mercoledì, Agosto 12, 2020
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Istanbul: La Chiesa di Santa Sofia tornerà il luogo del culto islamico?

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Sembra il sogno di ogni marinaio, di ogni nostromo, di ogni comandante di lungo corso che al suo ritorno a casa racconta ai suoi piccoli la navigazione nel Bosforo.

Lui risponde alla domanda di un bimbo con gli occhi vispi e vivaci, avido di sapere com’è fatto il mondo. Bene, allora il papà da bravo comandante, racconta uno dei suoi tanti viaggi.

La navigazione nelle acque del Bosforo è qualcosa di affascinante, come lo è anche Istanbul o Costantinopoli o l’Antica Bisanzio, la secolare dimora dell’Impero Bizantino prima e dell’Impero Ottomano dopo, il simbolo del potere militare e politico che già si mostrava all’Oriente e all’Occidente come quella super potenza a cui bisognava prostrarsi. La storia, ha fatto il suo corso, si sa.

Ma c’è un particolare, o forse un dettaglio, anzi no; forse abbiamo dimenticato che la storia non solo è maestra di vita, si qualcuno lo disse anche in latino, ma è anche come uno spettro, all’improvviso ritorna e quel bambino con gli occhi vispi ascolta il racconto del padre, capitano giramondo che navigando sulle acque del Bosforo, ha visto stagliarsi l’enorme struttura tardo bizantina, con le sue quattro cupole alte nel cielo come per segnare il confine tra il mondo cristiano e  quello musulmano.

Si, la porta che divide l”Europa dal Sud Est asiatico, mostra nello Stretto del Bosforo l’enorme Chiesa di Santa Sofia e le sue secolari mura che trasudano la storia di un enorme travaglio politico e culturale.

Nel 337, la basilica fu voluta dall’Imperatore Costantino, subito dopo fu distrutta da un incendio e rimessa in auge dall’Imperatore Giustiniano tra il 532 e il 537.

La Basilica di Santa Sofia divenne il centro della cristianità sotto l’egida dell’Impero Bizantino fino al 1201, anno in cui durante la Quarta Crociata, subì un feroce saccheggio, di cui i veneziani, furono i protagonisti principali, in quanto contribuirono ad arricchire il Tesoro di San Marco.

La Quarta Crociata, fu per la Chiesa di Santa Sofia il declino totale dal punto di vista artistico culturale. Oltre ad essere designati gli assetti geopolitici del tempo, tanto cari alla Repubblica di Venezia guidata da Enrico Dandolo, il Doge che fece mozzare la testa ai famosi cavalli di bronzo, pur di essere trafugati da Bisanzio e portati a Venezia per ornare la Basilica di San Marco.

Bisognerà attendere il 1453, quando Il Sultano Maometto II detto il Conquistatore entrerà a Costantinopoli e porrà fine all‘Impero Bizantino, per iniziare quello che sarà l’inizio dell’Impero Ottomano e la riconversione della basilica in un luogo del culto islamico.

D’altronde quante guerre Dio aveva vinto o perso, prima dell’arrivo di Maometto II?  Correva l’anno 1453, il due Aprile del 1453 Costantinopoli, segna il punto divisorio tra Oriente e Occidente tra il Cristianesimo e l’Islam.

Inizia così una nuova era per la nazione turca e per L’Impero Ottomano, fino alla sua dissoluzione con un lungo calvario iniziato nel 1876 e terminato nel 1908 con la Rivolta dei Giovani Turchi guidati da Mustafà Kemal o Ataturku, il padre della Turchia laica e non contemporanea, che trasformò la Basilica di Santa Sofia in un museo.

In 1700 anni di storia, tanti cambiamenti, tante guerre, tante sconfitte, tante vittorie e quella bandiera con l’emblema della mezzaluna con la stella, ha sempre determinato il futuro e le sorti della Basilica di Santa Sofia, ultimo bastione del culto mondiale e luogo di incontro tra due diverse e grandi realtà del culto religioso mondiale.

Santa Sofia considerata patrimonio UNESCO, si prepare all’ennesima riconversione abbandonando le vesti di quella funzione laica che la Turchia kemalista le aveva dato, passando al progetto voluto dall’attuale Presidente turco Recep Erdogan, ossia quello di riconvertire nuovamente Santa Sofia in un luogo di culto islamico, quindi in moschea.

La decisione del presidente Erdogan, nasce da quella politica nazionale ed internazionale che vede sempre Ankara molto incline a seguire le orme dell’Ottomanesimo che  fino a più di un secolo fa mostrava orgoglioso la bandiera con la mezzaluna nei territori circostanti e per tutto il Mediterraneo.

La Turchia contemporanea, lancia un chiaro messaggio da non sottovalutare, e lo fa in maniera spregiudicata. Ignorando i dialoghi tra le diverse religioni e pressando sul tessuto politico sociale, trasmettendo un unico messaggio: Quella forte identità nazionale turca che permetterà al popolo turco, di riappropriarsi di un simbolo della storia turca e ottomana.

I segnali del Neoottomanesimo” hanno raggiunto non solo i più importanti salotti d’Europa, ma anche i principali uffici di quei “Sovrani Europei” che vorrebbero mantenere saldi i rapporti con il Guardiano” di una importantissima porta, quella che apre l’ingresso verso il Sud Est asiatico.

Dopo la campagna militare in Siria, nel Rojiavi e in Libia il Sultano Erdogan, ha sancito definitivamente quella volontà politica di riportare la nazione turca, agli antichi splendori dell’Impero Ottomano.

La priorità di Ankara è stata quella di violare, le norme stabilite dall’UNESCO riguardo alla salvaguardia del patrimonio dell’umanità, subito dopo come già aveva anticipato il 31 Marzo dello scorso anno, lanciando un segnale al Consiglio di Stato Turco in merito ad un immediata decisione da prendere (Compattare il Culto Islamico) in vista della nuova campagna elettorale per le amministrative.

Oggi diventa una realtà, un percorso che secondo Erdogan, ridà all’Islam e al popolo turco quello che è sempre stato lo Status simbolo di Istanbul. “La conversione di Santa Sofia-ha dichiarato il Patriarca Ortodosso di Costantinopoli Bartolomeo – in moschea deluderebbe milioni di cristiani nel mondo. Consideriamo dannoso che nel XXI secolo diventi una causa di confronto e conflitto” (Fonte Sky News).

All’appello del Patriarca Bartolomeo, si uniscono la Grecia e Cipro entrambi forti sostenitrici di una violazione delle Convenzioni UNESCO, in materia di salvaguardia del patrimonio dell’umanità.

Il mondo ortodosso sembra preoccupato e i segnali di avversione verso quella riluttante politica di Ankara, arrivano anche dal Patriarca Ortodosso russo Kirill che si è detto profondamente preoccupato e speranzoso sul buon senso della leadership politica turca.

Dal portavoce della Commissione Europea di Bruxelles arriva un monologo, ma non i fatti dove secondo l’Unione Europea “Santa Sofia sarebbe il simbolo del dialogo e della tolleranza e non dovremmo usare questo per fomentare ogni tipo di disaccordo tra le diverse religioni”.

In ultima analisi il patriarca ortodosso Kirill continua, con quella che potrebbe essere l’affermazione più consona e veritiera, dove “la riconversione in luogo di culto islamico della Basilica di Santa Sofia, è una minaccia per milioni di cristiani nel mondo – ha spiegato Kirill – inoltre ci sarebbe da considerare anche la caduta di un simbolo per il mondo cristiano, un punto di riferimento sia per il popolo turco, che per il popolo russo.

Questo attuale Status di conservazione di Santa Sofia è da considerare il faro guida dei rapporti interreligiosi e di interscambio culturale tra i diversi popoli”.

Nel frattempo Santa Sofia, continua a dominare la scena imponente dello Stretto del Bosforo, nei Dardanelli, dove ogni marinaio, di qualsiasi nazione non può far altro che pensare, gettando uno sguardo alla sua imponenza, alla sua bellezza architettonica e al simbolo della Cristianità, per onor di cronaca e null’altro.

Per il resto ogni cittadino del mondo, conscio della libertà individuale, culturale, libero da pregiudizi e di professare liberamente il suo culto, quando vedrà Santa Sofia non potrà far altro che inginocchiarsi e pregare, pensando alla stupidità umana e ponendosi come interrogativo che fine ha fatto quel tanto osannato dialogo tra le religioni? La politica che mette davanti la libera e finta democrazia, può decidere sulla libertà di culto dei popoli? Cosa ne pensa di questo il Popolo?

Forse il Sultano, vuole innescare una crisi di rapporti fra le diverse realtà religiose nell’area mediterranea, togliendo il forse, sarà molto probabile l’ennesima frattura internazionale con i vicini greci, ma anche con i russi, come non mai.


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