“Ogni individuo ha diritto alla libertà di opinione e di espressione incluso il diritto di non essere molestato per la propria opinione e quello di cercare, ricevere e diffondere informazioni e idee attraverso ogni mezzo e senza riguardo a frontiere.”- così recita l’articolo 19 della Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo emanata dall’ONU nel 1948.
“Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione. La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure.”
Questi i primi due commi dell’ articolo 21 della Costituzione Italiana.
Il 3 maggio di ogni anno, da 25 anni si celebra la Giornata Mondiale della Libertà di Stampa, una ricorrenza voluta dall’ONU. In molti paesi ancora oggi, la stampa e’ controllata, censurata e molto giornalisti come editori, vengono attaccati, detenuti ed uccisi. Il nostro paese si piazza al 46esimo posto nella classifica sulla libertà di stampa stilata da Reporters senza Frontiere. Un leggero miglioramento visto che il piazzamento lo scorso anno, era collocato al 52esimo posto.
Tanti, troppi i giornalisti uccisi nel nostro paese solo perché hanno ricercato la verita, con coraggio onestà ed impegno senza piegarsi al potere mafioso come al malaffare. Esempi di uomini e donne uccisi perché non si sono piegati, non si sono asserviti a nessuno
L’Italia ricorda i suoi angeli dell’informazione. Beppe Alfano, Carlo Casalegno, Mauro De Mauro, Cosimo Cristina ,Giuseppe Fava, Mario Francese, Peppino Impastato, Mauro Rostagno, Mauro Siano, Giovanni Spampinato, Walter Tobagi,
Amerigo Grilz, Guido Puletti, Ilaria Alpi, Miran Hrovatin, Marcello Palmisano, Marco Lucchetta, Vittorio Arrigoni Alessandro Ota, Dario D’Angelo, Raffaele Ciriello, Simone Camilli, Maria Grazia Cutuli, Enzo Baldoni, Antonio Russo, Italo Toni e Graziella De Palo.
Nel 2017 i giornalisti che hanno perso la vita, nel mondo, sono stati 65. Nei primo 4 mesi del 2018 di registrano 29 vittime di cui 2e giornalisti, 4 citizen jurnalist e 2 collaboratori. Tra di essi Daphne Caruana Galiza e Ján Kuciak. Giornalisti minacciati e che pagano con la vita il lavoro sul campo, in Paesi in guerra, o dove il terrorismo è più attivo come accaduto in Afghanistan pochi giorni fa, oppure dove la criminalità organizzata, il narcotraffico, la mafia spadroneggiano sul territorio. Giornalisti di frontiera, in prima linea che consci del pericolo, non si sottraggono al loro dovere morale di informare.
Ma la stampa è realmente libera?
L’informazione è sempre comunque controllata dal potere politico e da editori che spesso dettano la linea da seguire, a loro volta servi di una certa politica. A farne le spese sono quei giornalisti realmente liberi non condizionati dal potere politico, menti libere che trovano poco spazio per esprimersi, spesso emarginati e cacciati se non scrivono ciò che l’editore ordina. Di giornalisti minacciati perché combattono con la penna, la criminalità organizzata ce ne sono nel nostro paese ed a loro va in nostro grazie: Roberto Saviano, Paolo Borrometi, Lirio Abate, Sandro Ruotolo, Giovanni Tizian, Ester Castano.
“La mafia, La criminalità e la corruzione non si combattono solo con i carabinieri. Le persone per scegliere devono sapere, devono conoscere i fatti. Quello che un giornalista “giornalista” dovrebbe fare è questo: informare”.
Così diceva Giancarlo Siani, così dovrebbero fare tutti i giornalisti, senza timore a testa alta sempre!