«Quanto emerso a Scossicci va oltre ogni limite accettabile. Non siamo di fronte a un semplice fatto di cronaca, ma al segno di una barbarie che interroga la coscienza di un intero Paese. Siamo di fronte all’azione di un vero e proprio serial killer di animali».
Lo dichiara l’eurodeputata di Fratelli d’Italia Lara Magoni, intervenendo sul caso dei 55 cani uccisi. «Cinquantacinque vite spezzate. Esseri viventi traditi, consegnati e poi eliminati come rifiuti. Una ferita profonda che colpisce tutti noi», prosegue Magoni, sottolineando come «accanto al dolore cresce una rabbia feroce, lucida, ineludibile», perché «non siamo davanti a un gesto isolato, ma a qualcosa che chiama tutti alla responsabilità». Secondo l’eurodeputata, «un numero come questo significa anche responsabilità diffuse», con «decine di proprietari» che «hanno scelto di liberarsi di un essere vivente come si smaltisce un oggetto ingombrante».
Una condotta definita «inaccettabile» e «moralmente mostruosa», aggravata da «silenzio, omertà e dal muro di gomma di chi ha visto e ha scelto di non parlare», un atteggiamento che «non è neutrale: è complice». Magoni invita quindi ad andare oltre l’indignazione: «Serve verità, serve giustizia, serve responsabilità», non solo per chi ha materialmente compiuto i fatti, ma anche «per chi ha affidato quegli animali, per chi ha coperto, per chi ha scelto il silenzio».
E ribadisce il proprio impegno istituzionale: «Gli animali non sono oggetti, ma esseri viventi con diritti e dignità», ricordando le battaglie sul divieto dei cani alla catena e sul rafforzamento delle sanzioni contro i maltrattamenti. «Le leggi ci sono e vanno applicate con fermezza», aggiunge, chiedendo «un riscontro chiaro» alle istituzioni competenti e «pene severe, certe e applicate senza attenuazioni» per i responsabili. «Pretendiamo che chiunque abbia contribuito a questa mattanza venga identificato e perseguito», insiste.
Infine, l’eurodeputata sottolinea la necessità di mantenere alta l’attenzione pubblica: «Questa vicenda deve diventare uno spartiacque. Non possiamo permettere che venga archiviata nel silenzio o nell’indifferenza». E conclude: «Il silenzio mediatico è un’altra forma di ingiustizia. Non possiamo permettere che tutto questo venga archiviato come un fatto marginale. Non lo è. È il riflesso di una deriva etica che va contrastata con forza, con coraggio, con responsabilità».
ph. La Stampa