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Shinzo Abe: la Resa. Lo stato di salute del Paese e quella del Primo Ministro

| 31 Agosto 2020 | ESTERI

Un “annus horribilis” per il Giappone quello che sta per entrare nell’ultimo trimestre.

Nazione legatissima alle tradizioni, eppur ultramoderna, solo negli ultimi anni si è aperta al resto del mondo.

L’era “Reiwa”, iniziata con l’abdicazione dell’Imperatore Akihito a favore del figlio Naruhito, ad aprile scorso, non poteva cominciare sotto peggiori auspici.

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Il Covid ha portato, dopo un periodo di relativo controllo della pandemia, ad un’impennata dei casi, specialmente nelle ultime settimane, attestandosi su circa 65000 casi odierni.

Fino all’ultimo, da parte delle autorità, si è cercato di rinviare le Olimpiadi, previste per quest’anno e spostate al prossimo.

L’evento, cui i giapponesi si erano preparati con il consueto puntiglio, avrebbe riversato un ingente flusso di capitali esteri, nonché avrebbero dato ulteriore prestigio al Paese del Sol Levante.

Innegabilmente questo insieme di fattori avrebbe permesso al Governo di fare sfoggio della sua “onorabilità e rispettabilità”, tanto cara nel modo di pensare nipponico.

Il Governo presieduto dall’ex Primo Minustro Shinzo Abe era in carica dal 2012.

Le dimissioni sono state formulate per motivi di salute dal 65enne politico.

L’esecutivo più lungo in carica dal 2002 che, nel corso degli anni, ha cercato di dare una svolta al paese.

Ed ha cercato di farlo su più fronti, spesso confrontandosi con regole, burocrazie e tradizioni difficili da estirpare.

Le riforme economiche si sono concentrate soprattutto sulle liberalizzazioni per incentivare la concorrenza, sul deprezzamento dello yen per favorire, così, l’export, ed aumentare i consumi.

Anche a scapito di indebolire gli stipendi della classe media, il ceto più rappresentativo che, secondo una recente indagine, si sta assottigliando, favorendo una sempre più crescente povertà.

In un primo momento i risultati sono stati apprezzabili, ma, a partire dal 2013 il paese, per quanto pur sempre terza economia al mondo, è ripiombata in un clima di stallo.

Nel panorama economico e non da allora, il potere della Cina ha irrigidito le posizioni nipponiche che si sono fatte più protezionistiche, favorendo anche un consolidamento dei rapporti diplomatico economici con gli Stati Uniti.

Politicamente ha intrapreso una serie di riforme che prevedevano una maggiore valorizzazione della figura della donna nel mondo del lavoro, una politica più snella nei confronti del lavoro degli immigrati, concedendo loro anche con minor severità la cittadinanza.

Altro punto centrale è stato quello di far abolire alla Dieta il famoso articolo della Costituzione che impediva o, meglio, vietava al Paese di avere un proprio esercito così come concordato dopo la fine della guerra.

Altre due punti di politica internazionale non riusciti o che si sono arenati sono quello riguardante la diatriba con la Russia sull’annoso possesso delle Isole Curili e quello riguardante i risarcimenti previsti da alcuni trattati con la Corea del Sud, a seguito dell’invasione giapponese nella seconda guerra mondiale.

Tra i successori, il più probabile appare Taro Aso, Vice Premier, grande Vecchio della politica ed alcuni nomi, quali il Ministro della difesa e quello dellle Finanze.

Il prossimo Capo del Governo giapponese sarà, comunque, un rappresentante del Partito Liberal Democratico, che detiene la maggioranza in Parlamento.

Tomomi Inada, unica donna della lista e del partito, che ha posizioni di estrema destra, se scelta, sarebbe la prima politica a diventare Primo ministro del Giappone.

Un cambiamento epocale, cosi come il Covid ha fatto nel resto del mondo.

TAG: Giappone, Shinzo Abe, yen
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