Un dipendente della centrale nucleare di Zaporizhzhia e il suo autista sono stati uccisi da un colpo di mortaio russo fuori dall’impianto. Uccisione di Dugina, ministro Lavrov nel giorno dei funerali: “Nessuna pietà per i killer”.
Secondo l’intelligence di Mosca, a uccidere Dugina è stata un’agente ucraina, arrivata in Russia a fine luglio e poi fuggita in Estonia. Per Kiev invece l’attentato è opera dei servizi segreti russi. “È necessario che la Crimea sia liberata perché si arrivi davvero alla vittoria e il diritto internazionale sia ristabilito: tutto è iniziato lì e lì deve finire”, ha detto il presidente ucraino Volodymyr Zelensky al summit della Piattaforma di Crimea, al quale hanno partecipato molti leader occidentali.
“L’Ue non riconoscerà mai l’annessione illegale della regione da parte della Russia”, ha detto la presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen. “La lotta per riconquistarla fa parte della lotta per la liberazione dell’Ucraina”: così il premier italiano, Mario Draghi. Anche il leader turco Recep Tayyip Erdogan si allinea ai suoi omologhi: “Putin restituisca la penisola”.
Dura la risposta del Cremlino, che definisce i partecipanti al meeting “terroristi”. Intanto l’Onu apre il vertice sulla sicurezza della centrale nucleare di Zaporizhzhia e lancia un appello: “Demilitarizzare il sito”.
“La Russia si ritiri”, chiedono invece gli Usa mentre si preparano a consegnare un nuovo pacchetto di aiuti da 3 miliardi di dollari. Oggi l’Ucraina conta sei mesi dall’inizio dell’invasione, nel giorno in cui nel Paese si festeggia l’Indipendenza dall’Urss.