno chiudere gli occhi e sognare di essere sdraiati in riva al mare. Se vi concentrate bene, vi sarà possibile sentire il suono delle onde, o il verso di un gabbiano in distanza.  E se volete osare qualcosa in più, che potrebbe diventare la migliore nuova abitudine della vostra vita… scrivete! Scrivere è una grande terapia: guarisce i blocchi, le paure, ci aiuta ad essere consapevoli di noi stessi e di quello che viviamo e sentiamo. Scrivere è una medicina narrativa. Scrivendo riacquistiamo leggerezza e lasciamo defluire  il nostro “troppo pieno” emotivo senza litigare con nessuno .

E quando l’emozione è troppo forte e non si riesce a “narrarsi”… crate un personaggio che interpreti la nostra parte. Un alter ego letterario al quale affiderete la vostra voce più autentica. Chissà che da questa difficile e traumatica esperienza non nasca una generazione di autori. Forse si chiamerà  il filone letterario “pandemico”.

TAG: #abitudini, coronavirus
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