Cedimento o fatalità?

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A poche ore dalla tragedia, il bilancio del crollo del ponte Morandi sull’A10 a Genova non è ancora definitivo e già scorrono fiumi d’inchiostro sulle possibili cause. Cedimento strutturale o fatalità?

Costruito tra il 1963 e il 1967 dalla Società Italiana per Condotte d’Acqua su progetto dell’Ing. Riccardo Morandi, fin dai primi decenni di vita il “ponte di Brooklyn di Genova” è stato oggetto di manutenzioni profonde per la fessurazione e il degrado del calcestruzzo. Questo accrediterebbe l’ipotesi del cedimento strutturale.

Ma secondo varie testimonianze, intorno alle 11:30 di martedì 14 agosto un fulmine avrebbe colpito la base di un pilastro. Subito dopo, il cemento armato precompresso del ponte ha iniziato a sgretolarsi, e dal gigante alto 45 metri e lungo 1182 metri, da un’altezza di novanta metri, è crollato un tratto di circa 200 metri.

Ma un fulmine può far crollare un ponte?

Vediamo i precedenti. Il Golden Gate di San Francisco, che sta in piedi dal 1937, quindi da trent’anni prima del ponte Morandi, è stato colpito da fulmini a più riprese: di recente, il 13 settembre 2017 e il 9 novembre 2015. E nella notte del 12 aprile 2012, quando la Bay Area di San Francisco fu interessata da un eccezionale fenomeno di 750 fulmini tra le ore 20 e mezzanotte, addirittura otto fulmini colpirono il Golden Gate nello stesso istante. Phil McGrew divenne famoso per l’incredibile foto che documenta il fatto.

Il George Washington Bridge di New York è operativo dal 1931 ed è rimasto indenne da vari fulmini (l’ultimo documentato, il 22 agosto 2011).

E come non menzionare l’ultracentenario ponte di Brooklyn, ultimato nel 1883 e colpito più volte da fulmini nel corso dei violenti temporali sopra Manhattan (il più recente, il 15 maggio di quest’anno).

Che sia stato un fulmine a causare il crollo del ponte Morandi ad abbattere è una teoria poco credibile. Che la causa sia da ricercare nella colpevole negligenza nella gestione di problemi strutturali più volte segnalati nel tempo è invece altamente probabile.

Nell’ottobre del 2015, il Senatore Maurizio Rossi (Liguria Civica) in un’interrogazione al Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Graziano Delrio (Governo Renzi) sull’isolamento ferroviario e aereo della Regione Liguria faceva riferimento “al grave problema del ponte Morandi che attraversa la
città e del quale non si conosce la sicurezza nel tempo”.

Nell’aprile 2016, il Rossi rilanciava il tema, ponendolo al centro di un’altra interrogazione (a risposta scritta), sempre a Delrio: “Il ponte è stato oggetto di un preoccupante cedimento dei giunti che hanno reso necessaria un’opera straordinaria di manutenzione senza la quale è concreto il rischio di una sua chiusura”, si legge in un’interrogazione parlamentare al ministro Delrio del 2016 (governo Renzi; se non si predispone immediatamente una nuova strategia stradale di più ampio respiro del capoluogo ligure, i mancati lavori di realizzazione della Gronda, sommati alla possibile futura chiusura totale o parziale del Ponte Morandi, determinerebbero inevitabilmente il collasso dell’intero sistema viario genovese”.

Fatalità annunciata, dunque. Che si poteva prevedere ed evitare dando adeguate risposte a problemi segnalati da tempo.

E mentre l’unico tema che sembra continuare ad interessare i giornaloni italiani è quello dell’obbligo vaccinale, in Italia si muore perché crollano i ponti. Non per morbillo: per mancata manutenzione. Un virus decisamente più temibile.