Trump dà uno schiaffo alla pace mondiale… di nuovo

Il presidente Trump cancella lo storico incontro con il dittatore nord-coreano Kim Jong-Un previsto per il prossimo 12 giugno a Singapore.

409

Il prossimo 12 giugno a Singapore si sarebbe dovuto tenere l’incontro tra il presidente americano Donald Trump e il dittatore nord-coreano Kim Jong-Un. Il meeting, già anticipato da indiscrezioni, venne ufficializzato con un lettera inviata da Kim a Trump il quale accettò immediatamente.

L’incontro era stato largamente preannunciato e già definito storico in quanto sarebbe stata la prima volta, in 70 anni esatti di rivalità, che i leader di Stati Uniti e Corea del Nord si sarebbero incontrati. Un’occasione più unica che rara per portare una volta per tutte stabilità e pace nell’Asia nord-orientale, o almeno provarci. Incontrare Kim stabilendo un dialogo faccia a faccia sarebbe stato un successo per Trump che l’avrebbe potuto innalzare, inaspettatamente, tra i leader politici che hanno fatto la storia (nel bene). Certo, raggiungere un’intesa stabile e duratura sarebbe stato un altro paio di maniche, ma spingersi lungo la strada della riconciliazione come nessuno aveva mai fatto prima d’ora sarebbe stato un grande e lodevole sforzo.

E invece, quando manca meno di un mese all’appuntamento, Trump ha tirato il pacco, per dirla con lo slang. Il presidente americano ha avuto la decenza di mandare una lettera formale al leader nord-coreano, risparmiandosi almeno in questo caso i suoi soliti tweet. Nella lettera si legge che Washington avrebbe deciso di annullare il vertice a causa “dell’eccezionale rabbia e dell’aperta ostilità” mostrata dai funzionari nord-coreani nella loro “più recente dichiarazione”. Trump si riferisce alle parole della vice ministro degli esteri nord-coreana Choe Son-Hui la quale qualche giorno fa aveva definito il vice presidente Mike Pence uno stupido per aver minacciato la Corea del Nord di fare la stessa fine di Gheddafi se i negoziati non avessero prodotto un risultato soddisfacente. Nel 2003 il dittatore libico rinunciò volontariamente al suo programma nucleare e sappiamo tutti che fine ha fatto otto anni dopo. Il presidente americano si rammarica affermando che “il mondo ha perso ha perso una grande opportunità per la pace duratura”.

Ma soprattutto è lui stesso ad aver perso una grandissima occasione per mostrarsi in una luce positiva, per la prima volta da quando è stato eletto, davanti alla sua folta schiera di detrattori. Con questo eccezionale incontro Trump sarebbe potuto entrare nella storia e avrebbe potuto mostrare, finalmente, che non è solo un bullo drogato del suo ego, ma anche un politico dotato di capacità di dialogo e negoziazione capace di affrontare una questione così spinosa che nessuno prima di lui aveva deciso di risolvere con così tanta decisione.

E invece no, Trump ha preso per i fondelli tutto il mondo e continua imperterrito a seguire il suo mantra. America First: bisogna riconoscere Gerusalemme capitale dello stato ebraico perché questo è quello che chiedono gli evangelici e perché bisogna rimanere fedeli alleati del governo israeliano a prescindere, in quanto esso governa i luoghi sacri del cristianesimo. Chi se ne importa se quello stesso governo uccide 60 persone tra cui bambini e neonati. L’unica cosa che importa è perseguire gli interessi nazionali americani e soddisfare la propria base elettorale, senza preoccuparsi delle conseguenze ovviamente. America First: dobbiamo ritirarci dall’accordo sul nucleare iraniano perché è sbagliato e non fa i nostri interessi ed è irrilevante il fatto che ciò comporti mandare all’aria anni di diplomazia che erano finalmente riusciti a normalizzare le relazioni tra Iran e Occidente. America First: annulliamo lo storico incontro con il dittatore nord-coreano perché se abbiamo dubbi che l’interesse americano non venga salvaguardato (ovvero la denuclearizzazione unilaterale di Pyongyang) è inutile anche solo provarci, quindi non perdiamo tempo.

Trump ha sprecato un’occasione d’oro che avrebbe potuto finalmente portare la pace e la stabilità nel nell’Asia nord-orientale. I motivi di questo dietrofront non sono quelli scritti nella lettera ma riguardano la paura dell’amministrazione americana di insinuarsi in un dialogo inedito che si sarebbe potuto concludere con un nulla di fatto.  A niente sono valse le dichiarazioni di Pyongyang riguardo lo stop dei lanci missilistici, né lo smantellamento di alcuni siti per i test nucleari. L’egoismo di America First ha prevalso. Il presidente americano getta le basi per un ritorno all’escalation dello scorso anno assumendosene tutta la responsabilità, così come ha già fatto in Palestina.