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Non chiamatela Violetta

Traviata, l'opera più rappresentata al mondo, è un processo all'ipocrisia che resta di grande attualità
| 26 Settembre 2022 | ATTUALITÀ, CULTURA, IL FORMAT

A 169 anni dalla “prima” al Teatro La Fenice di Venezia, su Traviata continuano a scorrere fiumi di parole. E la sorprendente modernità del personaggio di Violetta, incantevole cortigiana troppo libera per non soccombere all’ipocrisia dei suoi tempi, e troppo fragile per non soccombere alla malattia del secolo a cui apparteneva, continua ad affascinare melomani e non.

C’è molto che non ti aspetti nelle pieghe della Traviata di Giuseppe Verdi. Nella suggestiva cornice di “Al tempo ritrovato“, la Biblioteca Comunicale di Sacrofano inaugurata ad aprile di quest’anno, Agostino Marzoli, musicista e Professore di Musica in varie scuole, ha ripercorso gli aspetti più inediti legati alla genesi  e alla storia dell’opera, soffermandosi sulla straordinaria capacità di Verdi di mettere in musica i drammi, le passioni e le emozioni dei protagonisti.

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Nella sua apprezzata lezione, dal titolo Non chiamatela Violetta, organizzata da UniAmo Sacrofano, Marzoli ha aperto inoltre un’interessante riflessione sui protagonisti silenziosi dell’opera lirica più rappresentata al mondo, a partire dall’ipocrisia e il perbenismo che portarono alla censura del libretto originale di Francesco Maria Piave.

Violetta , la versione censurata  di Traviata,  a partire dal titolo, “normalizzava” in chiave sociale e morale gli aspetti più scandalosi del capolavoro verdiano. La lettura del libretto censurato è illuminante per comprendere fino a che punto l’opera avesse colpito nel segno nel denunciare le contraddizioni di una società ipocrita, perbenista e spietata. Nel 1853, una prostituta decisa a cambiare vita restava una creatura immorale, e inutile restava il suo tentativo di farsi accettare all’interno della società borghese.

In Violetta, l’azione è spostata all’inizio del 1700.  Violetta non è una prostituta, ma una giovane povera e sola. Alcuni passaggi sono trasformati ad hoc per passare messaggi destinati a condizionare comportamenti e regole di vita. Nel celebre Brindisi Violetta canta “Dolce è con voi dividere / questi felici istanti; / follia son degli amanti / la gioia ed il piacer”, e non le parole del testo originale: “Tra voi, tra voi saprò dividere il tempo mio giocondo/tutto è follia follia nel mondo/ ciò che non è piacer”.

La versione riveduta e corretta, di fatto stravolta nella sua Traviata, ovviamente non piacque a Verdi: La censura ha guastato il senso del dramma. Ha fatto la Traviata pura e innocente. Tante grazie! Così ha guastato tutte le posizioni, tutti i caratteri. Una puttana deve essere sempre puttana. Se nella notte splendesse il sole, non vi sarebbe più notte. Il previsto debutto romano del 1854 venne annullato, ma l’opera sarebbe andata in scena ugualmente, di lì a pochi mesi, nella futura capitale d’Italia, con il testo censurato.

Per la guida all’ascolto, Marzoli ha scelto la versione di Traviata diretta da Carlo Rizzi, nell’esecuzione dei Wiener Philharmoniker, e l’allestimento del regista tedesco Willy Decker che trionfò a Salisburgo del 2005. Anna Netrebko è una Violetta di incredibile avvenenza, sia fisica che vocale. Rolando Villázon, alternando passione, isteria e disperazione, conferisce ad Alfredo un’inedita vena infantile.

Esponente di spicco del Regietheater, caratterizzato da performances all’insegna della sperimentazione e della provocazione, diciassette anni fa Decker scelse a Salisburgo un allestimento minimalista di incomparabile potenza ed intensità. La scena è  pressoché vuota, occupata unicamente da un divano rosso nel primo atto, bianco nel secondo e nel terzo, e da un enorme orologio che inesorabile scandisce l’avvicinarsi della morte di Violetta, con le lancette che scorrono impazzite. Ad esse Violetta si aggrappa nel primo atto, in un disperato tentativo di evitare l’inevitabile. Nella prima scena del secondo atto, l’orologio è parzialmente coperto da un drappo fiorato (lo stesso che copre i divani). Questa pausa di serenità  rappresenta il giardino e la campagna nella quale i due amanti si sono trasferiti per vivere il loro amore.

Amore e morte, temi intramontabili della letteratura e dell’arte, ma anche la difficoltà di entrare in contatto profondo e  la solitudine sono le cifre interpretative che Decker sceglie per la sua Violetta e il suo Alfredo. Costantemente in scena, Violetta e Alfredo si guardano, si toccano, si parlano, ma sembrano entrare poco in contatto l’uno con l’altro. Questa interazione scarna e a tratti impacciata viene costantemente sorvegliata da un vecchio signore dall’aspetto inquietante, che solo alla fine scopriremo essere il Dottor Grénvil.

Un ultimo, doveroso riferimento al testo letterario al quale Verdi si ispirò per Traviata. Si tratta de La Signora delle Camelie composta da Alexandre Dumas figlio nel 1848. Protagonista del romanzo è Marguerite Gautier, e per questo personaggio Dumas s’ispirò a Marie Duplessis,  la cortigiana più ambita della Parigi dell’Ottocento. La Duplessis frequentava gli Champs-Elysées e le rappresentazioni teatrali, portandosi sempre dietro tre oggetti: l’occhialino, un sacchetto di dolci e un mazzo di camelie, che per 25 giorni al mese erano bianche e per i restanti 5 giorni rosse. Così comunicava in modo discreto quando era disponibile o meno per gli incontri amorosi. E nella Traviata, la camelia è per Violetta un fragile pegno d’amore, simbolo del suo desiderio disperato di comprensione e di accettazione.

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