Madeleine Albright, la prima donna segretario di stato Usa che ha contribuito a forgiare la politica americana dopo la Guerra fredda, è morta di cancro all’età di 84 anni. “Era circondata dalla famiglia e dagli amici”, recita l’annuncio della sua scomparsa, postato su Twitter dai famigliari stessi.
Nata a Praga nel maggio 1937 da una famiglia di origini ebraiche con il nome di Marie Jana Korbelová, abbandonò la Cecoslovacchia dopo l’invasione della Germania di Hitler. Dopo la Seconda guerra mondiale, lasciò definitivamente il Paese per trasferirsi negli Stati Uniti e si laureò in scienze politiche al Wellesley College nel Massachusetts, prima di conseguire un dottorato in diritto pubblico presso la Columbia University di New York. In America, Marie Jana cambiò il suo nome in Madeleine, molto simile al soprannome che aveva da ragazza, “Madlenka”.
Cominciò in accademia, con una cattedra in Affari internazionali alla Georgetown University di Washington, ma presto intraprese la strada della politica, come assistente del senatore del Maine Edmund Muskie e proseguì nello staff del presidente Jimmy Carter dal 1978 al 1981 e nel National Security Council. Il ruolo per cui verrà ricordata è sicuramente quello ricoperto nell’ amministrazione Bill Clinton, prima come ambasciatrice degli Stati Uniti presso le Nazioni Unite e poi segretario di Stato: la prima donna a ricoprire tale incarico, 18 anni prima di Condoleezza Rice e 22 anni prima di Hillary Clinton. Al tempo era la donna più alta in grado nella storia del governo statunitense fino ad allora.
Soltanto un mese fa aveva firmato sul New York Times un editoriale che oggi appare profetico: “Invece di spianare la strada alla grande Russia, l’invasione dell’Ucraina segnerà l’infamia di Putin, lasciando il suo Paese diplomaticamente isolato, economicamente in difficoltà e strategicamente vulnerabile di fronte ad una alleanza occidentale più forte e unita”. Tra le conseguenze dell’aggressione, prevedeva il rafforzamento del fianco orientale della Nato e una “fiera resistenza armata ucraina con il forte supporto dell’Occidente”. Per quanto riguarda la figura di Vladimir Putin, che Albright incontrò di persona nel 2000, parole poco lusinghiere:”Una persona piccola e pallida, con la freddezza di un rettile, imbarazzata dal crollo dell’Urss e decisa a restaurare la grandezza del suo Paese”.