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Il presidente ucraino Zelensky non accetta ultimatum da Putin

| 8 Marzo 2022 | ESTERI

L’obiettivo è fermare l’invasione russa, ma l’Ucraina non accetta ultimatum. A dirlo è il presidente Volodymyr Zelensky che, intervistato dalla Abc, ha chiesto al suo omologo russo Vladimir Putin di uscire dalla sua “bolla” e consentire il “dialogo”. Rispondendo a una domanda sulla proposta di Mosca di interrompere l’offensiva se il governo di Kiev rinuncia all’adesione alla Nato, riconosce la Crimea come territorio russo e riconosce l’indipendenza del Donbass, Zelensky ha commentato: “Questo è un altro ultimatum e non siamo per gli ultimatum”.

In un nuovo video sui social, il presidente ucraino ha anche ribadito di “non aver paura” e di volersi “nascondere”. Mentre è ancora stallo nei negoziati, Mosca ha annunciato un cessate il fuoco in diverse città dalle ore 10 di oggi 8 marzo (le 8 in Italia) per consentire l’evacuazione dei civili attraverso i corridoi umanitari. Nel frattempo, il presidente americano Joe Biden si è riunito in video-conferenza con i leader di Francia, Germania e Inghilterra, e il Dipartimento della Difesa americano ha ordinato l’invio di altri 500 soldati in Europa: ora, secondo fonti del Pentagono, gli Usa hanno circa 100mila militari nel nostro Continente.

“Il terzo round dei negoziati è finito. Ci sono piccoli sviluppi positivi nel miglioramento della logistica per i corridoi umanitari”, ha annunciato in serata su Twitter il consigliere di Zelensky, Mykhailo Podolyak. Tuttavia Mosca non la pensa allo stesso modo: “Le nostre aspettative non sono state soddisfatte”, ma “i negoziati continueranno”, ha dichiarato il capo negoziatore russo Vladimir Medinsky, citato dalla Tass. “Non ci illudiamo di ottenere risultati definitivi nel prossimo round di colloqui, è un lavoro difficile”, ha aggiunto Leonid Slutksy, altro negoziatore russo, citato da Interfax.

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Intanto, il presidente americano Joe Biden ha parlato in video-conferenza con il cancelliere tedesco Olaf Scholz, il presidente francese Emmanuel Macron e il premier britannico Boris Johnson. I quattro leader hanno concordato sulla necessità di “continuare ad alzare i costi per la Russia per la sua ingiustificata e non provocata invasione dell’Ucraina”, fa sapere la Casa Bianca, e hanno anche “sottolineato il loro impegno a continuare a fornire sicurezza, assistenza economica e umanitaria all’Ucraina”.

Al centro della video-call anche “la preoccupazione per un’ulteriore escalation russa e per la questione dell’assistenza umanitaria nell’area di crisi”, si legge in una nota della cancelleria tedesca. I leader hanno “concordato che la protezione dei civili debba avere la più alta priorità” e che alla Russia resta la richiesta di “porre immediatamente fine” all’invasione che viola il diritto internazionale. Inoltre “preparano anche ulteriori possibilità di sostegno umanitario all’Ucraina. E sono stati concordi nell’affermare che ogni sforzo diplomatico per il superamento della crisi meriti sostegno”.

“Crediamo che i russi non abbiamo compiuto nessun progresso significativo da giorni”, ha detto poi il portavoce del Pentagono John Kirby nel suo briefing con la stampa. “Continuano la loro avanzata nel sud, con il controllo di piccolo centri, mentre nel nord non hanno conquistato né Kiev né Kharkiv”. Quanto a Mariupol, “è circondata” dalle forze di Mosca ma “non ancora presa”.

Parlando del “grande convoglio” avvistato non lontano da Kiev, Kirby ha spiegato che si trattava probabilmente di “rifornimenti” e non veicoli armati. Poi ha aggiunto: “Ci sono degli elementi di verità” nelle indiscrezioni che ritengono che la Russia stia cercando di reclutare “combattenti siriani” per la guerra in Ucraina. Intanto Putin, in un discorso televisivo, ha sottolineato che “i coscritti non partecipano e non prenderanno parte alle ostilità” in Ucraina “e non ci saranno convocazioni per i riservisti. Solo il personale militare professionista può risolvere i compiti assegnati”.

Anche il presidente del Consiglio Mario Draghi – fa sapere Palazzo Chigi – ha avuto una conversazione telefonica con il cancelliere tedesco Scholz, incentrata sulla situazione sul terreno in Ucraina, sulla risposta europea in termini umanitari e sanzionatori e sulle conseguenze in ambito energetico della crisi in atto. I due leader hanno concordato di tenersi in stretto contatto nei prossimi giorni anche in vista del vertice informale in programma giovedì e venerdì.

Zelensky domani terrà un discorso in videocollegamento ai deputati della Camera dei Comuni britannica alle 17 ora locale (le 18 in Italia). Lo ha annunciato oggi in aula lo speaker dell’assemblea, Lyndsay Hoyle, definendo l’evento “storico”. Ci si attende che Zelensky rinnovi l’appello al Regno Unito e all’Occidente per un rafforzamento dell’aiuto militare a Kiev.

Gli interventi di leader stranieri di fronte a Westminster sono una rarità, un onore concesso in circostanze particolari dall’istituzione che ama considerarsi “la madre di tutti i Parlamenti” democratici al mondo. Nel caso di Zelensky è stato lo stesso Hoyle ad autorizzare il collegamento virtuale per domani, con contemporanea sospensione dei lavori d’aula. “Si tratta di un’opportunità importante per la Camera”, ha sottolineato lo speaker britannico, aggiungendo che “il Presidente parlerà in diretta dall’Ucraina” e ogni deputato che vorrà potrà ascoltarlo.

Sono attesi anche il primo ministro conservatore, Boris Johnson, nella prima fila dei banchi della maggioranza, e il leader laburista Keir Starmer in quelli dell’opposizione; oltre ai capigruppo di tutti i partiti minori. La presidenza dell’assemblea ha predisposto 500 auricolari circa per ascoltare la traduzione simultanea dell’indirizzo del presidente ucraino in inglese. Non è prevista tuttavia alcuna interlocuzione, quindi niente domande e risposte dopo il discorso.

TAG: crisi ucraina, guerra, Nato, presidente Vladimir Putin, russia, Ucraina, USA, Volodymyr Zelensky
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