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Basta sanzioni alla Russia

| 7 Giugno 2018 | ATTUALITÀ

Ai sensi di quanto accordato al capitolo 10 del contratto di governo, il presidente del consiglio Giuseppe Conte ha annunciato, nel suo discorso inaugurale di fronte al Senato, la volontà di aprire una nuova stagione nei rapporti tra l’Italia e la Russia che sarà da attuarsi attraverso “una revisione del sistema delle sanzioni” che minano le relazioni economiche, diplomatiche e strategiche tra l’Unione Europea e Mosca.

Prima di illustrare le ragioni principali per cui l’attuale regime sanzionatorio è del tutto controproducente e dannoso, occorre spiegare brevemente quando e perché si è arrivati a sanzionare economicamente la Russia in modo da capire bene di cosa stiamo parlando.

La rivoluzione ucraina, scoppiata nell’autunno 2013 nella centralissima piazza Maidan della capitale Kiev, culminò, nel febbraio 2014, con la fuga del presidente filo-russo Victor Janukovic a Mosca dopo che l’uccisione di alcune decine di manifestanti da parte delle autorità fece degenerare la situazione. L’instaurazione di un governo filo-occidentale a Kiev fece temere alla Russia che l’Ucraina  sarebbe potuta entrare, nel breve-medio periodo, nella Nato. Temendo di perdere una pedina fondamentale sullo scacchiere strategico, nel marzo 2014 la Russia decise di annettere la regione ucraina della Crimea attraverso un’operazione militare che fortunatamente si risolse senza spargimenti di sangue. In Crimea infatti, precisamente nella città portuale di Sebastopoli, ha la sua base la flotta russa del Mar Nero, tassello fondamentale per la politica estera di Mosca sui fronti meridionali del Mediterraneo e del Medio Oriente. A causa di questo illegale colpo di mano, Stati Uniti ed Unione Europea decisero di “punire” la Russia escludendola dal G8 ed imponendo sanzioni economiche ad alcuni membri dell’élite politica ed affaristica e ad aziende russe. Nell’estate 2014 Mosca rispose con le contro sanzioni, ovvero un embargo su numerosi prodotti agro-alimentari provenienti da Stati Uniti, Unione Europea, Canada, Australia e Norvegia. Le sanzioni (e di conseguenza l’embargo russo) furono riconfermate in seguito al coinvolgimento di Mosca nella guerra del Donbass.

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Il motivo più lampante per cui si rende necessario eliminare le sanzioni alla Russia è ovviamente di tipo economico. In realtà ciò che in larghissima misura ha danneggiato l’economia italiana non sono tanto le sanzioni quanto l’embargo sull’agro-alimentare deciso da Mosca.Tale settore è ovviamente cruciale per il nostro paese e proprio per questo motivo l’Italia è stato uno degli stati Ue più colpiti dall’attuale regime sanzionatorio. Non solo l’Italia esporta numerosissimi prodotti agro-alimentari ma è anche il secondo partner commerciale europeo della Russia, dietro alla Germania. Il mercato russo registra un’elevata domanda di prodotti agro-alimentari italiani e quindi rappresenta una proficua destinazione per gli investimenti delle nostre aziende e per il Made in Italy. Le sanzioni tuttavia impediscono la fioritura degli scambi commerciali tra Roma e Mosca facendo perdere al nostro paese miliardi di euro di esportazioni.

La Russia è anche il vicino di casa dell’Unione Europea. Mantenere relazioni cordiali e pacifiche è quindi perentorio per garantire la sicurezza reciproca e la cooperazione su temi economici, climatici e di politica estera. L’attuale regime sanzionatorio, a cui bisogna aggiungere la crisi diplomatica generata dal caso Skripal, hanno fatto sprofondare le relazioni tra Unione Europea e Russia tagliando le gambe alla cooperazione ad ogni livello, tant’è che non è assolutamente fuori luogo parlare di una seconda guerra fredda. Farsi promotori di una revisione delle sanzioni alla Russia è quindi un ottimo inizio per riappacificare le relazioni con Mosca e ristabilire i canali di dialogo su numerose questioni,  per esempio i dossier di crisi come Medio Oriente e Libia. Negli ultimi anni la Russia si è riaffermata come potenza globale sulla scena internazionale e quindi bisogna prendere atto di questa realtà e riconoscere Mosca come interlocutore fondamentale. Inoltre, l’attuale clima di tensione tra Nato- Usa – Unione Europea e Russia potrebbe rivelarsi estremamente pericoloso in quanto le sue conseguenze nel lungo periodo sono imprevedibili e perciò potrebbero portare pure al conflitto armato.

Con i vicini di casa, nonché principali partner commerciali, bisogna andare d’accordo. In altre parole, l’atmosfera da guerra fredda non avvantaggia né l’Unione Europea né la Russia, anzi è foriera di altri guai e disgrazie. Porre fine alle sanzioni, normalizzando quindi i rapporti commerciali, è improrogabile e può rivelarsi il primo fortunato passo verso una tanto auspicabile riappacificazione delle relazioni diplomatiche. In questo senso le dichiarazioni del presidente del consiglio Conte sono più che condivisibili, purtroppo però l’ultima parola non spetterà al governo italiano.

TAG: Crimea, embargo, Giuseppe Conte, Governo Conte, guerra del Donbass, partner, Presidente del Consiglio, rapporti commerciali, russia, sanzioni, Unione Europea
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