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PARIGI VISTA DA SYDNEY

| 2 Maggio 2018 | ATTUALITÀ

Le sfide del cambiamento climatico. Le lezioni da imparare attraverso le parole dei grandi eroi. Il tributo dell’Opera di Sydney alle vittime del terrorismo in Francia. Ecco i temi trattati nel pomeriggio del primo maggio su Twitter dal Presidente francese Emmanuel Macron, in visita di Stato in Australia. Tutto bene e tutto condivisibile, MA. C’è il solito “ma”, congiunzione avversativa guastafeste che stavolta, nelle pieghe del politichese forbito di Macron, fa l’effetto di uno schiaffone.

Mentre Macron cerca di “risollevare il partenariato strategico” della Francia con il Paese dei canguri, concentrandosi in particolare sui temi della difesa, del clima e della gastronomia, Parigi viene messa a ferro e a fuoco in occasione del corteo del primo maggio.

Più di mille uomini incappucciati, circa duecento black bloc in testa al corteo. Hanno saccheggiato e incendiato negozi e auto,  devastato un McDonald’s, lanciato una molotov contro una concessionaria Renault e un’autoscuola, dando parecchio filo da torcere alle forze dell’ordine, in tenuta antisommossa. Decisamente non una buona idea insomma una promenade per il centro di Parigi in questo giorno di festa, che ha imposto agli abitanti un clima di guerriglia metropolitana di rara intensità a cui la polizia – accusata sui social di comportamento violento – ha risposto con lacrimogeni e idranti.

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Chissà che fastidio per Macron apprendere la notizia da Sydney, nelle ore piccole del mattino del 2 maggio, già disorientato com’era dai disagi del fuso… e rendersi conto che le incresciose violenze metropolitane di Parigi hanno avuto anche un altro effetto collaterale: quello di resuscitare i fantasmi incazzati della destra e della sinistra.

Dalla Festa delle Nazioni, assise del Fronte Nazionale a Nizza, Marine Le Pen tuona su Twitter  contro “l’inaccettabile saccheggio di Parigi da parte selle milizie dell’estrema sinistra”. Ma quale sinistra, non precisa. Sicuramente non la gauche caviar a cui ci ha abituato la sinistra francese negli ultimi anni. Perché quella sinistra non si sporcherebbe mai le mani scendendo in piazza.

Speculare la reazione di Jean-Luc Mélenchon, leader della Francia Indomita: “Insopportabili violenze contro la manifestazione del primo maggio. Senza dubbio delle bande di estrema destra”. Ma quale estrema destra? Quella un po’ scornacchiata della Le Pen, che ha invitato tutti alla festa di Nizza, ma non è riuscita ad attrarre i due leader della Destra europea di maggior peso, Matteo Salvini e l’olandese Geert Wilders?

Chissà se nel tepore della notte australiana, tra uno sbadiglio e un altro, il presidente francese si sia chiesto, ma cosa avevano da protestare quei 35mila in piazza a Parigi? E avrà riflettuto anche sulla solita guerra delle cifre? 35mila secondo la Prefettura, 55mila secondo la CGT, il principale sindacato francese.

Cinquant’anni dopo la storica rivolta di studenti e operai nel maggio 1968 a Parigi, serpeggia in Francia un palpabile malcontento e un disagio trasversale che interessa allo stesso modo i lavoratori del settore ferroviario, i funzionari pubblici, i salariati nella grande distribuzione, i lavoratori di Air France. Il clima sociale è esacerbato. Ma dall’Australia tutto sembra così lontano. Mentre in Italia, occhi puntati sul concertone a Piazza San Giovanni, il disagio ce lo curiamo in musica.

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