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Ugo Tognazzi, cento anni di ironia e provocazioni. Il Male nel 1979 lo presentò come il vero capo delle BR

| 29 Marzo 2022 | ATTUALITÀ

Ugo Tognazzi è nato cento anni fa.

In questi giorni quasi tutti lo celebrano come grande attore, ma solo pochi ricordano il suo gusto profondo per il paradosso e la provocazione anche al di fuori di un ambito strettamente cinematografico.

Gli episodi sarebbero tanti, e tra questi non possiamo dimenticare una certa caduta dalla sedia che risale al 1959 ed a cui farà seguito la fine di una trasmissione seguitissima ed una raffica di licenziamenti dalla Rai. La trasmissione si chiamava Un due tre ed era condotta dal duo Tognazzi – Vianello. Nel 1959 era già alla sesta stagione, ma non dava segni di stanchezza ed anzi riscuoteva sempre un grande successo.

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Tutto iniziò la sera del 24 giugno. Giovanni Gronchi, allora presidente della repubblica, si trovava in un palco alla Scala accanto al presidente francese De Gaulle quando, nell’ atto del sedersi,  cadde improvvisamente a causa di una poltrona mal sistemata.

Il giorno successivo i due attori misero in scena uno sketch che richiamava chiaramente l’ episodio accaduto a teatro. Nell’ occasione Vianello tolse la sedia a Tognazzi che cadde a terra, mentre l’ altro commentava “Chi ti credi di essere?”. Tognazzi rispondeva: “Beh, presto o tardi, tutti possono cadere”.

La battuta era buona ma non venne apprezzata. La caduta, o la perdita della sedia, riveste un significato particolare per un uomo politico che vuol sempre rimanere in sella, ed ancor più per un presidente della Repubblica. Forse proprio per questo, applicando la legge di gravità, la sera stessa la trasmissione venne cancellata mentre i due attori furono licenziati assieme al direttore della sede Rai di Milano.

Molti anni dopo, ricordando l’ episodio, Tognazzi dirà: «L’uomo compone, la RAI dispone!»

I due subirono una lunga quaresima televisiva ma le loro carriere proseguirono a vele spiegate. Tognazzi sbancò tutti i botteghini e Raimondo Vianello negli anni 70 fu protagonista, con la moglie Sandra Mondaini, dei più seguiti varietà televisivi del sabato sera.

Nel 1979,  in un’ Italia cupa e completamente diversa da vent’ anni prima, Tognazzi fu protagonista di un’ altra celebre performance. Il clima politico era pessimo e solo un anno prima era stato rapito ed ucciso Aldo Moro, mentre terrorismo e violenza politica la facevano da padroni mietendo quasi ogni giorno nuove vittime.

Ai primi del 1978 era nato il Male, una rivista satirica diretta da Pino Zac ( e poi da Vincino) molto simile al Canard Enchainè francese. La redazione era animata da un gruppo di giovani provenienti in gran parte da Lotta Continua e dal Manifesto, carichi di energia e con molte cose da dire. I bersagli della testata, destinata a diventare famosissima, erano vari e numerosi: prima di tutto veniva la Democrazia Cristiana con i suoi leader ( in primis Giulio Andreotti)  ma a seguire il grande partito comunista e spesso e volentieri anche la chiesa cattolica. Il giornale era corrosivo e oltraggioso, e non faceva sconti a nessuno.

Il Male, con gusto situazionista, pubblicò una serie di “falsi” tanto clamorosi quanto raffinati. Si iniziò con una copia di Repubblica che titolava “Lo Stato si è estinto”, in uscita giusto due settimane dopo i funerali di Aldo Moro, e a seguire arrivò un finto numero del Corriere dello Sport che sollevò grande scalpore sparando in prima pagina un titolo come “ Annullati i mondiali di calcio” perché erano “ tutti drogati gli olandesi nella partita con gli azzurri”. Successivamente, proprio mentre si stava svolgendo un congresso del Pci, nel settembre 1978 uscì un falso de l’Unità con in prima pagina un “ Basta con la DC “a caratteri di scatola, e il segretario Enrico Berlinguer che annunciava la rottura con la Democrazia Cristiana e la fine della politica di solidarietà nazionale.

Ma il falso più celebre e meglio organizzato resta proprio il numero uscito nel 1979 con le prime pagine perfette e curatissime di ben tre quotidiani ( La Stampa, Il Giorno e Paese Sera) che aprivano con la notizia dell’arresto di Ugo Tognazzi come “ vero capo delle Brigate Rosse” e  pubblicavano alcune foto dell’attore ammanettato ed accompagnato dai poliziotti, tra i quali si riconoscevano tre redattori ( del Male) in divisa. Su Paese sera si parlava tra l’ altro di “ampie retate negli ambienti dei comici” e si poteva leggere un fondo alla firma di Aniello Coppola “ Quando la comicità diventa eversione”  con un duro attacco al partito degli innocentisti, che venivano invitati a tirar fuori le prove a discarico mentre i giudici si chiudevano in un “significativo silenzio” dopo aver deciso sotto giuramento di non violare il segreto istruttorio fino all’ 85, cioè a scadenza dei termini di custodia cautelare ( all’ epoca arrivavano a dieci anni, sottolineiamo ) per Tognazzi, il quale non poteva pretendere di sottrarsi ad un errore giudiziario chissà per quale oscuro privilegio. L’ articolo si concludeva con un invito a lasciar lavorare i giudici in santa pace, perchè “ anche se un errore si dovesse determinare , la sostanza – s’ intenda la democrazia- sarà salva. E questo è quel che conta.”

Ugo Tognazzi, motivando la sua partecipazione alla beffa, disse lapidariamente «Rivendico il diritto alla cazzata!».

Ma non è finita qui. Anche dopo il finto arresto la vena dissacratoria e fortemente polemica dell’ attore era ben lungi dall’ essere esaurita.

L’ occasione fu un invito a Domenica In, ai primi del 1980, quando un Ugo Tognazzi particolarmente in forma venne intervistato da un Pippo Baudo in maglione rosso, magrissimo e a tratti un po’ sorpreso. Il filmato è reperibile su you tube, e merita di essere vista fino in fondo.

L’intervista inizia con due parole di introduzione di Pippo Baudo, mentre Tognazzi guardava ostentatamente l’ orologio.

Baudo rivolge all’ospite una domanda sull’ ultimo film, I viaggiatori della sera, tratta dall’ omonimo romanzo di Umberto Simonetta. Per Tognazzi, che lo interpretava assieme ad Ornella Vanoni, era la quinta regia. Da subito si vide che Tognazzi non voleva sentire domande ma voleva farle lui, tanto da chiedere provocatoriamente a Baudo, davanti a tutto il paese, di parlare di un argomento all’ epoca assolutamente tabù come la liberalizzazione della marjuana

Baudo glissa, rispondendo che non era questo l’argomento della puntata, ma l’ ospite insiste offrendo a Baudo una sigaretta di quelle normali, che – aggiunge –  fanno malissimo. Baudo non fuma, ribadisce di avere questa virtù e ripete la domanda: Come mai ti esibisci di tanto in tanto come regista?

Tognazzi non risponde ma non demorde, e risponde: Vogliamo parlare di Toni Negri? Baudo sbianca, e ne ha tutte le ragioni.

Questa domanda fatta davanti a tutto il paese, in quel momento storico, era ben più che provocatoria. Era anzi particolarmente insidiosa e politicamente pericolosa, non solo per l’ occasione televisiva. Il professor Toni Negri, leader padovano dell’ Autonomia Operaia, era stato arrestato il 7 aprile 1979 insieme a molti altri esponenti e simpatizzanti dell’ organizzazione  nel quadro di un’ inchiesta coordinata dal procuratore di Padova, Pietro Calogero. Secondo la ricostruzione del magistrato ( il c.d. teorema Calogero) l’ autonomia sarebbe stata la facciata legale di una complessa organizzazione politica e paramilitare denominata Brigate Rosse, vedendo ed in sostanza il terrorismo in Italia come un’ unica struttura guidata da un unico vertice.

Toni Negri, sempre secondo questa tesi, sarebbe stato l’ ideologo delle BR, il mandante morale dell’ omicidio Moro e persino il telefonista delle BR che aveva chiamato annunciando la morte dell’ ostaggio, tutte ricostruzioni ampiamente disattese in sede processuale. II professor Toni Negri, sottoposto ad una lunghissima carcerazione preventiva, sarebbe uscito dal carcere solo perché  eletto deputato alle elezioni politiche del 1983 grazie ad una dirompente iniziativa politica dei radicali che per protestare contro le leggi speciali lo avevano candidato. Questa era la situazione, e pochi ricordano che il termine massimo della carcerazione preventiva nel 1980 si aggirava sui 10 anni, un caso unico in Europa occidentale.

Ma torniamo all’ intervista. Ancora una volta Baudo risponde diplomaticamente che non era questo l’argomento ne’ la sede, quando Tognazzi rilancia e mette a segno un colpo da maestro. Guarda Baudo e dice: Ma no, mica per altro vorrei chiarire se il capo delle Brigate Rosse è lui o sono io.

Ilarità ed applausi degli spettatori che ricordano benissimo il numero del Male dedicato al suo arresto, l’ anno prima.

Reazione di Baudo che non si dice disponibile ad accettare questa provocazione perché – ancora una volta – non è la sede ne’ l’ occasione.

Dopo brevi schermaglie Ugo rilancia ancora, chiedendo perché non parliamo della proposta di mettere una tassa sui film erotici.

Baudo reagisce ed afferma che è un argomento molto giusto di conversazione, e che lui invita il ministro dello spettacolo a venire a Domenica In se ne vuol dibattere.

Tognazzi replica e si dice contrario, perché no sennò la povera Merlin uscirebbe dalla tomba.

Reazione di Baudo che invita a non parlare dei defunti perché non è opportuno e non è il caso. Tognazzi risponde che non gli sembra una iniziativa da promuovere dopo tanta fatica  ( fatta dalla Merlin) per non lasciare allo stato quel marchio di mediatore della prostituzione, se adesso proprio lo Stato si mette a fare il mezzano dei film a luci rosse.

Ultimo assalto di Baudo che torna alla carica e chiede ancora a Tognazzi come mai ha deciso, per la quinta volta, di fare la regia. Parla anche della cantante Ornella Vanoni che lo ha interpretato molto bene, rivelandosi una grossa attrice.

Tognazzi finalmente risponde e dice di aver voluto fare un film sul futuro, perché il presente gli sembrava un casino.

Aggiunge che la Vanoni recita bene, ma che per dirlo bisognerebbe andare  a vedere il film, che la censura ha proibito ai minori di 18 anni così viene meno l’occasione di farlo vedere a tutti, come era sua intenzione. Tognazzi si accalora e dice di aver fatto un film che si rivolgeva particolarmente ai giovani, non perché fosse un film sui giovani ma proprio perché proprio contava sui giovanissimi,  quindi sulle persone non ancora strumentalizzate che però non lo possono vedere.

Baudo gli ricorda che lui non fa parte della commissione di censura e quindi non c’ entra nulla, per cui questi strali si indirizzano verso la persona sbagliata. Anzi, lo invita a rivolgersi alla commissione di appello augurandosi che il film passi ed ottenga il visto. Tognazzi sorridendo dice di sentirsi imputato, ma Baudo gli risponde di no.

L’atmosfera si distende e il conduttore fa un’ altra domanda.

Non tutti ricordano che Tognazzi si piccava di essere un grande cuoco ed organizzava grandi cene, per cui l’argomento ricette con lui veniva fuori sempre.

Il passaggio è così godibile che va riportato testualmente.

Baudo: Oggi prima di venire qui hai preparato da mangiare? E che cosa hai preparato?

Tognazzi ridacchiando: si si

  1. E cosa hai preparato?
  2. Non lo posso dire…
  3. Perché?
  4. testicoli di toro al pernod ( applausi del pubblico)

Baudo è fermo come una statua  e lo guarda fisso, e dice: Si. Poi?

Tognazzi: è difficile trovarli, perché anche dei tori se ne trovano pochi che abbiano i … e qui fa un gesto rotondo con le mani.

Risate ed applausi del pubblico.

L’atmosfera si distende e l’ intervista va avanti con un ricordo… imbarazzante.

Tognazzi dice che a lui piace rimanere dentro la regola, ma portandosi al limite. A lui piacerebbe andare oltre…

Tognazzi: capisco benissimo che in Rai TV con me le cose anche se passano vent’anni non è che cambino molto. C’è sempre una certa…

Infatti ti ricordi infatti insomma ti ricordi quando io cadendo da quella sedia eh eh eh

Baudo: eeh ( ride) eh eh cadendo da quella sedia?

Tognazzi: ricordi quando io caddi dalla sedia facendo la parodia dell’allora Presidente della Repubblica e venni licenziato, il presidente … quello dei francobolli rosa

Baudo: Come? ( si china verso Tognazzi e porta la mano all’ orecchio) Non capisco non capisco non capisco ( tre volte)

Tognazzi: Non mi ricordo il nome

Baudo: Io ho poca memoria. Considerate la mia posizione io sto veramente sul filo ( e fa un gesti di taglio con la mano) non so dove va a parare lui devo tentare in qualche modo di difendermi altro che Cassius Caly in un match!

Io ho fatto un sacco di domande non contano più niente perché tu mi bruci tutto… ( tiene in blocco note con una mano, con l’ altra strappa il foglio e lo mette in tasca, sorridendo).

I due continuano a chiacchierare come vecchi amici.

Lo show prosegue, ma abbiamo detto tutto. E Tognazzi prima di noi.

TAG: Ugo Tognazzi
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