Quell’eccessiva politicizzazione della magistratura, lo specchio di un Italia che non convince

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L’Onorevole Vittorio Sgarbi irrompe alla camera in perfetto stile napoleonico, peccato che siamo nel mese di Giugno e non nel mese di Brumaio (tra l’altro Sgarbi cosa vorrebbe fare?). I fantasmi delle toghe rosse si aggirano nell’alula di Montecitorio, l’esorcismo di

Mara Carfagna funziona ad intermittenza, non può far tacere l’Onorevole Vittorio Sgarbi che delinea il quadro generale del Sistema insultando gli onorevoli davanti all’inorridita  Vicepresidente Forzista Mara Carfagna. “Orrore?” Così dirà l’Onorevole Forzista Giusi Bartolozzi (I forzisti sono inorriditi per le invettive di Sgarbi contro la magistratura).

Cosa dire di quell’eccessiva politicizzazione della Magistratura italiana? Bettino Craxi, l’animale politico, che faceva tanto paura alla famosa concorrenza politica del tempo aveva detto questo tanti anni fa.

Non un vizio di forma, non un mistero, ma una chiara tendenza politica che la magistratura ha sempre fatto trasparire senza curarsi del compito principale che deve svolgere in uno stato di diritto.

L’episodio dell’Onorevole Sgarbi nell’aula di Montecitorio fa riflettere sempre e comunque quella fascia di opinione pubblica che non smentisce Sgarbi, ma lo valuta, e questa valutazione arriva dagli episodi unidirezionali di cui protagonista, è sempre e comunque la nostra Magistratura: I custodi delle regole.

Ma certo, sulla carta costituzionale in uno stato di diritto, ogni singolo cittadino si aspetta una magistratura apolitica e non influenzata dalle correnti politiche. Così dovrebbe essere, così vorrebbe ogni cittadino, ogni singola componente umana che concorre a quella forte domanda di Giustizia Sociale non politicizzata, ma resa tale da essere applicata in nome di quella famosa frase scritta in tutti i tribunali italiani: La legge è uguale per tutti. Facile a dirsi, e si sa, tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare.

Nelle crociare giudiziarie fatte dai magistrati contro il Cavaliere Berlusconi, si nota chiaramente come la Magistratura abbia evidenziato quella tendenza alla lotta di classe all’interno delle aule del tribunale.

Sicuramente non esiste solo il Cavaliere Berlusconi, esiste anche, ancor prima nella storia dell’Italia Repubblicana, il caso tengentopoli e i nomi eccellenti legati ai partiti politici dove la crociata comandata da eccellenti generali con la toga, riuscì a smantellare un “Efficiente Sistema”, connesso ad una fitta rete di affaristi, politici, uomini dell’alta finanza, intenti a spartirsi il legale nell’illegale.

Potremmo elencare il tutto, passo dopo passo, ma la certezza è una ed una sola: Il popolo italiano e la classe politica di quel tempo, così come quella contemporanea, non si sono mai scrollati di dosso gli spettri del passato.

Forse da profani, spinti da una cieca e finta ignoranza, potremmo ipotizzare che ci sono, esistono, all’interno delle istituzioni, dei partiti politici e nelle centrali del Comando Strategico Politico, dei ripensamenti, dei sentimenti di rivalsa che spingono l’attuale classe politica a spingere i personaggi chiave nei ruoli istituzionali più importanti.

Quindi una nuova forma di linguaggio che si aggiunge al politichese come una variante e che man mano, arricchisce il sistema potenziandolo e indirizzandolo sempre nella rotta voluta.

In passato lo abbiamo visto, abbiamo assistito alle beghe politiche nella camera dei deputati, così come abbiamo anche assistito all’enorme travaglio del Consiglio Superiore  della Magistratura, quando si doveva discutere la nomina di Giovanni Falcone  a Capo dell’Ufficio Istruzione di Palermo.

Tutti sanno com’è finita, la nomina di Antonino Meli fu l’esempio lampante di un meccanismo politico che all’epoca guidò la macchina giudiziaria arenandola in unVortice Burocratico” salvifico per il “Sistema”

Un epoca buia, un Sistema, che in quell’epoca usava poco il politichese e per risolvere le pesanti questioni giudiziarie (quelle che intaccavano il meccanismo politico in parlamento) in aula parlamentare, si avvaleva dei famosi Franchi Tiratori.

Un quadro politico che aveva letteralmente annientato la triste storia di quelle toghe che volevano portare lustro al tricolore e sradicare in maniera definitiva, quel circolo vizioso che per anni e anni ha distrutto l’economia italiana, consegnandola ai magnati della Finta Democrazia.

Italia, ma cosa fai? l’Onorevole Vittorio Sgarbi ha parlato in nome di tutti gli italiani? La commissione parlamentare d’inchiesta da lui paventata, dovrebbe vigilare in parole povere, sull’operato della Magistratura italiana? 

L’intervento dell’Onorevole Sgarbi non fa una piega, ma un deputato in aula parlamentare non è chiamato a ledere le istituzioni con insulti e parolacce in un ottica anticostituzionale. La buona politica dovrebbe far trasparire e mettere in evidenza quell’Indebolimento del Potere Esecutivo che macchia la Storia politica dell’Italia Repubblicana.

Sacro Santo l’intervento di Vittorio Sgarbi sul tema cruciale della Giustizia Italiana e di una sua eventuale riforma. Sbagliato l’approccio, derivante da una forma di linguaggio diversa e lontana dall’incomprensibile politichese che annebbia i cervelli dei “Comuni Mortali”.

Forse l’enorme amplificatore mediatico cercherà di amplificare e propagare alle masse davanti al tubo catodico, l’episodio dell’Onorevole Sgarbi e le immagini dello stesso portato via di peso dall’aula sotto il grido della platea: “Vergogna, Vergogna”.

Un episodio in salsa italiana, con un deputato italiano che mette a nudo, non una triste realtà, ma quella volontà politica che controlla nettamente la Giustizia Italiana.

Al di là di qualsiasi macchinazione, in questo momento le manovre politiche sono orientate altrove, come per esempio i proclami del Partito Democratico e le evanescenti apparizioni del Movimento Cinque Stelle a sostegno di una politica di intervento post emergenza sanitaria che non decolla, ma impedisce la ripartenza a quegli operatori turistici che vorrebbero salvare il salvabile con l’apertura delle frontiere.

L’intervento dell’Onorevole  Sgarbi in parlamento? Una commissione d’inchiesta per vigilare sull’operato della magistratura? “Un latro modo per etichettare Sgarbi come quel gran maleducato, in preda alla sua voglia di apparire come un attore da teatro. La verità, seppur detta in aula parlamentare, con un modo poco ortodosso e non consono ai comportamenti da tenere in tribuna politica, potrebbe far male”.

Dobbiamo asserire con certezza matematica che i giudici non sono mafiosi, i giudici obbediscono ad un’altra variante di linguaggio nella loro esclusiva sfera comunicativa dove il caposaldo è l’eterno problema che l’Italia contemporanea non affronta, ma al contrario sostiene per andare avanti e dare forza e vitalità al Sistema.

I Privilegi Corporativi sono quella variante del sistema con una proprietà di linguaggio che riesce a penetrare nel sistema sociale classificandolo e rivoltandolo a suo piacimento.

L’Onorevole Sgarbi doveva senza dubbio mettere a nudo quelle metodiche adottate dal Sistema per comunicare con il potere esecutivo indebolito e per certi versi incapace di svolgere la vera funzione sociale all’interno dello Stato di Diritto e di una democrazia che viene meno, nel momento in cui la Giustizia rimane solo ed esclusivamente “Politica”.

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