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Seneca e il concetto di felicità

| 26 Giugno 2022 | CULTURA

L’Epistola come metodo di insegnamento

Vengono rese note oggi le tracce degli scritti relativi alla maturità 2022, attinenti al Liceo Classico.

Chi vi scrive ha avuto modo di tradurre un ostico Epicuro, in una versione datata 1991.

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Il titolo riproponeva quella che, a distanza di 30 anni, risuona oggi tra i banchi dei giovani maturandi.

“La vita è felice solo se è saggia, bella e giusta”, (Epicuro, Lettera a Menèceo 131-132).

Quest’anno si ripropone la  versione  di Seneca.

Per certi versi, parallela q quella da me tradotta.

Proposta in un passo del celebre “De tranquillitate animi”.

Due Uomini, due pensieri

Certamente, con sfumature epicuree meno profonde, il Filosofo torna sul tema della felicità.

Non senza frequenti e dirette citazioni ad Epicuro, di cui era attento studioso.

Si veda, a tal proposito, “La Vita felice”, Capitolo 13, paragrafo 1.

“Io sono convinto, e lo sosterrò anche a dispetto dei miei amici stoici”;

“Epicuro dà precetti giusti e retti, e anche severi.

Seneca ed Epicuro, divisi da poche centinaia di chilometri, affrontano un tema essenziale nella filosofia classica.

La felicità, il retto modo di vivere, come non abbattersi di fronte alle avversità della vita.

Seneca ha usato spesso la forma dell’Epistola, cioè della lettera come metodo di conversazione e di insegnamento.

Egli ha condiviso con i suoi amici ed allievi questa impostazione metodologica.

Un parallelismo con la scuola socratica: Maestro, Allievi, Logos.

“Dialogein”, discutere attraverso, dialogare assieme.

La critica accademica

Questo modo di esplicare il proprio pensiero ha portato parte della critica accademica, anche più autorevole, a considerare quest’indagine speculativa priva di novità sul piano dei fondamenti teoretici.

Almeno nella dialettica di Seneca.

Una Filosofia priva di una base solida concettuale.

Eppure, il pensiero di Seneca non ha attratto solo adepti e Notabili romani, ma anche intere generazioni di studiosi.

Al contrario, appare proprio questa schiettezza di intenti, questa visione aperta sulla vita e sulla realtà che ne fa un pensatore severo e sereno, come ricorda Pascoli a proposito del suo vecchio Maestro Giosuè Carducci.

Il concetto di Il concetto di vita felice

“Tutti vogliono vivere felici, ma quando si tratta di vedere con chiarezza che cosa sia che rende felice la vita, Io sono nell’oscurità. (De Vita Beata , I , 1,3).

Chi non ha avuto momenti, pensieri, su ciò che ha fatto, che ha compiuto.

Forse un rimpianto, nel lavoro, nell’amore, nell’Io.

Eppure nel Capitolo (De vita Beata III, 1,6),  ” Noi, come in mezzo alle tenebre, passiamo ad oltre quello che ci è vicino.

“Tiriamo fuori ciò che è buono in noi, non è lontano.”

Lo sforzo come momento intellettivo di nascita o rinascita.

L’auto coscienza di se come momento di interiorizzazione.

Appare, a tal proposito, sottolineare, leggendo il Capitolo IV, come vi sia un concetto poco probabile nei tempi in cui viviamo.

Questa convinzione aurea che “l’animo è tanto più felice in quanto segua, indomitamente, uno stile di vita modesto ma umano”.

Nel massimo sollecitudine per il prossimo.

Ottime parole duemila anni fa, meno convincenti oggi.

TAG: #Socrate, Epicuro, fFelicità, maturità, Seneca, Studio
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