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Bundeswehr. La Germania si riarma

| 15 Ottobre 2018 | ESTERI

Mantenere l’equilibrio europeo e riacquistare potere negoziale nell’ambito extra-comunitario: sembra questo l’obiettivo primario della nuova politica di riarmo tedesca che mira a fortificare il proprio apparato di deterrenza militare.

Con l’assenza del Regno Unito e con l’inaffidabilità della politica americana, l’Europa rischia di diventare il giardino della Francia che attualmente è l’unica potenza europea ad avere armamenti nucleari. Infatti, l’uscita dallo scenario di Londra e le mosse di Trump del tutto slegate dall’interesse europeo, stanno creando un rovesciamento degli equilibri sia europei sia atlantici, dove viene del tutto a mancare quel sistema di check-and-balance (peso e contrappeso) che aveva caratterizzato la politica comunitaria.

Risale al 2016 l’annuncio di Angela Merkel di voler espandere la Bundeswehr, la quale per 25 anni, dalla fine della guerra fredda, non aveva ricevuto i dovuti finanziamenti.

Ursula von der Leyen, ministro della difesa, dichiarò allora che un quarto di secolo di naufragio militare era sufficiente e che era arrivato il momento di far crescere la Bundeswehr.

Nel febbraio 2017, Berlino dichiara di voler portare il numero di militari a ferma permanente da 178.000 a 198.000 entro il 2025, inoltre la spesa militare vedrà fluire un ammontare totale pari 138 miliardi di euro entro il 2030 per l’ammodernamento tecnologico.

Il disarmo della Germania

La Germania ha subito durante il secolo breve (1900) ben 3 disarmi:
Il primo disarmo risale alla Repubblica di Weimar, in cui l’effettivo militare contava una ridicola manciata di uomini non sufficiente nemmeno all’ordine urbano nonché pesanti limitazioni logistiche.
Il secondo disarmo risale alla fine del nazismo quando si frazionò la Germania in quattro parti (semi-protettorati), si impose il divieto di avviare l’industria pesante (bandita la produzione di mezzi blindati) e si misero le prime basi per la repubblica federale come la conosciamo oggi. In tale contesto però vi fu anche un riarmo, questa volta straniero: la Germania dell’Ovest, totalmente desovranizzata, diventò la cortina di ferro fra l’alleanza atlantica e l’unione sovietica (che deteneva ¼ del territorio tedesco). Questa condizione fece diventare la terra di Goethe, il campo di addestramento militare, di stazionamento di truppe e armamenti dell’alleanza.
Il terzo disarmo si ha quando viene a mancare proprio la funzione di cortina: caduto il muro di Berlino e frantumato l’impero sovietico per l’ingenuità di Gorbachev, la natura stessa del conflitto viene a mancare. Cessa di esistere il bipolarismo mondiale e con esso la Germania viene nuovamente smantellata della presenza militare.

Ed è proprio dalla fine della guerra fredda che la Germania, dopo la riunificazione, ha cercato di farsi strada sullo scacchiere globale avvalendosi della diplomazia e del suo impero economico.

Poteva tralasciare la sfera militare in quanto protetta dagli alleati europei e oltreoceano.

Ma oggi questa condizione non sussiste più.

Difficilmente la Bundeswehr tornerà ad essere la nuova Wehrmacht come fomentano alcuni, ma senz’altro è una fiamma che nasce nel cuore del vecchio continente e che ricorda a tutti che è arrivata ora che l’Europa pensi a se stessa, tenendo sulle proprie gambe con la schiena dritta.

E per farlo, non si può lasciare il monopolio della deterrenza alla Francia, condizione che scatenerebbe un revanscismo molto pericoloso.

TAG: Angela Merkel, Bundeswehr, Cortina di ferro, Donald Trump, Emmanuel Macron, Esercito, Europa, Germania, guerra fredda, Nato, Riarmo, Unione Europea, Wehrmacht
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