L’inflazione e le difficoltà economiche in Europa potrebbero rafforzare ulteriormente i partiti populisti anti-immigrazione e contrari a una maggiore integrazione nell’Unione europea creando anche problemi nelle relazioni commerciali transatlantiche. Lo sostiene il rapporto annuale di valutazione delle minacce redatto dalla comunità d’intelligence USA e diffuso oggi dall’Ufficio del Direttore dell’Intelligence nazionale americana.
“I partiti populisti di tutto lo spettro politico probabilmente approfitteranno dell’inflazione e degli alti prezzi dell’energia per aumentare il loro sostegno in almeno alcune elezioni nazionali e subnazionali durante il prossimo anno e rendere i governi, anche quelli in cui non sono rappresentati, più cauti sulla liberalizzazione della migrazione o sul commercio”, segnala la valutazione dei servizi americani.
Queste formazioni, che si oppongono all’immigrazione e a una più profonda integrazione dell’Ue usando la retorica anti-establishment, “costituiscono – continua il rapporto – la quota più ampia di questo gruppo e hanno incanalato la frustrazione degli elettori per la gestione delle crisi successive da parte dei leader tradizionali e l’erosione percepita della cultura e della sovranità nazionale. Le diverse opinioni dei governi europei sulle politiche chiave, in alcuni casi a causa delle preoccupazioni per il contraccolpo interno, hanno ostacolato una più profonda integrazione politica ed economica dell’UE e hanno contribuito ad alcune tensioni commerciali transatlantiche”.
In particolare, il rapporto Usa punta il dito su “alcuni paesi dell’Europa centrale”, i cui “leader populisti” hanno cominciato “a erodere le pratiche democratiche utilizzando il potere statale per ottenere vantaggi politici sleali”, attuando “politiche che minano la libertà di stampa, indeboliscono magistrature indipendenti, avvantaggiano in modo sproporzionato i propri partiti e rafforzano la corruzione e la scarsa responsabilità”.
Secondo i servizi americani, “se la crisi energetica in corso in Europa si trasformasse in una prolungata recessione economica, le difficoltà prolungate quasi certamente susciterebbero malcontento pubblico – che potrebbe provocare un aumento delle proteste di massa – e minerebbero il sostegno ai governi europei tradizionali, aumentando al contempo il sostegno ai partiti populisti ed estremi”. D’altronde, spiega ancora il rapporto “gli sforzi dei partiti tradizionali per riconquistare il sostegno adottando politiche populiste sono stati generalmente infruttuosi e possono anche minare la qualità della democrazia”.