Il rientro degli studenti fuori sede in periodo natalizio. Pensieri e contrasti in un’età di crescita

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Sono tanti i momenti in cui gli studenti fuori sede ripensano al proprio luogo d’origine, alla propria città o al paese che li ha cresciuti fino al termine delle Scuole Superiori. E, in questi pensieri, sono tanti i ricordi passati che riaffiorano alla mente, spesso in modo contrastante o confusionale. La famiglia e gli amici di una vita, i paesaggi e i panorami, le avventure, le notti d’estate, le mentalità e i continui confronti con la nuova città universitaria, uniti alla consapevolezza del tempo che passa, si fondono tutti in un unico flusso di riflessioni che può generare solitudine come nostalgia ed amarezza come felicità.

Il momento del rientro a casa, pertanto, è sempre vissuto come qualcosa di speciale ed intenso, perché appunto racchiude al proprio interno tutta questa miscela di ricordi e di emozioni che fanno inevitabilmente parte della persona che ogni giovane avverte in sé. E chi meglio di un giovane studente fuori sede sente il cambiamento scorrere nelle vene, soprattutto nell’affrontare una nuova fase della vita come l’esperienza universitaria?

Le vacanze di Natale, che sono il periodo dell’anno dove più si è vicini alla famiglia, e lo si è in un modo quasi magico ed incantato, dove le luci e le decorazioni nelle strade si accendono a simboleggiare accoglienza e spirito fraterno, rappresentano in questo senso un avvenimento del tutto particolare e denso di significato. Sono infatti, per lo studente, una rara occasione di permanenza nella propria terra per un periodo relativamente lungo, di circa dieci giorni o due settimane, e, per molti, soprattutto se la propria casa è distante dalla città universitaria, il primo rientro in assoluto dall’inizio del nuovo percorso.

Le vacanze di Natale sono poi il periodo dell’anno in cui rivivere insieme e in una volta sola tutti gli amici ed i parenti, le risate e gli affetti, le cene in famiglia e le passeggiate per il centro e, quasi per caso, può addirittura sembrare che tutto questo stia tornando con te che ritorni a casa oppure che ti stia aspettando a braccia aperte per la gioia dell’avvenimento della Festa, per la meraviglia dello stare insieme e di stare insieme un’altra volta ancora.

E se è vero che le prime vacanze di Natale da fuori sede hanno un sapore unico, forte ed ovviamente nuovo perché ancora non vissuto, è vero anche che a certe cose non ci si abituerà mai, e che ogni rientro, da studente e poi da lavoratore, da ragazzo e poi da adulto, sarà sempre qualcosa di emozionante e di irripetibile.

Nella fase universitaria, meglio che in ogni altra fase della vita, si vivono quindi la crescita ed il cambiamento, nella propria persona, nella famiglia, nelle amicizie e nei luoghi, che sono costantemente a confronto e sottoposti a paragoni di ogni tipo. E durante il Natale si può comprendere con molta chiarezza se il proprio destino è quello di rimanere o quello di andarsene per intraprendere nuovi sentieri.
Sono queste alcune delle riflessioni cui vanno incontro i fuori sede, che, situati in un limbo ancora ignoto tra passato e futuro, tra casa naturale e “seconda casa” ancora non sanno cosa aspettarsi dalla vita.

È bello vedere i ragazzi che restano e i ragazzi che se ne vanno, i ragazzi che salutano tutti ma che poi ritornano. È bello vedere i propri amici raccolti di nuovo in uno stesso luogo, come succedeva quando si era bambini. Ed è bello vedere i fuori sede che partono da una stazione per approdare in un’altra, tra mille pensieri e mille emozioni.

La Stazione Centrale di Milano la sa certamente lunga sull’argomento, e nella sua maestosa eleganza che però lascia sempre intendere ai suoi passanti qualcosa di vagamente familiare, sembra dire che le vacanze di Natale come tutte le partenze ed i ritorni durante l’anno altro non sono che viaggi alla scoperta di sé, inviti a non aver paura di crescere e di diventare adulti ed esortazioni ad affrontare ogni luogo che si possa definire “casa” e tutto ciò che di più inatteso può arrivare.