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La libertà nell’anno del Signore 2020… è l’acquisto di Natale

| 28 Novembre 2020 | ATTUALITÀ

Dal 29 novembre, la regione Lombardia così come la Toscana, diventano “arancioni”, lasciando dietro di sé la gravità della condizione di regione “rossa”, rispetto all’indice di contagio Rt del Covid 19, a detta della regioni suddette, in netto miglioramento. Pur essendo rasserenati dal livello inferiore di pericolosità ma continuando a sentire sirene di ambulanze passare di continuo, un dubbio, credo legittimo, si insinua nei pensieri di chi guarda soprattutto alla tempistica del nuovo provvedimento.

Siamo a poche settimane dalla festività, il Natale, che più di ogni altra produce economia e reddito per milioni di famiglie, dal Nord al sud del nostro Paese, che lavorano in particolare negli ambiti del commercio, servizi e turismo, settori che hanno visto cadere il 90% delle loro entrate dall’inizio del primo lockdown di marzo, sino ad ora.

E’ evidente che dal punto di vista della produzione, del mantenimento del reddito, del consumo e della speranza, non possiamo che essere rasserenati dal nuovo “inizio”, che riapre la possibilità di pensare a un futuro sereno, di acquistare nei negozi (chiusi dal secondo lockdown del 7 novembre) e di circolare tra Comuni senza autocertificazione.

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D’altro canto, però, non sono pochi gli scienziati della Medicina, che stanno mettendo in guardia la Politica (che già in occasione dell’estate scorsa, aveva sin troppo utilizzato il “liberi tutti”), sul rischio di una terza ondata subito dopo le feste natalizie, in nome della “libertà”.

La salute così come la Sanità pubblica, sono messe sul piano del rischio di arrivare al collasso se questa libertà messa in campo, diventa un inno alla possibilità di soddisfare esigenze commerciali piuttosto che la necessità di tutelare il bene più prezioso: la vita di tutte e tutti.

La stanchezza della “sobrietà”, dell’abitudine mai accettata rispetto alla chiusura nelle case, da parte degli italiani, sicuramente ha portato dal secondo “blocco”, una sorta di impazienza a far tornare tutto come prima, alimentando in molti casi un negazionismo non giustificabile.

Personalmente, avendo un figlio adolescente che da lunedì torna sui banchi di scuola, in presenza, non mi sento assolutamente tranquilla e con me, decine di famiglie che si chiedono perché non si sia potuto aspettare il 7 gennaio 2021, per il ritorno nelle strutture scolastiche e, soprattutto, per la ripresa della circolazione di milioni di persone sui mezzi pubblici nello stesso orario, con assembramento assicurato.

Il coronavirus non è scomparso, è ancora tra noi, vivo e vegeto, e ancora nessuno ha capito le differenze di livello di trasmissibilità tra le persone, la sua durata nel tempo e quando potremo finalmente sperimentare il vaccino, a livello internazionale, in un momento in cui è accertato che diminuiscono i ricoveri ma continua a crescere il numero dei morti in Lombardia.

TAG: Natale
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