Una mattina come tante nelle quale una mamma è affaccendata a preparare la colazione, svegliare i tre figli e sistemare gli zaini. Per Barbara 31 anni, quella mattina del 2 aprile 1985 è uguale a tutte le altre: il solito ritardo, la solita fretta quando si hanno tre figli da accompagnare a scuola. Troppo in ritardo quella mattina e così Margherita, la figlia maggiore di 11 anni, accetta il passaggio di una compagna. Poco dopo Barbara con i gemelli Giuseppe e Salvatore di 6 anni salgono sulla Wolksvagen Scirocco e percorrono la strada che da Pizzolungo porta a Trapani. Su quella stessa strada transitano, a quell’ora, una Fiat 132 blindata e una Fiat ritmo che trasportava il giudice Carlo Palermo e gli agenti della scorta Rosario Di Maggio, Raffaele Mercurio, Antonino Ruggirello e Salvatore La Porta.
Il giudice Palermo era giunto a Trapani 50 giorni prima, proveniente da Trento dove aveva indagato sul traffico di armi e droga e sulla connivenza del PSI di Bettino Craxi con la criminalità organizzata. Non uno qualunque quindi, il giudice Palermo era un servitore dello Stato che aveva già indagato sulla relazione tra mafia e politica e le sue indagini si erano incrociate spesso con quelle del giudice Ciaccio Montalto ucciso nel 1983. Da poco a Trapani, ma in grado di creare già scompiglio tra le cosche indagando sulla raffinazione e il traffico di eroina.
Sul ciglio della strada ad attendere il suo passaggio si trova un auto imbottita di esplosivo. L’auto sulla quale viaggia il giudice Palermo sorpassa quella di Barbara, e chi ha in mano il telecomando decide ugualmente di azionarlo, incurante della presenza di vite innocenti e sperando che il giudice rimanga comunque colpito. Invece il giudice Palermo ne esce miracolosamente illeso, l’auto con a bordo Barbara e i suoi gemelli fa da scudo e per loro non c’è scampo. I due gemellini fatti a brandelli, alcune parti saranno rinvenute sulla parete di una palazzina a 200 metri di distanza e, addirittura, un lobo di un orecchio di uno dei bambini all’interno di una abitazione. Il corpo di Barbara è sbalzato fuori dall’abutacilo dell’auto.
Un boato che ha messo fine alla spensieratezza di quella mattinata. Magari Barbara stava aiutando i suoi figli a ripetere la lezione oppure stavano cantando o giocando. È tutto finito in un attimo. Per la strage di Pizzolungo sono stati condannati Toto’ Riina, Antonino Madonia, Vincenzo Virga e Balduccio di Maggio. L’esplosivo utilizzato era dello stesso tipo utilizzato nella strage del rapido 904 nel dicembre 1984 e l’uomo che collaborò alla strage, Gioacchino Calabro’, è lo stesso esperto di esplosivi utilizzato da Cosa Nostra per le stragi del 1993.
Margherita, unica sopravvissuta per caso a quell’orrore, vive quella ferita che mai potrà rimangiarsi mantenendo viva la memoria di quel 2 aprile 1985.
Non dimentichiamo l’orrore della mafia che non si ferma davanti ad un auto che transita per caso, vite insignificanti per gli uomini del disonore.