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Terremoto Turchia e Siria: migliaia di morti

| 8 Febbraio 2023 | ESTERI

È salito a più di 7.000 i morti accertati il bilancio provvisorio del terremoto in Turchia e Siria. L’Usgs stima fino a 10mila vittime. Dopo 28 ore dal sisma, una donna e i suoi tre figli sono stati estratti dalle macerie di un edificio crollato nel distretto Nizip di Gaziantep, nel Sud della Turchia.

Il ministro degli Esteri Tajani su Twitter: “L’Unità di Crisi del ministero degli Esteri ha rintracciato tutti gli italiani che erano nella zona del sisma. Tranne uno. Si sta cercando ancora un nostro connazionale, in Turchia per ragioni di lavoro. La Farnesina, fino ad ora, non è riuscita ad entrare in contatto con lui”.

Il suolo dell’Anatolia si è spostato di almeno 3 metri. Il presidente turco Erdogan ha proclamato 7 giorni di lutto nazionale. La scossa è stata avvertita fino in Groenlandia. Scattata l’allerta tsunami per l’Italia, poi revocata. In arrivo soccorritori da tutto il mondo.

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Il Messico ha inviato in Turchia 16 cani da soccorso altamente specializzati, alcuni dei quali vantano curriculum di salvataggi sotto le macerie da terremoti di tutto rispetto. I cani, insieme a squadre di soccorritori militari altamente specializzati, sono decollati da Città del Messico.

In Messico i cani hanno avuto un ruolo da protagonisti dopo il terremoto del 2017 e hanno conquistato il cuore dei messicani compiendo miracoli. Come fece Frida, un labrador retriever in servizio presso la Marina, morto di vecchiaia lo scorso anno, che si distinse in un team di cani dopo il terremoto in Messico del 2017 e che – scrive la Bbc – ha all’attivo il salvataggio di 12 vite umane fra Messico, Haiti, Guatemala ed Ecuador e anche il ritrovamento di 40 corpi.

Sui media apparve una foto in cui Frida appare con scarpette protettive antiscivolo su tutte le quattro zampe e con occhialoni protettivi. Se Frida non c’è più, nello squadrone canino in viaggio per la Turchia ci sarà però un altro veterano del terremoto del 2017: il pastore belga Ecko. Il Messico non invia nelle zone terremotate solo cani e militari, ma anche volontari civili, come il gruppo Los Topos de Tlatelolc (Le talpe di Tlatelolco), che hanno offerto aiuto alla Turchia tramite il ministro degli Esteri, Marcelo Ebrard, che nel giro di poche ore ha fatto messo loro a disposizione un aereo.

Le squadre di soccorso in Turchia e nel nord della Siria hanno lottato contro il tempo e il freddo per cercare tra le macerie i sopravvissuti al violento terremoto di lunedì, che ha già ucciso più di 7.300 persone. In Turchia, il bilancio delle vittime è salito a 5.434, secondo l’ultimo bilancio ufficiale, mentre in Siria sono morte almeno 1.872 persone, portando il bilancio totale a 7.306 morti.

Il presidente turco Recep Tayyip Erdogan ha dichiarato lo stato di emergenza per tre mesi in 10 province del sud-est colpite dal sisma. Il bilancio su entrambi i lati del confine è in costante aumento e, data l’entità delle distruzioni, è probabile che continui a salire. Solo in Turchia, le autorità hanno contato quasi 5 mila edifici distrutti.

TAG: aiuti umanitari, macerie, morti, Siria, terremoto, Turchia
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