domenica, Agosto 9, 2020
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Raffaello, a cinque secoli dalla morte celebrazioni al buio

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Tendaggi neri stesi come morbide coperte sui disegni, fragilissimi e pregiati. E oscurità ovunque, rischiarata solo dal lampeggìo degli allarmi, nel silenzio di una notte che dura da quasi un mese. Sarà un anniversario al buio, il 6 aprile, quello dei 500 anni dalla morte di Raffaello.

Con il mondo sconvolto dall’infuriare della pandemia e la mostra più importante, quella che si è aperta e subito richiusa alle Scuderie del Quirinale, tenuta amorevolmente al riparo, racconta all’ANSA il presidente dell’istituzione romana Mario De Simoni, “quasi come una Bella Addormentata in attesa di un principe che la risvegli”.

Ammessi in visita solo un restauratore, che due volte alla settimana si fa un giro per accertare che non ci siano sofferenze, il tecnico degli impianti che deve controllare il funzionamento della super sofisticata climatizzazione e naturalmente il personale per la sorveglianza che come in tutti i luoghi dell’arte è stata molto potenziata.

Tre anni di lavoro per definire il progetto e metterlo in piedi, le trattative per i prestiti, ottenuti alla fine dai musei di tutto il mondo, dai Vaticani al Prado, dal Louvre alla National Gallery.

E le polemiche anche, con il Comitato scientifico degli Uffizi che si è dimesso in massa a pochi giorni dall’apertura per protestare contro la trasferta romana del ritratto di papa Leone X. Ci sono stati dibattiti, articoli sui quotidiani, anteprime. E più di 77 mila biglietti venduti, in barba alla paura globale che già si faceva strada, con 6mila fortunati che sono riusciti a mettersi in fila.

Succedeva quattro settimane fa e sembra passato un secolo. In mezzo si è messa la tragedia Coronavirus, che ha chiuso mostre e musei, congelato prestiti e trasporti di opere d’arte, costretto le istituzioni culturali a correre per allungare le coperture assicurative. E ancora non c’è una data nella quale immaginare una riapertura.

Impossibile in queste condizioni pure avviare una trattativa per rinegoziare i circa 50 contratti di prestito. “Noi ci speriamo – confida De Simoni- Se ne arrivasse la possibilità, come del resto si è cominciato a fare in Cina, io sarei disposto a tenere aperte le porte delle Scuderie giorno e notte”.

Tant’è, l’ipotesi più ottimistica è questa al momento, riuscire ad aprire “anche solo una o due settimane”, magari andando un po’ più in là rispetto al limite fissato del 2 giugno, visto che tanto con le frontiere chiuse sarà difficile pure restituire le opere ottenute in prestito.

Difficile al momento anche azzardare un conto dei danni, per un evento che riuniva opere per un valore assicurato di 4 miliardi di euro. “Non si può sapere, se riuscissimo a riaprire lo faremmo con orari prolungati anche per diluire al massimo i flussi e il conto economico tra sponsor e biglietti potrebbe non risentirne”, ragiona De Simoni.

I biglietti già venduti non sono stati rimborsati: come prevede il decreto Cura Italia, verranno trasformati in voucher validi per un anno, da spendere magari per la prossima mostra, dedicata al secolo d’oro dell’arte a Genova. E se la situazione davvero riuscisse a migliorare in relativa fretta, i voli aerei riprendere, il turismo – almeno quello europeo – a ripartire ci potrebbero essere altre occasioni.

Alcune in Italia, alla Galleria Nazionale dell’Umbria, ad esempio, dove dal 9 ottobre al 10 gennaio 2021 è in programma l’esposizione delle sette copie perugine della Deposizione Baglioni. O a Città di Castello, sempre in Umbria, con Raffaello Giovane e il suo sguardo sull’analisi della cultura figurativa. Mentre al Mart di Rovereto, dal 2 ottobre, dovrebbe aprire Picasso de Chirico e Dalì, dialogo con Raffaello.

E a Roma Villa Farnesina ha spostato rispettivamente all’autunno e al marzo 2021 le sue due iniziative. L’appuntamento più ghiotto resta comunque a Londra, dove alla National Gallery è in programma dal 3 ottobre al 24 gennaio 2021 la seconda grande esposizione dell’anno dedicata al genio urbinate: qui sono attese oltre 90 opere dalle più grandi collezioni pubbliche e private del mondo (ma potranno davvero viaggiare?) che i curatori vogliono affiancare ai 10 gioielli conservati a Trafalgar Square: dalla Santa Caterina d’Alessandria alle tre Madonne (la Garvagh, la Mackintosh e la Madonna dei Garofani), fino al celebre Ritratto di Papa Giulio II (attualmente alle Scuderie).

Tutto il resto, quello cioè che era stato aperto tra febbraio e marzo, è fermo: è chiusa “Raffaello e la sua cerchia”, piccola ma preziosa esposizione allestita dal 16 febbraio alla National Gallery di Washington, ed è sbarrata a Berlino la mostra che riuniva sei splendide Madonne. L’anno di Raffaello per ora può attendere.


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