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Una vita che non senti più tua

L’incontro tra la signora “Adelina” e M. Cappato.
| 3 Agosto 2022 | ATTUALITÀ

Adelina in incognito, Elena di fatto. Una vita come tante altre, ma soprattutto la sua, quella della signora Elena che a sessantanove anni in seguito ad una patologia oncologica polmonare irreversibile ha preteso di voler porre fine alle sue sofferenze.

La donna veneta ha deciso di mettere uno stop ad un tempo che si sarebbe ridotto solo all’attesa logorante che l’incubo della malattia potesse finire. Si è rivolta all’Associazione Liberi Fino alla Fine di Marco Cappato, patrocinatore dell’eutanasia e del diritto di porre fine alla propria vita con dignità.

È morta in una clinica privata in Svizzera, anche se avrebbe voluto in Italia circondata dai suoi affetti più cari, ma così non è stato possibile e Elena ha messo fine alle sue sofferenze e ai suoi affanni. Cappato, oggi alle ore 11:00, si è recato a Milano in Via delle Fosse Ardeatine 4 ad autodenunciarsi. L’accusa per Cappato, in questa circostanza è differente, ma facciamo un passo indietro rispetto alla sentenza del 2019.

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Nel 2019 Cappato viene assolto, poiché il DJ Fabiano Antoniani successivamente all’incidente di auto del 2014 versava in condizioni irreversibili, ma attaccato a macchine che fornivano sostegno vitale, a differenza della Signora Elena. Per il Pm Tiziana Siciliano, infatti, il fatto non sussistette, ma bensì DJ Fabo fu aiutato semplicemente a morire con dignità, non aiutato verso il suicidio.

Sarà adesso la procura ad indagare su Cappato che ha dichiarato di rischiare dodici anni di carcere, poiché la Signora Elena non dipendeva da ausili vitali come accaduto in altri casi, ma ha semplicemente deciso di voler porre prima fine ai suoi patimenti rispetto ad una vita che ormai aveva come una data di scadenza.

Cappato ha fornito tutta la sua assistenza e ha accompagnato la paziente in una struttura elvetica e successivamente ad un ultimo video di saluti dove la signora si è dichiarata “felice di aver potuto scegliere” ha posto la parola FINE alla sua vita.

Parecchia l’indignazione di esponenti di Associazioni che si occupano di tutela della salute e della vita, come ad esempio Marina Casini definendo questo gesto solo un utilizzo inopportuno di una vicenda umana triste per orientare i riflettori nuovamente sui radicali anziché sugli enti che si occupano di supporto ai pazienti.

Una mossa, dichiara invece Alberto Gambino, nella speranza che i magistrati possano arrivare lì dove non arriva il parlamento; un ennesimo tentativo di forzare il sistema giuridico italiano, ha aggiunto.

TAG: fine vita, Marco Cappato
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