Chiediamo all’Agenzia delle Entrate: “Verso una vera pace fiscale o semplice tentativo dall’esito incerto?”

Non è il cittadino che non vuole pagare, ma è lo Stato che, attuando misure non flessibili, pone ostacoli al pagamento.

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Milioni di italiani, nei mesi passati, hanno presentato all’Agenzia delle Entrate la domanda per la rottamazione delle cartelle esattoriali a loro carico, ossia dei debiti contratti con lo Stato per multe o tasse non pagate.

Tale iniziativa ha ottenuto un notevole successo e per molti italiani indebitati vi è stato lo sgravio di alcune cartelle con una riduzione, in taluni casi, sostanziale del debito complessivo. Va bene, senza dubbio, la riduzione, ma rimane il problema della tempistica, ossia il periodo di tempo realmente necessario per espletare il pagamento del debito.

Difatti, per molti italiani indebitati con il fisco una suddivisione del debito in 72 ratei, ossia in 6 anni, non è sufficiente perché la rata da pagare è  ancora alquanto alta. Non si comprende perché non sia stata concessa una dilazione più lunga, ossia di 180 o 240 ratei, consentendo a tutti più facilità nell’assolvere al pagamento.

Lo Stato dovrebbe adottare criteri confacenti alla reale situazione economica dei propri cittadini ed adeguarsi ad essa perché, come spesso capita, non è il cittadino che non vuole pagare, ma è lo Stato che, attuando misure non flessibili, pone ostacoli al pagamento.

Chiediamo che venga concessa una rivisitazione della legge che regola il pagamento dei debiti all’Agenzia delle Entrate, perché si ratifichi che il pagamento possa essere effettuato anche in 240 ratei, in modo che chiunque possa realmente pagare. Solo così si può parlare di pace fiscale.