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Marielle e Jan: il prezzo della Verità

| 19 Marzo 2018 | ATTUALITÀ

Dopo la notizia che aveva scioccato l’intera Europa riguardante l’omicidio del giornalista investigativo Jan Kuciak e della sua fidanzata, il mondo dell’attivismo vede perdere un’altra figura di spicco. Parliamo di Marielle Franco, politica, sociologa, femminista e attivista per i Diritti Umani brasiliana, assassinata quattro giorni fa a Rio de Janeiro.

Nell’analisi di questi due fatti, può essere interessante provare a riconoscerne similitudini e differenze. La principale analogia che salta all’occhio è chiaramente il fatto che i due stessero lavorando da tempo a progetti che minavano in qualche modo la sicurezza e l’esistenza stessa del governo vigente. In questo caso è interessante notare come il tipo di entità governativa vari nelle due circostanze: da una parte abbiamo il governo slovacco, rappresentato dal partito Social-Democratico (SMER-SD) e dal Primo Ministro Robert Fico. Dall’altra invece abbiamo una situazione più complessa: sebbene ci siano forti sospetti sul coinvolgimento dei cosiddetti “piani alti” governativi nell’omicidio, le forze in gioco a Rio de Janeiro e in Brasile in generale sono di numero maggiore e operano maggiormente in superficie, rispetto a quanto accade in Europa. Se in Brasile la violenza (specialmente quella operata da gruppi di criminalità organizzata) è infatti all’ordine del giorno, in Europa essa rimane generalmente più velata e opera in modo più sottile. In America Latina, si può quindi parlare di “governo della forza”, che segue schemi diversi rispetto ad un ideale prototipo europeo e ha un altro tipo di influenza sulla popolazione. Gli abitanti delle favelas sono abituati a riconoscere i gruppi armati e le gang nella zona come entità para-governative, e vedono il governo nazionale come entità lontana e incapace di imporre il controllo sul territorio. Nella fattispecie, la contromisura messa in pratica da Brasilia per contrastare questo fenomeno consiste nel dispiego delle forze dell’esercito quasi su scala nazionale. Marielle Franco aveva aspramente criticato questo provvedimento, attaccando anche le forze della polizia, ree di compiere nel silenzio crimini impuniti ai danni delle popolazioni delle favelas.

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Una delle tante battaglie che l’attivista stava portando avanti riguardava proprio l’omicidio di due persone a Nord di Rio, nell’area di Acari. Proprio in uno di quegli “slums” che le stavano particolarmente a cuore; basti pensare che nonostante fosse stata nominata Consigliere Comunale di Rio, viveva ancora nella “sua” Marè, uno dei complessi di favelas più grandi nella metropoli.
Marielle era lesbica, e anche grazie alla sua lotta a favore del femminismo e del rispetto dei diritti delle donne nel paese, alle ultime elezioni era riuscita a raggiungere un ampio consenso, raccogliendo ben 46.500 voti. Per questi motivi, era considerata un “astro nascente” della politica, ed era diventata un punto di riferimento nazionale. All’indomani del suo omicidio – che ha coinvolto anche il suo autista – abbiamo assistito a forti proteste sparse in più di una dozzina di città in tutto il Brasile; una risonanza non di poco conto, considerando anche il clima di omertà e silenzio che caratterizza il paese in questo tipo di situazioni.

Ciò che è innegabile, è che molto spesso il rapporto povertà – violenza è direttamente proporzionale: non è quindi un caso se sia in Brasile che in Slovacchia una violenza così evidente corrisponda una forte influenza politica e sociale della criminalità organizzata. Sia essa rappresentata dalla ‘ndrangheta o dalle gang di Rio.

A riprova di quanto affermato in precedenza, e contrariamente a quanto accade in America Latina, l’assenza di “abitudine” in gran parte del continente europeo nel vedere situazioni di violenza così esplicita, concretizzatasi nell’omicidio di Kuciak, ha suscitato enorme indignazione. Esso ha innescato un’ondata di proteste non solo in Slovacchia, ma anche nei paesi vicini, dimostrando come in situazioni così delicate, la solidarietà tra i paesi membri (e non) dell’UE sia ancora degna di nota. Le forze di opposizione al partito che era al governo hanno cavalcato l’onda del contraccolpo per fare – con successo – pressione su Fico, che, trovatosi con le spalle al muro alla luce dell’inchiesta portata avanti da Kuciak, ha dovuto rassegnare le proprie dimissioni. Pensare che l’omicidio di un giornalista possa avere questo effetto anche in America Latina è a mio avviso fantapolitica.

Quest’epoca storica è stata definita da molti come quella della “post-verità”: è in questo contesto che assume fondamentale importanza unirsi al grido di lotta di Luyara, figlia della Franco, e di altre centinaia di migliaia di persone in tutto il mondo, che hanno preso parte alle manifestazioni. La verità deve trionfare.

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