Piazzale Loreto 74 anni dopo

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29 aprile 1945, ore 3:40 di mattina: i corpi di Benito Mussolini, di Claretta Petacci e di sedici gerarchi giustiziati sono esposti a Piazzale Loreto. 

Erano stati fucilati da un gruppo di partigiani guidati da Walter Audisio (il “comandante Valerio”) nel pomeriggio del giorno precedente: Mussolini e la Petacci a Giulino di Mezzegra,  gli altri gerarchi (Alessandro Pavolini, Francesco Maria Barracu, Ferdinando Mezzasoma, Augusto Liverani, Ruggero Romano, Paolo Zerbino, Luigi Gatti, Idreno Utimpergher, Nicola Bombacci, Pietro Calistri, Goffredo Coppola Ernesto Daquanno, Mario Nudi, Vito Casalinuovo e Marcello Petacci) a Dongo, sempre nei pressi di Como.

I partigiani incaricati della fucilazione portarono i corpi a notte fonda a Piazzale Loreto. E la scelta non fu casuale: a Piazzale Loreto, il 10 agosto 1944, erano stati esposti i corpi di quindici antifascisti fucilati dai “repubblichini”.

Verso le 7 del mattino, quando i partigiani incaricati della custodia delle salme dormivano, i primi passanti si accorsero della presenza dei cadaveri. Senza social e senza telefonino, il tam tam fu comunque velocissimo e in poche ore la piazza si riempì.

I cadaveri furono calpestati, bersaglio di sputi e urina, e colpiti con ortaggi e colpi di armi da fuoco. Intervennero i Vigili del Fuoco, che lavarono le salme di Mussolini, Starace, Pavolini, Zerbino e della Petacci e li appesero a testa in giù sulla pensilina di un distributore di benzina della Standard Oil presente nella piazza.

Gli italiani erano esasperati e legittimamente desiderosi di giustizia nei confronti di quei fascisti che, in nome della pace, non subirono alcun processo. Ma Piazzale Loreto non fu una bella pagina della nostra storia.

Qualcuno la definì “il peccato originale” della Repubblica. Alcuni membri del Comitato di Liberazione Nazionale (CLN), Sandro Pertini in primis,  criticarono aspramente i fatti di Piazzale Loreto.

‎”Quando mi dissero che il cadavere di Mussolini era stato portato a piazzale Loreto, corsi con mia moglie e Filippo Carpi. I corpi non erano appesi. Stavano per terra e la folla ci sputava sopra, urlando. Mi feci riconoscere e mi arrabbiai: «Tenete indietro la folla!». Poi andai al CLN e dissi che era una cosa indegna: giustizia era stata fatta, dunque non si doveva fare scempio dei cadaveri. Mi dettero tutti ragione: Salvadori, Marazza, Arpesani, Sereni, Longo, Valiani, tutti. E si precipitarono a piazzale Loreto, con me, per porre fine allo scempio. Ma i corpi, nel frattempo, erano già stati appesi al distributore della benzina. Così ordinai che fossero rimossi e portati alla morgue.Io, il nemico, lo combatto quando è vivo e non quando è morto.

Lo combatto quando è in piedi e non quando giace per terra“.

Grazie Presidente Pertini. Anche per queste parole.