È difficile moderare gli aggettivi parlando della vicenda degli affidi illeciti di Bibbiano. Perfino “illecito” suona come un legalese posticcio, understatement di un più adeguato “criminale”. Strappare i figli ai genitori naturali costruendo storie di maltrattamenti o condizioni di vita inadeguate per “oliare” la lucrosa macchina degli affidi è criminale.
Mentre lo Stato ingrassa i servizi sociali e le organizzazioni ad essi legate passando al setaccio con metodi criminali la vita dei genitori che questi figli non vorrebbero mai allontanare, pochi sembrano interessati ad occuparsi di bimbi sicuramente non desiderati e quindi abbandonati. E il delicato tema delle adozioni resta sinonimo di lungaggini burocratiche e polverose pratiche internazionali per adottare minori nati fuori dai confini nazionali.
Perché lo Stato non incentiva invece il ricorso alle adozioni di bambini italiani abbandonati, incrementando al contempo gli strumenti che agevolino una scelta per la vta che può evitare infanticidi e il ricorso ad un’esperienza non immune da traumi, come l’aborto?
Sono in pochi a saperlo, ma delle moderne “ruote degli esposti” in Italia esistono già: ce ne sono cinquantotto (al numero verde 80081300 è possibile conoscere dove si trova quella più vicina). E si affidano alla tecnologia per accogliere i neonati abbandonati.
La ruota o rota degli esposti era una bussola girevole di forma cilindrica, di solito costruita in legno, divisa in due parti chiuse per protezione da uno sportello: una verso l’interno ed un’altra verso l’esterno che, combaciando con un’apertura su un muro, permetteva di collocare, senza essere visti dall’interno, gli esposti, ovvero i neonati abbandonati. Facendo girare la ruota, la parte con il bimbo veniva immessa nell’interno. Da lì, aperto lo sportello, si poteva prendere il neonato per dargli le prime cure.
Spesso vicino alla ruota vi erano una campanella, per avvertire chi di dovere di raccogliere il neonato, e una feritoia nel muro dove mettere offerte per sostenere chi si prendeva cura degli esposti.
La prima ruota degli esposti comparve a Marsiglia nel 1188. Da lì si diffuse in tutta Europa, approdando a Roma dieci anni dopo per volere di Papa Innocenzo III.
Nel 1923 Mussolini ne abolì l’uso: l’aumento dei neonati ripudiati aveva cominciato a gravare sulle casse degli enti assistenziali statali che si occupavano della loro assistenza (brefotrofi in testa).
Le moderne ruote degli esposti sono confortevoli e ad alta tecnologia.
Undici anni fa al pronto soccorso del Policlinico Casilino di Roma, un anno dopo che ne era stata installata una, suonò un allarme collegato a una culla riscaldata che si affaccia all’esterno dell’ospedale, dove si può lasciare un neonato senza essere visti. I medici vi trovarono dentro una bimba di circa tre mesi, che oggi vive felice con la famiglia adottiva in una cittadina del centro Italia.
In Puglia ce ne sono tre. La più recente è stata installata a Monopoli (dopo Taranto e Bari), alla memoria di Chiaraluna. Così fu chiamata la piccola partorita e sotterrata dalla madre in spiaggia il 14 febbraio 2017.
Sulla culla, in diverse lingue (perchè anche gli immigrati ne possano usufruire) una frase semplice: “non abbandonare il tuo bambino, lascialo in mani sicure”.
I casi di abbandono di neonati in Italia superano i 3000 l’anno. Le donne non sono più giudicate per la scelta di abbandono del proprio bambino: la legge consente alla madre di non riconoscere il bambino e di lasciarlo nell’Ospedale dove è nato affinché sia assicurata l’assistenza e anche la sua tutela giuridica. Il nome della madre rimane per sempre segreto e nell’atto di nascita del bambino viene scritto «nato da donna che non consente di essere nominata».
In questo caso, la dichiarazione di nascita è resa da un procuratore speciale, ovvero dal medico o dalla ostetrica che ha assistito al parto, rispettando l’eventuale volontà della madre di non essere nominata.
I bambini lasciati nei nidi da «madre che non vuole essere nominata» sono circa 400 l’anno.