fbpx
adv-997
<< ESTERI

Consiglio di Sicurezza dell’ONU diviso sull’Affaire Venezuela

| 28 Gennaio 2019 | ESTERI

L’incontro straordinario del Consiglio di Sicurezza dell’ONU era stato sollecitato con urgenza dagli Stati Uniti. Finalmente, i membri del Consiglio si sono incontrati questo sabato per affrontare la questione venezuelana. Di fronte ad un’argomento che diventa sempre più torbido e complesso da affrontare, il Consiglio stesso si è trovato diviso tra i sostenitori del Parlamento e chi invece vede in Maduro un interlocutore affidabile per i propri interessi.

Non ci è voluto molto per capire la preoccupazione espressa da parte della sottosegretaria degli Affari Politici e Peacebuilding dell’ONU, Rosemary Di Carlo che ha ribadito l’urgenza di “contribuire a trovare una soluzione politica alla crisi in corso perché vengano ripristinati i diritti umani, la pace e la prosperità nel Paese”. Era stata lei, di persona, a convocare i 15 membri del consiglio di sicurezza all’incontro tenuto Sabato pomeriggio.

Già mercoledì scorso, giorno della proclamazione di Juan Guaidò, Presidente dell’Assemblea Nazionale, come Presidente ad Interim del Venezuela, il portavoce del Segretario Generale Antonio Guterres aveva fatto un appello urgente a tutti gli attori politici perché contribuissero a disinnescare la tensione in corso e aprissero ad un “dialogo credibile” tra gli attori. Allo stesso tempo, l’ONU ha sollecitato un’indagine indipendente sulla repressione e l’eccessivo uso della forza da parte delle Forze dell’Ordine durante le manifestazioni del 23 gennaio che hanno lasciato un saldo di circa 13 morti e oltre 100 detenzioni arbitrarie.

adv-991

Alla riunione erano presenti oltre 30 portavoci tra cui il Segretario di Stato degli USA, Mike Pompeo e il Segretario degli Esteri venezuelano, Jorge Arreaza, oltre ad altri cancellieri latinoamericani.

Nel tentativo di raggiungere il consenso tra gli attori presenti, Di Carlo ha fatto una descrizione approfondita sull’allarmante crisi politica che attraversa il Venezuela:

“La popolazione è colpita in modo sistematico, quasi tutti venezuelani, 30 milioni, soffrono le conseguenze dell’iperinflazione e della caduta dei salari reali; la scarsità di cibo, farmaci e beni di prima necessità; l’assenza di servizi pubblici tra cui l’istruzione e la salute e, più in particolare, l’insufficienza delle cose più elementari quali l’acqua, l’elettricità, i trasporti…”

Cercando con queste parole di sensibilizzare un Consiglio di Sicurezza nel quale l’ognuno per sé è sembra essere la linea politica prevalente, Di Carlo ha finalizzato con una frase emotiva che aveva l’intenzione di sensibilizzare tutti gli schieramenti, ammettendo che:

“Ci sono diverse visioni su quale debba essere il futuro del Venezuela, ma noi dobbiamo guidarci dallo scopo di garantire il benessere del popolo venezuelano e lavorare insieme”

Parole giuste e condivisibili che però non hanno avuto l’effetto desiderato. Purtroppo. I due schieramenti composti, da un lato, da chi sostiene la mossa del Parlamento in quanto ultimo organo democratico eletto e, dall’altro, da chi sostiene il Regime di Maduro nel nome del “Principio di Non Ingerenza e di Autodeterminazione dei Popoli.

A dire il vero, la crisi Venezuelana – come quella della Siria, ognuna sul proprio livello di gravità – sembra rivivere alcune delle  dinamiche della Guerra Fredda in cui, a prescindere delle vere e urgenti necessità dei popoli, le Potenze sembrano giocarsela soprattutto sulla conservazione o recupero della sfera d’influenza in questione.

Da una parte, il gruppo composto dagli Stati Uniti insieme ad altri Paesi occidentali quali il Perù, la Colombia, il Brasile, la Germania e il Regno Unito hanno riconosciuto il Parlamentare Guaidò come Presidente ad interim, aderendo inoltre alla richiesta di elezioni libere e competitive per superare lo stallo politico attuale e l’aggravata crisi umanitaria nel Paese. Dal lato opposto, invece, l’asse Pechino-Russia asecondati da Paesi come la Guinea Equatoriale, il Sudafrica, la Bolivia, la Cuba e altri, hanno deciso di sostenere il Regime di Maduro a tutti i costi affermando che sia in corso un tentativo di ‘Colpo di Stato’ nei confronti di quel che ritengono il governo venezuelano.

In sostanza, il confronto tra il Parlamento Venezuelano e Maduro si sta trasformando in uno scontro ravvicinato tra gli Stati Uniti e l’asse Russo-Cinese. Entrambi portavoci da due visioni diverse del Mondo e seguiti da Potenze più o meno grandi e da Stati più periferici nel gioco della Politica Mondiale.

Mentre Mike Pompeo ha sfidato lo schieramento opposto affermando che “non ci possono essere più ritardi nell’affrontare la crisi venezuelana, ma è il momento di che tutti i Paesi prendano posizione”, l’ambasciatore russo ha risposto che “Se c’è qualcosa che rappresenta una minaccia aggressiva e spudorata alla pace è la presa di posizione degli Stati Uniti, impegnati nel deporre il Presidente del Venezuela eletto legittimamente”. 

In parole povere, la situazione diventa sempre più complessa sia a livello interno che internazionale e, prendendo atto di quanto è accaduto Sabato al Consiglio di Sicurezza dell’ONU, non si può essere ottimisti guardano all’Orizzonte. Dalle prime mosse, la situazione venezuelana sembra trasformarsi in un’altra trappola per la Politica Internazionale.

Nel frattempo, la popolazione muore di fame e di malattie mentre in migliaia scelgono di partire in emigrare in massa innescando un esodo senza precedenti che rappresenta, indubbiamente, la crisi migratoria più grande nella storia del continente americano.

adv-697
Articoli Correlati
WP Twitter Auto Publish Powered By : XYZScripts.com