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Ma che welfare state dicendo?

| 22 Marzo 2018 | ATTUALITÀ

di Alessio Pastore

Ultimamente nel dibattito politico è tornato fortemente in voga il tema welfare ed in particolar modo ha avuto molta presa, tra gli elettori, la proposta del M5S di introdurre in Italia il “reddito di cittadinanza”.

Premettendo che non si tratta realmente di un reddito di cittadinanza (reddito dato a tutti i cittadini senza nessun’altra condizione) ma di un reddito minimo garantito, leggendo la proposta dei pentastellati, ci imbattiamo in una misura scritta male e molto confusa che, se realmente attuata, porterà oltre ad una spesa strutturale onerosa per le casse pubbliche, anche una proliferazione di assistenzialismo e lavoro nero.
Si produrrà assistenzialismo perché la critica situazione del mercato del lavoro italiano, in particolar modo nel sud Italia, non offre molte opportunità e c’è il rischio che molti restino ingabbiati in un circolo vizioso, pericoloso sia per l’economia reale che per i singoli individui beneficiari del sussidio, da cui sarà difficile uscirne.

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Aumenterà il lavoro nero perché molti tra coloro che risulteranno beneficiari del sussidio, proprio per non perdere quest’ultimo, continueranno ad accettare lavori saltuari, non denunciati, con l’immediata conseguenza di una diminuzione della contribuzione ed un aumento dell’evasione fiscale e dello sfruttamento dei lavoratori da parte di molte microimprese poco virtuose.
Detto questo, il reddito minimo garantito è una misura già esistente in Italia, il REI (reddito di inclusione), che se ampliata e potenziata, potrebbe realmente rispondere alle necessità di tutti coloro che si trovano in situazioni di povertà sia assoluta che relativa.

È necessario dare risposte alle sofferenze dei cittadini e per far questo è importante far ripartire l’economia, creare posti di lavoro (non sotto- occupazione), e fare una riforma strutturale del welfare che ripensi lo stato sociale partendo dai vari sussidi sino ad arrivare al problema tanto discusso delle pensioni.
L’Italia ha bisogno di soluzioni strutturali di lungo periodo e non di misure confuse che potrebbero generare fallimenti del mercato.
E quindi che welfare state dicendo?

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