La guerra via @Twitter

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Ancora una volta abbiamo qualcosa da apprendere dal mondo animale.

Un animale in lotta per affermare la  propria supremazia sfida il nemico affrontandolo faccia a faccia. Non manda un consimile di specie a digrignare i denti al posto suo. E la voce grossa la fa personalmente, guardando negli occhi l’avversario.

Ormai prigioniero più che protagonista del rutilante universo di social pervasivi, onnipresenti e solo superficialmente etici, il bipede che si suppone più intelligente – a maggior ragione quando rappresenta una nazione o riveste una carica pubblica – fa tutt’altro. Soprattutto su Twitter.

C’è chi starnazza su quello che mangia tutti i giorni e a tutte le ore; chi squittisce  la candidatura alla Presidenza di un Paese; chi miagola la fine di una storia d’amore; chi ulula di imminenti e terribili vendette. E poi c’è chi ruggisce più forte di tutti, con argomenti che richiamano alla mente quelli dei bambini alla scuola materna, le sparate sbruffone di adolescenti poco evoluti e i mortificanti sfoggi di forza di adulti sprovvisti di basilari riferimenti etici.

Aprite i giornali e giudicate voi in quale categoria collocare i twit degli animali da tastiera che spammano il mondo dell’informazione (e le orecchie di noi involontari riceventi) con dichiarazioni a dir poco imbarazzanti.

Se il gioco è a chi la spara più grossa su Twitter, a noi utenti attivi o più spesso passivi (e vittime) di questo increscioso spam non resta che emulare quadrupedi più evoluti di noi bipedi.

Ritiriamoci quindi in caverna, come gli orsi feriti che aspettano la guarigione, in attesa di disintossicarci da questa nauseante sovraesposizione ad argomenti privi di qualsiasi spessore. Leviamo il follow ai leoni da tastiera. Stacchiamo la spina di chi dà loro voce.

Di fronte al nulla vomitato con fastidiosa sonorità nel cyberspazio, ritroviamo la saggezza del silenzio. Rivolgiamo attenzioni e sostegno alle (poche) colombe che ancora, silenziosamente, volano tra i contendenti proponendo vie d’azione costruttive, e non distruttive. Orientiamo le nostre antenne verso la sparuta minoranza che sa ancora affrontare visioni del mondo diverse e offese anche gravi ricevute mettendoci la faccia, la pazienza, l’anelito alla pace. Non limitandosi cioè a metterci in mezzo una tastiera, veicolando messaggi che confondono, deludono, disturbano, sconcertano, terrorrizzano.

Se bipede intelligente vuole continuare ad essere senza abusare di questo titolo, l’uomo torni a coltivare l’arte della diplomazia. Che sicuramente non alberga negli account Twitter, ma nelle pazienti trattative affidate alla discrezione (e alla riservatezza) di persone dotate di equilibrio e senso di responsabilità.