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Incontro Cina-Usa a Roma sulla crisi ucraina

| 15 Marzo 2022 | ESTERI

La situazione in Ucraina non è stata solo al centro dei colloqui tra Kiev e Mosca, ma anche di un vertice a Roma tra il consigliere alla Sicurezza nazionale americano Jack Sullivan e il capo della diplomazia del Partito comunista cinese Yang Jiechi.

Il faccia a faccia è durato quasi 8 ore e dopo non c’è stato nessun punto stampa: alla fine del lungo colloquio, a porte chiuse, le due delegazioni hanno lasciato l’hotel senza parlare coi giornalisti. La speranza degli Stati Uniti era quella di riuscire a spingere la Cina a sbilanciarsi sul conflitto e a esercitare la sua influenza sulla Russia.

Lo ribadisce al termine dell’incontro il portavoce del dipartimento di Stato Usa Ned Price. “Lo scopo dell’incontro di oggi era esprimere in modo molto chiaro a Pechino le nostre preoccupazioni rispetto a un suo coinvolgimento” nella guerra e ribadire a Pechino “che qualsiasi tipo di supporto a Mosca – militare o economico – comporterà delle implicazioni”, ha dichiarato Price riferendo quanto avrebbe detto Sullivan al suo interlocutore.

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Il portavoce ha poi aggiunto che “la Cina potrebbe fare più di altri nell’aiutare a mettere fine alla guerra”, mentre Bloomberg riporta come un funzionario Usa avrebbe espresso preoccupazione per “l’allineamento della Russia con la Cina”. In ogni caso Washington e Pechino, si legge in una nota della Casa Bianca, durante l’incontro “hanno anche sottolineato l’importanza di mantenere aperte le linee di comunicazione” tra di loro.

L’incontro è avvenuto a poche ore dalla diffusione di alcune indiscrezioni sulla richiesta della Russia di assistenza militare, inclusi droni, ed economica alla Cina. Pechino “è profondamente preoccupata e addolorata per la situazione in Ucraina”, ha commentato l’ambasciata cinese a Washington.

“Speriamo con sincerità che la situazione si allenti e la pace torni presto”, ha aggiunto il portavoce dell’ambasciata cinese a Washington Liu Pengyu, precisando comunque “di non aver mai sentito parlare” della richiesta di aiuto militare. La priorità della Cina è di “impedire che la situazione di tensione in Ucraina possa sfuggire dal controllo. È una situazione davvero sconcertante”.

La vicenda delle forniture militari alla Russia da parte della Cina era già emersa subito dopo l’invasione dell’Ucraina da parte delle truppe di Mosca. “Essendo un grande e potente Paese, la Russia non ha bisogno delle nostre armi”, aveva replicato la portavoce del ministero degli Esteri cinese Hua Chunying nel briefing del 24 febbraio a una domanda sulla possibile assistenza passata o futura di armi a favore del Cremlino.

“L’approccio della Cina è qualitativamente diverso da quello Usa. Quando vedremo il rischio di conflitto, non prenderemo l’iniziativa di fornirci armi a vicenda e non faremo ciò che gli Usa hanno fatto dando all’Ucraina un gran numero di strutture e attrezzature militari. Penso che la Russia, essendo un Paese grande e potente, non abbia bisogno della Cina o di altri paesi”, aveva poi aggiunto Hua. Il portavoce del ministero degli Esteri, Zhao Lijian, ha liquidato la faccenda come “disinformazione” americana.

Quello tra Usa e Cina sembra essere stato un incontro in salita. Stando alle indiscrezioni alla vigilia, i primi hanno preparato il warning per gli alleati nel caso in cui Pechino decidesse di rispondere alle richieste di aiuto militare di Mosca. Sullivan e Yang Jiechi non si incontrano da ottobre scorso, cinque mesi che sembrano 10 anni.

E nei 18 giorni che hanno cambiato il mondo la Cina ha sempre mantenuto una posizione molto ambigua sul conflitto. Nel corso di una telefonata con il cancelliere tedesco Olaf Scholz e il presidente francese Emmanuel Macron, il presidente cinese avrebbe però pronunciato per la prima volta il termine ‘guerra’, tanto sgradito all’alleato Putin.

Nella stessa occasione, sarebbe anche tornato a criticare le sanzioni occidentali che “danneggeranno la ripresa dell’economia globale dalla pandemia del Covid-19”. “È un incontro storico”, aveva commentato in mattinata il ministro degli Esteri Luigi Di Maio.

“Se gli Usa e la Cina si parlano vuol dire che sta andando avanti la linea che noi incoraggiamo in tutte le sedi. Abbiamo sentito i cinesi, i turchi, gli israeliani – ha aggiunto Di Maio – bisogna parlare con tutti per arrivare prima a una tregua umanitaria e poi ad un accordo di pace”.

Il ministro italiano ha poi aggiunto: “Le nostre economie e società, duramente colpite dalla pandemia, si trovano ora ad affrontare la più grave crisi politica, militare e umanitaria sul territorio europeo dalla Seconda Guerra Mondiale”.

Ed è proprio sul fronte delle sanzioni che gli Usa sembrano aver fatto pressione sulla Cina. “Ogni mossa da parte di Pechino o di altri Paesi per offrire un’ancora di salvezza alla Russia o aiutarla a evadere le sanzioni occidentali avrà conseguenze. Faremo in modo che né la Cina, né nessun altro, possano risarcire Mosca per queste perdite”, sono state le parole di Sullivan alla vigilia dell’arrivo a Roma, dove martedì incontrerà anche il consigliere diplomatico del premier, Luigi Mattiolo.

Fonti diplomatiche non escludono neanche un colloquio con lo stesso Draghi, sebbene non sia in agenda. L’obiettivo di Washington è quello di convincere Pechino a entrare in campo in modo più diretto per fare pressioni su Mosca e cercare di trovare una via d’uscita a una guerra i cui esiti sembrano sfuggire di mano ogni giorno di più. “La Russia subirà gravi conseguenze per quello che sta facendo”, ha detto Sullivan senza nascondere una “legittima preoccupazione” sul rischio che Putin, “frustrato” per l’esito delle operazioni, possa ricorrere all’uso di armi chimiche.

Per questo “l’impatto sulla sicurezza regionale e globale” dell’invasione dell’Ucraina sarà il tema al centro dell’incontro di Roma. Ma un ruolo importante lo avrà anche l’effetto domino della reazione dell’Occidente sull’economia globale.

Fonti diplomatiche fanno notare come, fallito platealmente il progetto iniziale di Putin di una guerra lampo, l’entrata in vigore di misure destinate a durare nel tempo finirà per avere un impatto anche sull’economia cinese. Uno scenario che Pechino ha ben chiaro e che potrebbe convincere il capo della diplomazia del Pcc ad aver un ruolo più incisivo nel dialogo con Mosca.

TAG: Cina, guerra russo-ucraina, Italia, russia, USA
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