La compagnia dei Carabinieri di Bagheria, insieme alla Guardia di Finanza di Palermo coordinati dalla Direzione Distrettuale Antimafia, ha portato a termine una operazione congiunta denominata “Gioielli di Famiglia”.
Tra gli arrestati c’e Pietro Formoso, fratello di Giovanni e Tommaso, all’ergastolo per la strage di Via Palestro a Milano nel 1993. L’uomo si trovava già in carcere per scontare una pena per traffico di stupefacenti e, nonostante ciò, ha continuato a gestire i suoi affari da recluso grazie al passaggio di pizzini consegnati dal suo avvocato Alessandro Del Giudice. Il tutto ripreso da telecamere nascoste all’interno della struttura carceraria, la posizione del professionista è al vaglio degli inquirenti.
Un moderno uomo d’onore che ha le mani in pasta un po’ ovunque: dalle estorsioni ai danni di imprenditori locali, alla gestione della vendita della carne all’ingrosso nei supermercati di Palermo e provincia, i quali erano “caldamente invitati” con il solito metodo mafioso ad acquistare la carne presso ditte amiche di Formoso ad un prezzo superiore rispetto al mercato. C’è chi condiziona il mercato dell’olio extravergine d’oliva, chi quello delle mozzarelle e del caffè, e Formoso quello della carne: il supermarket della mafia condiziona mercati e prezzi.
Oltre a Formoso sono stati arrestati Lorenzo D’Arpa, Paolo Dragna, Francesco Lo Bua, Pietro Mangano e Vincenzo Meli. Indagato anche un ispettore di Polizia in servizio presso il commissariato di Porta Nuova, ossia Francesco Paolo Migliaccio che non si è attivato a seguito di una segnalazione relativa ad un compro oro che vendeva merce rubata.
Le accuse sono di associazione mafiosa, estorsione aggravata, reati contro la pubblica amministrazione e frode fiscale. Sequestrati conti correnti di imprese individuali operanti sia nella vendita all’ingrosso della carne che nella vendita di oro, le quali hanno omesso di versare al fisco 850 mila euro. Fino ad ora, Fornoso non era mai stato raggiunto dall’incriminazione di associazione mafiosa, ma condannato esclusivamente per traffico di stupefacenti. Alcuni collaboratori di giustizia, però, lo collocano a pieno titolo nella famiglia di Misilmeri con operatività anche a Palermo dove ricopre il ruolo di referente per il traffico internazionale di droga proveniente dalla Spagna e dalla Colombia.
Formoso imponeva le estorsioni a danni di imprenditori locali sino a farsi versare una somma di 100 mila euro da un imprenditoe palermitano. Cosa Nostra non perde mai le vecchie abitudini e riesce, ancora, a comandare dal carcere.