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Studenti italiani, tutti muscoli e niente cervello?

| 3 Novembre 2020 | ATTUALITÀ, IL FORMAT

Il titolo di questo articolo è volutamente provocatorio. L’adagio popolare, “tutto muscoli e niente cervello” non rende giustizia alle capacità intellettive degli atleti, al di là di quelle sportive. L’obiettivo della provocazione è puntare i riflettori sui due pesi e due misure che il Ministero dell’Istruzione fa tra gli studenti particolarmente dotati sotto il profilo atletico e quelli che si distinguono per un talento scientifico, musicale o artistico.

Una nota del MIUR  di pochi giorni fa, rinnovando un’autorizzazione concessa con il Decreto ministeriale 279 del 10 aprile 2018, consente agli alunni praticanti sport ad alto livello di avere percorsi di studio personalizzati e seguire le lezioni anche a distanza nei momenti di maggiore impegno sportivo. (Una domanda sorge peraltro spontanea: dove fanno sport questi ragazzi, dato che gli allenamenti sono sospesi per la maggior parte delle discipline, anche a livello agonistico?)

Tra il 5 novembre e il 5 dicembre, gli studenti-atleti interessati potranno presentare la domanda di adesione accedendo all’apposita piattaforma ministeriale

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Nessuna opportunità di questo tipo è data agli studenti che si distinguono in eccellenze di tipo scientifico o musicale.

Per citarne alcune in ambito scientifico, Valerio Pagliarino, Daniel Copil e Sofia Onorato. 

Quando era studente del liceo scientifico Pellati, in provincia di Asti, all’età di 16 anni Valerio ha vinto un premio dell’Unione Europea per giovani scienziati che si sono distinti per i loro progetti scientifici. Il progetto di Valerio è il “LaserWAN”, una connessione internet che utilizza raggi laser al posto della fibra ottica con la stessa qualità del segnale, con il doppio vantaggio di non richiedere scavi costosi e di essere “ecologica”, poiché i raggi laser non producono inquinamento elettromagnetico.

Daniel e Sofia, dell’Istituto Malignani di Udine, si sono aggiudicati un premio per il miglior progetto nel campo dell’agro-alimentare, con un lavoro sugli antimicrobici naturali estratti dalle piante medicinali.

Nessun percorso di studio personalizzato è stato possibile per questi studenti, nonostante la gravosità del loro impegno quotidiano, necessario per conciliare le loro attività di studio dentro e fuori la scuola.

L’elenco degli studenti italiani di talento non si limita al settore scientifico, spazia in campo artistico e musicale.

Non sono pochi gli alunni dei Licei Musicali che all’inizio del terzo anno di studi si iscrivono ad un Conservatorio, dopo aver superato un esame di ammissione. Questo per recuperare il ritardo rispetto agli studenti degli altri Paesi, che iniziano il percorso di studi superiori di musica mediamente in anticipo rispetto ai nostri.

A questi e altri studenti, che spesso si aggiudicano premi in prestigiosi Concorsi internazionali, debuttando sotto i colori dell’Italia in prestigiose platee di tutto il mondo, non sono concessi piani di studio personalizzati, come quelli che consentono di “superare le criticità che nascono durante il percorso scolastico degli studenti-atleti, soprattutto le difficoltà nella regolare frequenza delle lezioni”.

Una discriminazione che “stona”, a maggior ragione nel nostro Paese, culla dell’arte e della musica. 

Sconcerta che il Ministero riconosca “il valore dell’attività sportiva nel complesso della  programmazione educativo-didattica della scuola dell’autonomia e al fine di promuovere il diritto allo studio e il conseguimento del successo formativo”, e  che tale riconoscimento non sia esteso ad attività scientifiche e artistiche. Quella che suona come una “americanizzazione” del sistema educativo italiano, positiva se inserita in un contesto più ampio,  risulta discriminatoria e “zoppa” se limitata al mondo dello sport e non estesa a campi del sapere e dell’arte in cui l’Italia da sempre eccelle.

Riconoscere il valore e la sfida di conciliare il percorso scolastico degli studenti che eccellono in discipline scientifiche o artistiche è un primo passo per invertire la tendenza alla “fuga dei cervelli” e dei talenti italiani. Uno spunto di riflessione per il Ministro dell’Istruzione Lucia Azzolina e il Ministro dei Beni Culturali Dario Franceschini

TAG: #Azzolina, franceschini, Miur
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