Presentato esposto alla Commissione Antimafia dell’ARS nei confronti del giornalista Paolo Borrometi

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E’ stato consegnato un esposto alla Commissione Antimafia dell’ARS nei confronti del giornalista Paolo Borrometi. La notizia circolava da alcuni giorni, a darne l’ufficialità è il Gruppo parlamentare Ora Sicilia che ha sottoscritto e firmato la missiva.

Sebbene la nostra inchiesta non ha mai smesso di cercare nuove verità sulle continue dichiarazioni, ancora prive di ogni riscontro, Paolo Borrometi continua imperterrito a raccontare le “sue inchieste” negando la legittimità di chi ha davvero condotto le indagini giornalistiche che lo hanno indotto a scrivere il libro “Un morto ogni tanto”.

A scatenare ulteriori dubbi sui racconti del giornalista è la reazione di un suo conoscente, il quale dopo aver ascoltato l’ennesima intervista ha rivelato dettagli importanti. Sulla vicenda dell’aggressione avvenuta nel 2014, il giornalista Borrometi ha sempre sostenuto che fu aggredito da due uomini in campagna. La fonte, invece, sostiene che l’aggressione sia avvenuta non da due uomini a volto coperto e tanto meno in campagna ma bensì nella villa del nonno che si trova nella parte residenziale nuova di Modica e che difronte alla villa c’è un distributore di benzina corredato di telecamere. Paolo Borrometi non chiamò i Carabinieri ma un amico, funzionario di Polizia della Questura di Ragusa, il quale inviò una pattuglia a Modica per verbalizzare Paolo Borrometi.

Sempre secondo la fonte conoscente del giornalista, su quella vicenda non ci fu mai nessun risvolto e tanto meno nessuno ha chiesto di visionare le immagini di quelle telecamere. Inoltre lo Stato Italiano mantiene a Borrometi una vigilanza particolare: infatti pare che ogni volta che il giornalista si rechi a Modica, alcune ore prima dal suo arrivo, entra in azione un carro attrezzi per spostare le auto parcheggiate nei pressi dell’abitazione dei suoi genitori.

Ma a sollevare del tutto il vaso di Pandora è Rizza che potrebbe aprire un escalation di fatti che, a quanto pare, potrebbe mettere fine allo scellerato storytelling di Paolo Borrometi.