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Mutui: il dramma del tasso variabile

| 10 Marzo 2023 | ECONOMIA

La situazione economica attuale, con l’aumento del costo del denaro di altri 50 centesimi da parte della Bce, pesa su chi ha un mutuo a tasso variabile. E rischia anche di avere ripercussioni non indifferenti sul mercato immobiliare, già in difficoltà nell’ultimo periodo. Ma cosa può fare chi ha un mutuo a tasso variabile? Ed è davvero così conveniente passare al fisso?

“I mutui variabili costeranno almeno un 1% in più rispetto al tasso Euribor” – spiegava già a fine febbraio, a Sky TG24 Business, Guido Bertolini, di Mutui Supermarket – “e la discesa non avverrà prima della primavera 2025”. Per quanto riguarda la surroga di un mutuo, ovvero il trasferimento del mutuo in un’altra banca che offre un tasso di interesse e delle condizioni più vantaggiose, “può essere interessante per chi ha uno a tasso variabile” – sottolineava ancora Bertolini – permettendo così “un passaggio al tasso fisso”.

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I mutui a tasso fisso e quelli a tasso variabile sono offerti, in linea teorica, a condizioni analoghe, come spiega il Corriere della Sera, ma con tutta probabilità nel giro di qualche settimana i variabili aumenteranno ancora. In questo frangente la scelta in favore del tasso fisso da parte di chi vuole comprare casa e deve ricorrere al finanziamento, appare come la migliore.

Però, ad oggi, va anche ricordato che è difficile stimare per quanto tempo ci saranno inflazione e alto costo del denaro. E quando l’inflazione sarà tornata al livello giudicato fisiologico dalla Bce, e cioè al 2%, i tassi scenderanno e allora ripartiranno inevitabilmente le surroghe dei mutui fissi. In questo quadro appare inevitabile una stretta sulle concessioni, soprattutto dei mutui oltre i 20 anni.

E per chi ha in corso un mutuo a tasso variabile e non è riuscito a sostituirlo per tempo? L’entità degli aumenti dipende dalla durata residua del mutuo e dal tasso iniziale: maggiore è il numero di rate da pagare e minore il tasso di partenza, più alto è l’incremento della rata.

Quali sono le opzioni? La prima è rinegoziare con la banca: si può modificare la tipologia di tasso, la durata residua del mutuo, le modalità di ammortamento del capitale. Si può anche obbligare la banca a passare dal variabile al fisso, se si tratta di prima casa, se non si è mai ritardato il pagamento di una rata e se si ha un Isee inferiore a 35mila euro.

Da ricordare però che, comunque, anche se si riuscisse ad effettuare il passaggio, il tasso fisso sarebbe sopra al 4%.

Intanto, la presidente della Bce, Christine Lagarde, spiega di avere un “compito di importanza critica: è la stabilità dei prezzi che significa combattere l’inflazione generata dalla crisi energetica alimentata dalla terribile guerra in Ucraina”. “So che le prime vittime dell’inflazione sono i meno privilegiati, i più vulnerabili, le donne”. Per questo “dobbiamo fare ciò che serve e lo faremo e ristabiliremo la stabilità dei prezzi. Faremo tutto quello che serve”, ha sottolineato.

TAG: Bce, Mutuo, tasso fisso, tasso variabile
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