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Gli scampoli del presidente. Trump l’ultimo giorno concede la grazia a 143 persone. Chi sono?

| 25 Gennaio 2021 | ATTUALITÀ

Come ha passato l’ ultima sera alla Casa Bianca il presidente ( uscente) Donald Trump? Martedì sera, quando solo poche ore lo separavano dalla cerimonia di insediamento di Joe Biden, il presidente ancora in carica ha graziato ben 143 persone, molte delle quali avevano avuto rapporti con la sua amministrazione od erano state a lui vicine in varie circostanze. Le grazie dell’ altra sera seguono quelle dello scorso dicembre, quando Trump aveva graziato, tra gli altri, anche quattro contractors ( mercenari) al servizio di Blackwater accusati o condannati per l’ uccisione di numerosi civili in Iraq.

Cos’ è la grazia e come funziona in Usa

L’ articolo II, sezione 2 della Costituzione degli Usa attribuisce il potere di grazia al Presidente degli Stati Uniti. Secondo la norma il capo dello Stato “avrà il potere di concedere commutazioni di pene e grazie per reati contro gli Stati Uniti, salvi i casi di impeachment”.

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La grazia negli Stati Uniti è un istituto ben diverso da quello italiano. Da noi infatti il presupposto è il passaggio in giudicato della sentenza di condanna, mentre in Usa no. Nell’ interpretazione della Corte suprema americana il Presidente può concedere grazie anche parziali o condizionate, commutazioni di pena o remissioni di multe. In pratica la grazia può riguardare ogni reato federale con la conseguenza di una riduzione della pena o del venir meno di una sentenza di condanna, ma anche la caducazione di tutte le conseguenze legali provocate da una sentenza di condanna già pronunciata.

L’esercizio del potere di grazia ha causato polemiche ricorrenti negli Usa. Un caso molto famoso è il perdono presidenziale – una sorta di “grazia preventiva” – che fu concessa nel 1974 da Gerald Ford all’ ex presidente Nixon dopo le sue dimissioni per lo scandalo Watergate. Gerald Ford per questo è ricordato come the man who pardoned Nixon, l’uomo che graziò Nixon per le azioni compiute durante la sua presidenza. In tempi più recenti il potere è stato esercitato in modo diverso, di solito a favore di finanziatori o di personaggi in vario modo legati alle amministrazioni in carica .

Tutte le grazie di Trump (o quasi)

Criminali di guerra

Verso la fine della sua presidenza Trump ha graziato molte persone. Tra queste vanno ricordati Paul Slough, Evan Liberty, Dustin Heard e Nicholas Slatten , contractor americani ( detti anche mercenari) della Blackwater — la compagnia militare privata ora ribattezzata Academi — che prestavano servizio in Iraq al fianco delle truppe americane.

I contractor si sono resi responsabili di una strage di civili a Bagdad avvenuta nel 2007. Secondo quanto accertato i quattro, per far passare un corteo di diplomatici americani, hanno aperto il fuoco senza nessun motivo con mitragliatrici e lanciagranate su piazza Nisour, in quel momento molto affollata, causando 14 morti ( tra cui anche alcuni bambini ) ed almeno 17 feriti.

Condannati all’ergastolo nel 2014 se le sono cavata a buon mercato, perché dopo soli 5 anni sono stati sono stati graziati e messi in libertà da Trump nel dicembre 2019. Il provvedimento di grazia è stato adottato grazie a forti pressioni di Blackwater, che aveva comunque ammesso le propria responsabilità raggiungendo un accordo in una causa intentata dai familiari di sei delle vittime, versando una cifra rimasta segreta. Nel novembre 2019 il presidente aveva già graziato un altro commando che doveva andare a processo per aver ucciso alcuni afgani, oltre a un tenente dell’ esercito già condannato per lo stesso motivo.

Oltre a questi criminali di guerra Trump nelle ultime settimane aveva già graziato decine di persone, tra cui numerosi esponenti del Partito Repubblicano condannati per corruzione.

E l’ auto grazia personale? Non c’è

Come abbiamo già detto il presidente, nell’ ultima notte del suo mandato, ha graziato 73 persone e, nella stessa infornata, ha commutato la pena ad altre 70. Tra di loro anche alcuni suoi ex collaboratori, anche di grande rilievo, con una assenza importante: non c’ è stata la paventata auto – grazia con cui Trump avrebbe voluto perdonarsi da solo, precludendo la possibilità di un processo nei suoi confronti.

Il problema era già stato posto quando Trump fu messo sotto inchiesta del FBI per aver ostacolato le indagini sulle eventuali ingerenze russe nelle elezioni presidenziali del 2016. All’ epoca – anticipando i tempi – Trump aveva dichiarato di avere l’ “assoluto diritto” di concedersi la grazia da solo, ma di non aver fatto nulla di male.

Il potere legale e costituzionale di un presidente Usa di graziarsi da solo è una questione fortemente contrastata, anche perché manca ogni precedente e la dottrina sul punto è divisa. Ai tempi dello scandalo Watergate gli avvocati del presidente Richard Nixon si espressero in senso favorevole, ritenendo che il ‘self-pardon’ fosse legale. Il dipartimento di Giustizia pubblicò un memorandum in proposito il 5 agosto del 1974 affermando che un presidente Usa non può concedere la grazia a se stesso. Nixon si dimise quattro giorni dopo.

Steve Bannon

Tra i graziati dell’ ultimo momento, e dopo molte incertezze presidenziali, c’è Steve Bannon. Ex ufficiale della marina Usa, politologo e manager, è stato banchiere d’investimenti presso Goldman Sachs nonché ex direttore responsabile del giornale on-line di estrema destra Breitbart News. Nel passato è stato consigliere di amministrazione di Cambridge Analytica, la famosa – e discussa – società di analisi dei dati oggi non più operativa.

Da gennaio ad agosto 2017 ( i primi sette mesi del mandato di Trump) Bannon è stato consigliere anziano del presidente Usa e capo stratega della Casa Bianca, ma è stato via via sollevato da tutti questi incarichi per il prevalere di una corrente moderata all’ interno della casa Bianca, facente capo alla figlia del presidente Ivanka Trump.

Il 20 agosto 2020, mentre era a bordo di uno yacht di Guo Wengui (un miliardario cinese), Steve Bannon è stato arrestato nel Connecticut su richiesta della Procura federale di New York con l’accusa di frode, relativa ad una raccolta fondi on line per la costruzione del muro anti-migranti tra USA e Messico (la campagna “We Build the Wall”).

Secondo l’ accusa un milione di dollari su 25 raccolti sarebbero stati trasferiti ad un’altra società da lui controllata. Bannon è stato rilasciato su cauzione ( ben cinque milioni di dollari) già il giorno successivo. Si era dichiarato innocente, ma doveva ancora essere sottoposto a un processo previsto per il maggio 2021. Il Washington Post ha citato due fonti vicine al presidente uscente secondo le quali negli ultimi mesi Bannon si sarebbe riavvicinato a Trump, prestando ancora la sua opera di consulente nel tentativo di ribaltare il risultato delle elezioni.

Rick Renzi, Robert Hayes e Kwame Kilpatrick

Tra gli altri graziati da Trump troviamo anche due ex parlamentari repubblicani e un democratico. Il primo è Rick Renzi, ex deputato repubblicano dell’ Arizona ben noto alle cronache, poi condannato per corruzione in relazione al c.d. scandalo del land swap ( scambio di terre).

Secondo wikipedia Usa Renzi nel settembre 2006 è stato nominato uno dei “20 membri più corrotti del Congresso” in un rapporto di Citizens for Responsibility and Ethics a Washington, un gruppo di controllo apartitico fondato nel 2005 da ex membri del Congresso democratico. Renzi figurava anche nel primo rapporto dell’organizzazione nel gennaio 2006, quando era uno dei 13 membri nominati.

I rilievi si riferivano all’ attività di Renzi per favorire l’ azienda del padre, un ex ufficiale dell’ esercito americano molto attivo nel settore dell’ intelligence e dei servizi segreti. L’ azienda di famiglia Man Tech aveva infatti ricevuto commesse militari per importi altissimi, circa 467 milioni di dollari con l’ opzione di rinnovarle per altri 1.1 miliardi di dollari.

Successivamente, nei primi anni 2000, Rick Renzi si era ritirato da una società che gestiva assieme all’ ex socio James Sandlin mantenendo però un interesse per gli sviluppi futuri. Nell’ottobre 2005, tre anni dopo la transazione commerciale con l’ex socio Sandlin, Renzi annunciò che avrebbe presentato un disegno di legge al Congresso che avrebbe incluso uno scambio di terreno ( land swap) di proprietà di Sandlin con un altro terreno federale vicino a Florence, in Arizona.

Pochi giorni dopo l’annuncio di Renzi, Sandlin vendette la sua terra per 4,5 milioni di dollari, realizzando una plusvalenza altissima. Lo scambio di terreni rimase sulla carta, ma da qui partì una complessa indagine sulla corruzione pubblica nel corso della quale vi furono anche perquisizioni nell’ azienda di famiglia di Renzi con la scoperta di prove di pagamento da parte del socio.

Ad un certo punto Paul Charlton, il procuratore degli Stati Uniti che aveva supervisionato il caso, fu licenziato assieme ad altri procuratori da parte del presidente ( repubblicano) Bush. Renzi in un suo comunicato escluse che ciò fosse avvenuto per ragioni politiche, ma il sospetto continuò ad aleggiare.

Alla fine di un lungo e complesso iter giudiziario Rick Renzi venne condannato nel febbraio 2015 a tre anni di carcere, per poi essere graziato da Trump nei giorni scorsi in seguito a pressioni di importantissimi esponenti repubblicani, di lobbisti e di organizzazioni religiose.

E’ stato graziato anche l’ex parlamentare repubblicano Robert Hayes, già perseguito per frode, corruzione e tre accuse di false dichiarazioni alle autorità federali. Secondo l’accusa, Hayes assieme a tre concorrenti nel reato (tra cui l’uomo d’affari Greg Lindberg condannato a sette anni) aveva tentato di corrompere Mike Causey, il Commissario per le assicurazioni della Carolina del Nord, per ottenere un trattamento favorevole per la compagnia di assicurazioni dello stesso Lindberg ed il licenziamento di un membro della Commissione di Vigilanza.

Hayes si era prima dichiarato innocente per conservare i titolo di chairman del partito repubblicano del North Carolina, ma dopo il congresso del giugno 2019 che ha eletto un nuovo segretario si è dichiarato colpevole di aver mentito al Federal Bureau of Investigation il 2 ottobre 2019. Anche lui è stato perdonato dal presidente Trump il 20 gennaio 2021.

Graziato anche Kwame Kilpatrick, un personaggio con una fedina penale molto lunga. Già deputato democratico al parlamento del Michigan ed ex sindaco di Detroit, è stato condannato a 28 anni di reclusione ( di cui scontati già 7) in un processo federale per corruzione, ostruzione della giustizia, aggressione di un agente di polizia, racket, evasione fiscale, estorsione, frode postale.

Altri graziati, in ordine alfabetico. La criminalità economica esce di galera

Elliott Broidy

Nel gruppo dei graziati c’è anche Elliott Broidy, noto uomo d’affari americano già direttore finanziario del Comitato nazionale repubblicano (RNC) dal 2005 al 2008. Broidy ha vari precedenti e nel 2009 è stato condannato in un caso di corruzione pubblica e concussione a New York.

Due anni fa il Dipartimento di giustizia degli Stati Uniti ha avviato un’ indagine sugli affari e sulle relazioni politiche da lui intrattenute. Successivamente Broidy è stato accusato nel quadro di una complessa indagine condotta dal FBI fin dal 2018 sui tentativi di influenzare l’amministrazione Trump per fare interrompere le indagini sul fondo statale malese denominato 1MDB.

I gestori di tale fondo avrebbero commesso irregolarità e consumato varie frodi, e Broidy era stato interessato da agenti malesi e cinesi – sembra dietro pagamento di 6 milioni di dollari – per risolvere il problema in Usa. Nell’ottobre 2020 Broidy ha ammesso di aver agito in qualità di agente straniero non registrato, dichiarandosi colpevole. E iIl 20 gennaio 2021 Trump lo ha graziato.

Sempre in ordine alfabetico…

Ken Kurson, consulente politico, giornalista fondatore di Green Magazine e quindi editor del New York Observer , condannato per molestie sessuali e stalking informatico; vale la pena di sottolineare che Kurson lavorava per il NY Observer quando il giornale era di proprietà di Kushner, genero di Trump.

Anthony Levandowski, già dirigente di Google passato poi a Waymo, una società acquisita da Uber, incriminato nel 2019 con 33 accuse federali di presunto furto di segreti commerciali di auto a guida autonoma e quindi, dichiaratosi colpevole di solo UNA delle 33 accuse, condannato a 18 mesi di carcere nell’ agosto 2020 per poi essere graziato da Trump solo 6 mesi dopo.

Parliamo ora di William T. Walters, un notissimo gambler (giocatore d’azzardo professionista) condannato nel 2017 a cinque anni di carcere per insider trading nel processo Dean Foods. Sfruttando informazioni riservate ottenute da Thomas C. Davis, un membro del consiglio di Dean Foods di Dallas, Walters era riuscito a guadagnare più di 40 milioni di dollari con una serie di acquisti e vendite – non casuali – messe a segno dal 2008 al 2014.

Dopo la condanna Walters aveva ingaggiato John M. Dowd, ex avvocato di Trump, che secondo alcuni siti ed molti organi di stampa si sarebbe vantato con Walters del suo rapporto preferenziale con il presidente al fine di aiutarlo ad ottenere la grazia.

Walters è stato perdonato da Trump il 21 gennaio scorso.

Concludiamo con Sholam Weiss, un ex commerciante e bancarottiere poi trasformatosi in consulente che è stato condannato nel 2000 a 845 anni di carcere per truffa e crimine organizzato.

Tutto nasce con una serie di truffe e di sottrazioni di fondi commesse da alcuni investitori ai danni di National Heritage Life Insurance Company ed anche nei confronti del governo degli Stati Uniti. Vista la voragine nei conti della compagnia di assicurazione il gruppo cercò di coprire il buco con un “programma di obbligazioni garantite da ipoteca” rivolgendosi a Weiss, che acquistò con i fondi del patrimonio nazionale 177 milioni di non performing loans (crediti per lo più inesigibili) al prezzo di circa 87 milioni. Tali crediti furono poi inseriti in un bond che venne iscritto a bilancio per far quadrare i conti.

Weiss nel 2000 ha rifiutato un patteggiamento sulla base del quale avrebbe scontato cinque o dieci anni di carcere ed è andato a processo presso il tribunale federale di Orlando in Florida, che lo ha condannato a una pena durissima: 845 anni di prigione, una multa di 123,4 milioni di dollari e restituzioni per 125 milioni di dollari.

Mentre la giuria decideva Weiss ha lasciato gli Usa e si è reso latitante, portando con sè circa 25 milioni di dollari e spostandosi in Israele, Austria, Belgio, Brasile e Regno Unito. Nella sua latitanza dorata Weiss si era dato alla pazza gioia e conduceva una vita dispendiosissima, ma dopo un anno è stato arrestato in Austria per poi essere estradato in Usa nel 2002.

Sorprendentemente negli Stati Uniti è quindi iniziata una campagna per commutare la pena, considerata eccessiva rispetto ai 150 anni comminati al ben noto Bernard Madoff. L’Associazione nazionale dei penalisti ha presentato alla Casa Bianca una richiesta di clemenza per Weiss , che nel frattempo si era mosso in proprio assumendo Brett Tolman, noto lobbista che doveva sollecitare la commutazione della pena.

Sholam Weiss è evidentemente un personaggio importantissimo perché molti grossi calibri hanno appoggiato la richiesta, tra cui la due ex procuratori generali degli Stati Uniti ( Seth Waxman ed Edwin Meese) nonché Alan Dershowitz, avvocato, saggista e professore della Harvard Law School.

Per non fare torto a nessuno, Donald Trump lo ha graziato il 21 gennaio.

TAG: Donald Trump
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