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L’Aborto come leva politica

| 8 Luglio 2022 | ESTERI

L’Aborto da momento intimo a scontro politico

Suscita ancora scalpore mediatico la decisione della Corte Suprema americana che ha reso illegale la pratica dell’aborto negli Stati Uniti.

Trattandosi di uno Stato federale, si rimanda, ad ogni singolo Stato che ne fa parte, poi, di adottare una legislazione consona che avalli o contraddica questa decisione.

Un’interessante spunto di lettura ci viene dal saggio di Paul Mc Kuscer, già Consigliere giuridico presso l’Ambasciata americana in Italia.

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 Il Politico Vol. 19, No. 2 (SETTEMBRE 1954), pp. 201-214 (14 pages)

Rubbettino Editore

Uno studio comparato tra la Corte Suprema americana e la Corte Costituzionale italiana.

Nella disamina appare chiara la distinzione tra le funzioni giurisdizionali delle due Corti.

L’Autore sostiene che “l’attività della Suprema Corte americana ha carattere giudiziale, in quanto essa non si trova al di sopra dei tre poteri, come nel nostro Ordinamento.

Essa è il più elevato potere giudiziario” (Op. cit.).

In Italia la Corte in base all’articolo 134 della Costituzione giudica sulla legittimità delle leggi e degli atti aventi forza di legge emanati dallo stato.

In America, stante la natura federale, la Corte emana un atto “erga omnes” che poi viene recepito dai singoli stati, che poi possono disattenderlo.

L’aborto nelle Sacre scritture

Nel salmo 106 Dio parla specificatamente contro l’uccisione di bambini e neonati innocenti.

Egli dice del Suo popolo:” Essi si mescolano con le nazioni e imparano le loro opere.

Servono i loro idoli, che diventano un laccio per essi; sacrificano i propri figli e le proprie figlie ai demoni.

Spargono il sangue innocente, il sangue dei propri figli e delle proprie figlie, che sacrificano agli idoli di Canaan.

Il paese è profanato dal sangue versato”.

Ed ancora: Dio dice al profeta Geremia.

“Prima che Io ti avessi formato nel grembo di tua madre, Io ti ho conosciuto; prima che tu uscissi dal suo grembo, Io ti ho consacrato e costituito profeta delle nazioni” (Geremia 1:5).

Dio conosceva quest’uomo prima che fosse nato. Mentre Egli veniva formato nel grembo di sua madre, Dio gli dava personalità, talenti, e temperamento.

Se sua madre avesse avuto un aborto, il “tessuto fetale” che abortiva sarebbe stato una persona vera chiamata Geremia.

Un grande profeta di Dio.

Il dono della voce divina alle nazioni, sebbene lei non lo sapesse.”

L’aborto al di fuori dei precetti religiosi

La pratica dell’aborto, da sempre effettuata, suscita scalpore, compassione e pietà.

Navigando su Internet si possono leggere moltissime storie di Star del cinema americano che hanno abortito.

Controvoglia,  obbligate dalle potenti lobbyes, o per motivi umanamente legati a deficit di salute.

Al lettore più malizioso sfogliare le pagine con i dettagli più morbosi.

L’aborto nel pensiero filosofico

Lo stato dell’embrione che, a seconda della visione, è considerato più o meno persona, questo è il principio che agita le menti dei pensatori del secolo scorso.

La filosofia risponde a questo interrogativo principalmente con la teoria utilitaristica, illuminante ma problematica.

Jeremy Bentham è il fondatore della dottrina utilitaristica.

Il filosofo credeva ciecamente che la sfera morale e di vita dell’individuo dovesse rispondere ad un calcolo matematico tra piacere e dolore.

L’utilitarismo presuppone quindi la massimizzazione del piacere e la minimizzazione del dolore.

Questa teroria, oggettivamente discutibile, lascia il passo a riflessioni più pacate e ragionevoli sui diritti delle donne, del feto, della coppia.

Non si dimentichi che, al pari della partoriente, anche il compagno vive il travaglio della scelta, dell’atto finale.

La versione di Aristotele

Aristotele distingueva invece in cose in atto e cose in potenza. La cosa in potenza è quella che può diventare atto, mentre la cosa in atto è la cosa in sè (il bruco è farfalla in potenza e, quando diventa farfalla, è farfalla in atto).

Vi è quindi un “vulnus” importante nella tesi di Bentham: il feto è uomo in potenza.

Legittimare un omicidio secondo la mancata dignità del feto è un’azione immorale perché stiamo uccidendo un futuro uomo.

Aristotele ha risolto il nostro problema?

No, ci ha posto invece altri interrogativi.

Ipotizziamo che una donna venga stuprata e che rimanga incinta. Per Aristotele sarebbe del tutto immorale abortire ma, la donna è angosciata dall’idea di partorire un bambino frutto di sofferenza ed involontarietà.

Ecco allora che ritorna in auge la teoria utilitaristica per cui è morale abortire in una situazione di questo genere. (cfr. la rivista il Superuovo, articolo citato).

Attesa la sovranità di ogni singolo stato, rimane il dilemma morale ed etico riguardo alla fine di quella che, comunque la si voglia definire, è una vita.

Una vita in “itinere”.

La vita che ci accompagna nelle scelte personali, talora fortunate, talaltra complesse.

Un’ultima considerazione.

E’l Uomo che decide in base ad un supposto principio di “bene comune”.

A proposito del discorso della distinzione tra Stato laico e confessionale, magari alla prossima puntata.

TAG: Aborto, Aristotele, Bentham, Chiesa, Corte costituzionale italiana, corte suprema, Dio, Geremia, libertà di scelta, Stato federale
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