Smentito per l’autobomba, il pestaggio e il rogo alla porta di casa Borrometi ci accusa di delegittimarlo per favorire la mafia

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di G.Gallinella e Pino Guastella 

Un vecchio proverbio recita: ‘Quando la volpe non arriva all’uva, dice che è acerba’. E’ proprio il caso di dirlo visto che l’inchiesta sul noto giornalista Paolo Borrometi, in procinto di ritirare il prestigioso premio PMA 2019, incomincia ad essere sempre più interessante.

In questi ultimi giorni ci sono pervenute centinaia di segnalazione di cui, qualora risultassero veritiere, sarà ancora più difficile, per il giornalista, dimostrare l’esatto contrario di quanto abbiamo documentando. Ma ad alimentare ulteriormente i dubbi, alcuni colleghi nel settore dell’informazione che conoscono Paolo Borrometi o che hanno solo condiviso la stessa testata giornalistica, sostengono che come giornalista non è mai stato un granché e che sia stato addirittura più volte messo alla porta, prima dal quotidiano de ‘La Sicilia’ e poi dall’agenzia AGI, per aver pubblicato articoli rivelatisi delle fake news.

Il finto attentato con l’autobomba, l’aggressione, il tentativo d’incendiare la porta di casa e persino i vari articoli diffamatori pubblicati dal giornalista, restano tuttora ancora misteriosi e irrisolti ma che inspiegabilmente sono stati attribuiti a ignoti mafiosi. Eppure, nonostante il nostro impegno invece di smentire la nostra inchiesta con prove che contrastano i documenti che abbiamo pubblicato, si tenta di delegittimarla attraverso l’intervento di un Senatore della Repubblica nonché Presidente della Commissione Parlamentare Antimafia.

A parte il fatto che il video postato da Paolo Borrometi non fa altro che confermare, a nostro avviso, che tutte le informazioni pervenute sul suo modus operandi incominciano a prendere forma. Ma la cosa ancor più imbarazzante quanto grave, è che un Senatore e Presidente della Commissione Parlamentare Antimafia, Nicola Morra, per la prima volta si esponga, a favore, in dichiarazioni offensive e calunniose sminuendo tutti quei giornalisti che, quotidianamente, sono costantemente alla ricerca della verità.

Addirittura il Senatore Morra sempre in difesa dell’amico Borrometi, come si evidenzia nel video, arriva a sostenere che tutti i giornalisti e gli organi d’informazione che tentano di indagare sul noto giornalista non sono altro che: “porta voci al soldo di mafiosi con il colletto bianco”Al netto di queste dichiarazioni, di per sé abbastanza imbarazzanti, è necessario che il Senatore e Borrometi facciano i nomi di queste “mascariate”.

L’ultima castroneria detta da Borrometi è quella che il boss di Siracusa, Alessio Attanasio, pur trovandosi al 41 bis, il carcere duro, abbia fatto uscire un “pizzino” per farlo pervenire al Direttore del Diario. Una assurdità inaudita. Ma quello che preoccupa non sono le assurdità di Borrometi quanto piuttosto è il commento del presidente della Commissione Antimafia Morra, che definissce sconcertante e estremamente pericoloso l’aver permesso ad un detenuto sottoposto al regime del 41 bis di inviare a un giornale il “pizzino”.

Con questo suo commento il Senatore grillino Nicola Morra, offende il lavoro degli agenti della Polizia penitenziaria addetti all’Ufficio Censura, ai quali, invece, va dato atto che ad Attanasio hanno sequestrato centinaia di missive in entrata e in uscita. Una dichiarazione che il Senatore Morra poteva risparmiarsi ma che lui ha inteso ugualmente rilasciare per la gioia dell’amico Paolo Borrometi, che si è inventato di sana pianta l’attentato con autobomba, che sostiene di essere stato, nel 2014, pestato a sangue da due “mascherati”, che parla di un attentato incendiario alla porta dell’abitazione dei suoi genitori, sita al settimo piano di un condominio, a Modica.

A proposito di questo rogo la domanda sorge spontanea e ci allarma il fatto che non abbia destato le perplessità del Senatore Morra: ma lo zerbino non è composto da materiale che lo rendono resistente al fuoto? Ma come può un professore di folosofia presiedere una Commissione Antimafia, lui che di mafia conosce soltanto quello che scrive il suo amico Paolo Borrometi? Cioè a dire: nulla. Nel 2014, il Senatore Morra, all’epoca un semplice militante attivo del M5S, conobbe Borrometi, “per le sue inchieste”.

Ma si rende conto il Senatore Morra la castroneria detta alla tv? Nel 2014, Borrometi non era nemmeno giornalista. Giornalista – per quanti non lo sapessero – è stato iscritto nel mese di gennaio del 2017. Quindi che inchieste conduceva Borrometi? Boh! E oltre al Senatore Morra al quesito dovrebbero rispondere i colleghi giornalisti eletti al vertice della Fnsi e dell’Usigrai, i quali dovrebbero dire al Paese intero sulla base di quali titoli sia stato iscritto nell’albo dei Giornalisti Professionisti Paolo Borrometi.

Noi facciamo una semplice domanda: per diventare giornalista professionista Borrometi ha effettuato il praticantato presso un’azienda editrice? A noi non ci risulta che sia stato assunto e abbia svolto il praticantato di diciotto mesi presso un quotidiano della regione Sicilia. Sappiamo che ha collaborato per alcuni mesi al Giornale di Sicilia, sappiamo che ha scritto degli articoli poi pubblicati dal quotidiano La Sicilia, sappiamo che per dieci euro ad articolo ha collaborato con l’Agenzia Giornalistica AGI. Ma, chissà perchè, da tutt’e tre gli organi di stampa è stato mandato via.

A Modica e dintorni colleghi giornalisti hanno deciso di troncare con lui ogni rapporto. E nessuno di loro è mafioso. Perchè qua il problema è essere dei galantuomini che operano nel campo dell’informazione con onestà e serietà oppure essere dei mistificatori che lasciano intendere di essere bersaglio di una campagna di delegittimazione. Noi gli diciamo a tutto tondo che si è inventato l’attentato con autobomba, l’aggressione e il pestaggio con lesione permanente ad una spalla, l’incendio doloso della porta di casa della sua famiglia e lui aizza i suoi potenti amici – sia politici che giornalisti del sindacato nazionale – per accusarci di scrivere questi articoli su suggerimento delle mafie.

Caspita, ce ne vuole di coraggio a dire queste scemenze. Da Modica ci informano che Borrometi appartiene alla categoria dei folli. E ci raccontano le aggressioni che ha operato ai danni di persone che non prendevano seriamente le sue denunce e le trappole elaborate per incastrare i suoi antagonisti facendo posizionare in alcune vie cittadine i carabinieri oppure gli agenti della Polizia di Stato.

Ma il video girato a Montecitorio per la gioia del Senatore Morra e di Paolo Borrometi, raggiunge l’apice delle visualizzazioni quando i due protagonisti parlano di Montante, paragonando il lavoro d’inchiesta a quello di “certi giornalisti” che erano a libro paga del mafioso condannato a 14 anni di carcere. A questo punto, seguendo la scia delle allusioni, non si capisce perché Paolo Borrometi, assunto come giornalista a TV2000, non parli mai dei dialoghi amichevoli tra il suo direttore Morgante e il condannato Montante.

E’ doveroso sottolineare che, nonostante la testimonianza diretta di Maurizio Inturri, uomo chiave di questa inchiesta abbastanza incisiva, nessuno fino ad oggi ha preso in seria considerazione di verificare quanto abbiamo scritto. Sebbene l’inchiesta si era focalizzata solo su un episodio riguardante l’autobomba al quale, ripetiamo, non esiste, il racconto di Maurizio Inturri ha portato alla luce altri scenari che solo chi ha collaborato a stretto contatto con il giornalista poteva sapere.

Adesso tocca agli organi d’informazione capire chi sono questi pregiudicati e siti compiacenti che tentano di delegittimare il giornalista Paolo Borrometi. Per quanto ci riguarda, continueremo con le nostre inchieste mettendo a nudo le verità più nascoste.