Nomine cda Rai: tutto quello che nessuno vi dirà

240
nomine cda RAI 2018

La Rai ostaggio delle correnti partitiche che detengono la maggioranza dei seggi parlamentari. E’ quello che emerge ormai da molti anni a questa parte: il servizio pubblico, che dovrebbe garantire una informazione plurale (e pluralista), dedicando ampio spazio anche a “chi la pensa diversamente”, alle cosiddette “voci fuori dal coro” è ancora una volta presieduta e capeggiata dai detentori della maggioranza politica in Parlamento e ai vincitori delle elezioni.

La domanda che sorge spontanea a tutti è, allora: “Ma di quale servizio pubblico stiamo parlando?”. Un servizio pubblico, per dirsi tale, non dovrebbe vedere (come accade da sempre) una leadership che rispecchia i risultati dei partiti vincenti alle elezioni. Com’è possibile garantire pluralismo di informazione, se i vertici RAI riflettono sempre e comunque la maggioranza che ha vinto le elezioni?

E’ quello che accade un po’ oggi come, ripetiamolo per i duri di comprendonio, accade da sempre. Il consiglio d’amministrazione RAI ha dato il “placet” alla nomina di Teresa de Santis, a direttore di Rai 1, e di Carlo Freccero, come direttore di Rai 2.

Teresa de Santis di acqua sotto i ponti ne ha vista passare: dapprima come redattrice del Manifesto, poi relegata in Rai al Televideo e, solo infine, gradita dalla Lega. Carlo Freccero, invece, si presenta come un paladino del Movimento Cinque Stelle, poiché gradito al movimento di Di Maio e di Beppe Grillo: dopo una lunga militanza in RAI, si aggiudica le simpatie del partito politico pentastellato.

L’amministratore delegato Fabrizio Salini ha commentato così le nomine dei due, una alla “guida” di Rai 1, l’altro alla guida di Rai 2: “Si tratta ancora una volta di scelte tese alla valorizzazione di eccellenti professionisti con una lunga storia aziendale con le quali rafforzare la leadership televisiva del Servizio pubblico e renderla ancor più autorevole ed universale”.

Nessuno mette in dubbio che le scelte [dei due, ndr] rafforzino la leadership televisiva del Servizio Pubblico; il problema, invece, sorge nel momento in cui la RAI diventa una vera e propria espressione dei partiti governativi (che detengono la maggioranza). La RAI diventa (è così è sempre stata) uno strumento per veicolare la dottrina maggioritaria, o le tesi dei partiti politici vincenti alle elezioni.

Considerando la grande capacità di persuasione e la qualità di classe egemone, come può essere quella di una rete televisiva nazionale, c’è da ritenere che la RAI, oggi come oggi (e più o meno così è sempre stata), sia l’espressione monotematica dei gruppi egemoni, riuscendo ad influenzare (manipolando notizie e comandando telegiornali) gran parte della popolazione italiana.

Un esempio lampante di quello che si sta affermando adesso viene dalle violente campagne tele-giornalistiche di qualche anno fa sugli sbarchi degli immigrati, considerati dai media principali come un’emergenza. Ora, premettendo che un avvenimento comincia ad essere emergenza solo quando raggiunge un certo grado di disastrosità (e di urgenza, di impellenza nel voler risolverlo), l’immigrazione di per sé è sempre esistita.

Tralasciando per un attimo la regolarità o l’irregolarità del fenomeno migratorio, ci si concentri invece sull’influenza che tutti i media (i mezzi di comunicazione) hanno su di noi nel farci percepire un dato avvenimento come un vero e proprio problema (quando in realtà questo non lo è affatto).

Attenzione, quindi, a non pensare con le proprie teste: calibrare ed elaborare bene un messaggio o una notizia lanciata da un telegiornale, da un sito, da un quotidiano online e dargli la giusta importanza.

Abbiate il coraggio di servirvi della vostra intelligenza; adoperate la vostra mente e fatela ragionare. Non lasciate che altre persone ragionino al posto vostro.