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Borgo La Caccia, al Vinitaly con 25 anni tra sociale e qualità: “Il futuro è nel Lugana e nei mercati internazionali”

| 12 Aprile 2026 | ATTUALITÀ, CUCINA, NOTIZIE

Venticinque anni di storia, crescita e identità territoriale. Borgo La Caccia, realtà vitivinicola legata alla cooperativa sociale Lautari di Pozzolengo, celebra al Vinitaly le proprie nozze d’argento confermando un percorso fondato su qualità, innovazione e inclusione.

«Festeggiamo i primi 25 anni, siamo nell’anno delle nozze d’argento con i vini di Borgo La Caccia. Siamo nati con un progetto sociale e fin dall’inizio abbiamo puntato sulla qualità», sottolinea Andrea Bonomelli, presidente della cooperativa. Un modello che nel tempo ha saputo coniugare produzione vitivinicola e impegno nel recupero dalle dipendenze, mantenendo al centro le persone e il territorio.

Nel corso degli anni, l’azienda ha evoluto la propria identità produttiva, orientandosi verso una specializzazione sempre più marcata sul Lugana. «Siamo partiti con il rosso, ma oggi siamo specializzati in Lugana, con l’obiettivo di valorizzare al meglio il territorio», spiega Bonomelli. Una svolta maturata anche grazie alla collaborazione con l’enologo Stefano Chioccioli: «Quando nel 2010 abbiamo fatto il primo Lugana, era un vino piatto e semplice. Da lì abbiamo deciso di ripartire e dare un valore aggiunto al territorio».

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Da questa scelta è nato un percorso di ricerca e sperimentazione che ha portato a diverse interpretazioni del Lugana: vinificazioni in anfora, in legno e nuove produzioni come il Lugana in cocciopesto, accanto alla versione base. «Abbiamo fatto grandi sperimentazioni, cercando di esprimere al meglio le caratteristiche del nostro territorio», ribadisce Bonomelli. Un lavoro reso possibile anche grazie all’innovazione tecnologica in cantina e, soprattutto, all’impegno delle persone coinvolte: «C’è la determinazione e la fatica dei nostri ragazzi, perché non dobbiamo dimenticare che questo resta un progetto sociale».

Accanto alla visione imprenditoriale, emerge con forza anche l’approccio tecnico alla produzione, come sottolinea l’enologo Stefano Chioccioli: «I vini di Borgo La Caccia nascono dalla passione per un territorio e per la sua viticoltura. Tutto parte dalla vigna, da vigneti con una spiccata vocazione qualitativa, inseriti in un terroir complesso e identitario».

Le lavorazioni seguono un’impostazione rigorosa e rispettosa dell’ambiente: operazioni manuali in vigna, raccolta in cassette da circa 10 kg e lavorazione delicata delle uve. «La vendemmia manuale e la cura dei dettagli tecnici sono fondamentali per preservare l’integrità qualitativa», spiega Chioccioli. Dopo il raffreddamento delle uve, si procede con diraspatura soffice e pressatura, quindi con la decantazione statica a freddo del mosto.

La fermentazione avviene a temperatura controllata, sia in acciaio inox sia in botti di quercia francese, clayver e anfore di terracotta. «Le diverse tipologie di contenitori ci permettono di differenziare i processi fermentativi e valorizzare le caratteristiche del vitigno», aggiunge l’enologo. L’affinamento sui lieviti per alcuni mesi contribuisce a definire vini «eleganti, complessi e raffinati, capaci di esprimere una forte identità varietale e territoriale».

Lo sguardo dell’azienda è ora rivolto al mercato, in una fase di profondi cambiamenti per il settore. Il prossimo appuntamento con il Vinitaly rappresenta un passaggio strategico. «È sempre un grande trampolino, una fiera dove non si può mancare, soprattutto in un momento di grande incertezza economica», evidenzia Bonomelli.

Il contesto evidenzia nuove tendenze di consumo: «C’è una grande riduzione delle vendite del rosso, che oggi è in esubero, mentre si sta andando sempre più verso il bianco: questa è la moda del momento». Parallelamente emergono nuove sperimentazioni legate al no-alcohol, ambito in cui anche Borgo La Caccia sta muovendo i primi passi.

A incidere sono anche le dinamiche internazionali, tra dazi e tensioni commerciali. «Con l’America e i dazi, tutto quello che è successo quest’anno, il contesto è diventato ancora più incerto», osserva il presidente. Proprio per questo, Vinitaly diventa un’occasione centrale per sviluppare relazioni e consolidare la presenza sui mercati esteri.

Accanto al business resta fondamentale la promozione del territorio: «È un’occasione per far conoscere il territorio, valorizzarlo e far conoscere la nostra cantina». Dopo 25 anni, Borgo La Caccia si conferma così un esempio virtuoso di integrazione tra impresa, sociale e territorio, pronto ad affrontare le sfide del futuro con una visione chiara e radicata nelle proprie origini.

TAG: Andrea Bonomelli, Borgo La Caccia, Cooperativa Sociale Lautari, Lugana, Stefano Chioccioli, vinitaly, Vinitaly 2026
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