Per un nuovo umanesimo post-Covid

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Dare slancio all’annuncio del Vangelo per un nuovo umanesimo, che si accompagni ad una Chiesa aperta alla comunità e al territorio. Favorire una nuova evangelizzazione, che parta dalla comunità cristiana, con l’ardore con il quale i valori umani e spirituali devono essere annunciati. Sono le opportunità nascoste tra le mille difficoltà visibili create dal coronavirus.

Le ha decifrate per Il Format, a 24 ore dalla riapertura delle chiese, Don Giuseppe Frigiola, parroco di Santa Chiara a Piazza Giochi Delfici (Roma nord).

La chiesa di Santa Chiara ha un bacino di utenza di 18mila abitanti e circa 4mila fedeli abituali. Nelle domeniche del lockdown, i fedeli hanno potuto seguire le Messe in streaming di Don Giuseppe e di Don Alfredo Tedesco. Anche le attività di preparazione alla Comunione, alla Cresima e al Matrimonio sono proseguite a distanza, sebbene il coronavirus abbia già  impedito a 110 bambini di ricevere la Prima Comunione e ad una decina di coppie di unirsi in matrimonio.

Come è cambiato il rapporto con i fedeli?

“L’assenza dei fedeli, la chiesa vuota sono state esperienze forti per noi sacerdoti. Abbiamo percepito una grande responsabilità con lo streaming  della Messa, che ha assicurato continuità pastorale in uno spirito di preghiera, d’invocazione di grazia e di guarigione fisica. Alcuni parrocchiani sono stati ricoverati e poi risultati positivi. Li abbiamo accompagnati con la preghiera incessante e con il sostegno a distanza delle famiglie coinvolte”.

Durante il lockdown, la Chiesa di Santa Chiara ha organizzato collette di denaro e raccolte di generi alimentari per offrire  sostegno alimentare ed economico alle famiglie e alle fasce sociali più disagiate.

Qual sono le caratteristiche del nuovo umanesimo post-coronavirus?

“La parrocchia deve diventare un luogo d’incontro e di dialogo, una finestra aperta al mondo, alla cultura contemporanea e alle voci che vi risuonano. Una specie di Cortile dei Gentili”.

Nel 20 a.C. Erode diede inizio a grandi lavori di rinnovamento del tempio di Gerusalemme. In questo tempio vi era uno spazio, il “Cortile dei gentili”  (i pagani) nel quale tutti potevano entrare, giudei e non giudei, senza distinzioni di cultura, lingua o religione. In quel cortile,  rabbini e maestri della Legge rispondevano alle domande su Dio, in uno scambio rispettoso e misericordioso. Da quel luogo è venuta l’ispirazione per l’iniziativa “Il Cortile dei gentili” lanciata dal Pontificio Consiglio della Cultura.

L’azione pastorale che poggia sulle nuove tecnologie può contribuire ad attrarre i giovani a Dio?

Le nuove tecnologie sono modalità condivise che continueranno a rivestire un ruolo importante anche dopo la riapertura delle Chiese. I messaggi lanciati con le nuove tecnologie e il particolare momento vissuto, l’assenza d’incontri e di contatti sono stati per tutti – e immagino a maggior ragione per i giovani, costretti a rinunciare alla socialità – un’occasione per riflettere sull’importanza di valori importanti, che non appassiscono. Amicizia, solidarietà, rispetto reciproco e rispetto per la vita, progettualità, impegno per l’ambiente. Li aspettiano per parlarne insieme”.